C’è ormai un mercato che prova a dare un prezzo anche a ciò che Wall Street non quota ancora. E proprio mentre le Borse tradizionali erano chiuse, nel fine settimana una violenta correzione ha investito i contratti collegati a OpenAI e Anthropic: secondo le quotazioni di Hyperliquid riportate domenica 13 settembre, circa 270 miliardi di dollari di valutazione implicita sarebbero evaporati nell’arco di poche ore. Non denaro realmente perso dagli azionisti, dunque, ma un brusco ridimensionamento delle aspettative incorporate nei derivati che scommettono sul futuro valore dei due protagonisti dell’intelligenza artificiale americana. Il movimento è arrivato proprio mentre si riaccendeva il dibattito sui rischi della tecnologia: Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha chiesto di rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati, avvertendo del pericolo che sistemi sempre più potenti possano superare la capacità dell’uomo di comprenderli e controllarli. Un allarme che pesa ancora di più perché arriva da uno degli uomini che quella corsa tecnologica la sta guidando.
OpenAI giù dell’11%, Anthropic arretra del 4%
La correzione più marcata ha riguardato OpenAI: il contratto pre-Ipo è sceso di circa l’11%, portando la valutazione implicita della società di Sam Altman verso 1.465 miliardi di dollari. Anthropic ha perso invece circa il 4%, attestandosi poco sopra 2.070 miliardi. È dalla differenza rispetto ai livelli precedenti che deriva il calcolo di quasi 270 miliardi complessivi: una cifra riportata da The1News sulla base delle quotazioni osservate su Hyperliquid nel corso di domenica.
Il mercato parallelo che non aspetta l’Ipo
A muovere questi numeri non sono azioni OpenAI o Anthropic, perché entrambe restano società private, ma contratti derivati che cercano di anticiparne il valore al momento di una futura quotazione. I cosiddetti pre-Ipo perpetual consentono di assumere posizioni rialziste o ribassiste senza possedere quote delle aziende e possono essere negoziati anche quando le Borse sono chiuse. Il fenomeno è cresciuto rapidamente: secondo CoinGecko, OpenAI, Anthropic e SpaceX hanno concentrato insieme oltre il 95% dei volumi dei principali contratti pre-Ipo analizzati nel maggio 2026.
Il divario con le valutazioni dei round privati
Ed è proprio il confronto con i finanziamenti reali a mostrare quanto le aspettative si siano spinte avanti. Il 31 marzo OpenAI ha annunciato un round da 122 miliardi di dollari a una valutazione post-money di 852 miliardi; il 28 maggio Anthropic ha raccolto 65 miliardi a una valutazione di 965 miliardi. I valori espressi dai derivati pre-Ipo restano dunque enormemente superiori a quelli certificati dagli ultimi aumenti di capitale: anche dopo la flessione del weekend, il mercato sintetico attribuisce a entrambe un premio molto consistente sul prezzo riconosciuto dagli investitori nei round ufficiali.
Quando l’euforia incontra il rischio
La scossa arriva inoltre nel momento in cui attorno all’AI si riapre il confronto sulla velocità dello sviluppo tecnologico. Dario Amodei ha chiesto all’industria maggiore cautela e Sam Altman ha confermato che OpenAI non andrà in Borsa nel 2026, indicando i rischi legati ai sistemi più avanzati tra le ragioni per non accelerare verso l’Ipo. Reuters ha registrato lunedì anche forti ribassi tra diversi titoli asiatici legati all’intelligenza artificiale. Non è possibile dimostrare che siano state queste dichiarazioni a provocare direttamente la caduta dei contratti del weekend; mostrano però quanto il premio sulle aspettative possa diventare fragile quando una tecnologia valutata migliaia di miliardi si confronta improvvisamente con sicurezza, regolazione e tempi più lunghi del previsto.
















