Un posto di lavoro davvero “vivibile” non è solo uno spazio fisico, ma un ambiente in cui il benessere delle persone è parte integrante della strategia aziendale. È qui che nasce la filosofia di Uomo e Ambiente, società di consulenza fondata a Torino nel 2004, oggi tra le realtà più premiate in Italia per l’impegno in ambito Esg e certificata B Corp. Uomo e Ambiente supporta organizzazioni pubbliche e private nel percorso verso la sostenibilità, offrendo servizi di consulenza e formazione costruiti su misura, con un approccio integrato e multidisciplinare che mette al centro la persona, la diversità, l’inclusione e la trasparenza. In questo contesto, un ruolo centrale è quello di Nunzia Giunta, cofondatrice, nonché Chief happiness officer (CHO) della società, figura professionale che lei ha introdotto in azienda proprio per salvaguardare il benessere delle persone. Economy l’ha incontrata anche per capire quali sono oggi le “buone pratiche” più apprezzate dai collaboratori interni ed esterni di un’azienda, in grado di favorire soddisfazione, motivazione e produttività dei team di lavoro.
Che cos’è un Chief happiness officer e in pratica cosa fa?
Un CHO è un professionista che lavora per creare un ambiente di lavoro positivo e migliorare il benessere delle persone attraverso strategie mirate, integrando processi produttivi e organizzativi con i principi della scienza della felicità. Deve individuare modelli culturali virtuosi capaci di generare impatto positivo tra le persone e, di conseguenza, per l’organizzazione.
Come si rendono i posti di lavoro più vivibili?
Il primo passo è ascoltare: condurre, per esempio, un’indagine di clima aziendale permette di comprendere lo stadio evolutivo dell’organizzazione, far emergere punti di forza e aree di miglioramento. Solo così è possibile costruire un piano d’azione efficace e condiviso. È un percorso che richiede coraggio, coerenza, tempo e pazienza, perché il benessere organizzativo non si impone, si costruisce insieme, giorno dopo giorno.
Quali “buone pratiche” sono più auspicabili?
È fondamentale creare un clima di fiducia in cui le persone si sentano libere di esprimere idee e opinioni, importanti per il team, senza timore di giudizi. Questo favorisce collaborazione, inclusione e valorizzazione dei talenti. Avere feedback costruttivi, flussi di comunicazione chiari, ruoli definiti e regole operative riduce stress, conflitti e pettegolezzi.
Quali sono i vantaggi di un approccio di questo tipo per le persone e l’organizzazione?
Meno stress e burnout, maggiore sicurezza psicologica, coesione del team, risposta proattiva ai problemi, migliore produttività, riduzione del turnover, miglioramento del clima aziendale e della reputazione del brand, maggiore attrattività dei talenti e persone più ingaggiate.
In Uomo e Ambiente quali iniziative avete introdotto?
Siamo partiti definendo i valori e lo scopo aziendale, creando un manifesto condiviso. Poi abbiamo integrato i processi organizzativi con i pilastri della scienza della felicità, aggiungendo momenti di ascolto individuali e piccole attenzioni per il team: il Calendario della Felicità, come regalo di benvenuto, e un “Buddy” per i nuovi arrivati, una giornata di ferie per il compleanno, smart working e orario flessibile, frutta fresca in ufficio e persino Artù, il nostro “Manager delle Coccole”, cane aziendale sempre pronto a regalare un sorriso.
Quali sono in genere nelle aziende le aree più problematiche?
Parità di genere, diversità, inclusione e gestione dei gap generazionali restano sfide concrete. Tuttavia, le abbiamo trasformate in leve di crescita tramite formazione, sensibilizzazione e momenti di dialogo che promuovono consapevolezza, ascolto e collaborazione.
Come si cambia una cultura poco inclusiva?
Con l’esempio. Bisogna avere coraggio e andare oltre la diffidenza. Ci sono giorni faticosi, ma i risultati arrivano.
Che tipo di consulenza offre Uomo e Ambiente ai clienti?
Accompagniamo le aziende in percorsi di sostenibilità concreti, misurabili e orientati alla creazione di valore. Promuoviamo un modello di sviluppo capace di generare benefici condivisi, integrando dimensioni ambientali, sociali e di governance. Il nostro team multidisciplinare affianca le organizzazioni con competenza e visione, mettendo al centro persona, diversità, inclusione e trasparenza.
Lei si definisce anche “Amministratore Delicato”. In che senso?
Vorrei essere ricordata come una persona che ispira senza imporsi. Con le persone giuste si possono costruire organizzazioni capaci di generare ricchezza economica senza dimenticare valori umani, attenzione per l’altro e gentilezza. La gentilezza è un pilastro del benessere personale e aziendale: usata bene disinnesca conflitti e rafforza la coesione, come racconto nel mio Ted “Riscoprire la Felicità: un coraggioso atto di Ribellione Gentile”.
















