«Il valore delle donne deve emergere senza obblighi di fondo»

Ho sempre avuto un grande amore per la tecnologia, al liceo mi piaceva da morire programmare. Poi ho capito che il mio sogno era unire la passione per la tecnologia alla giurisprudenza, una sorta di “ingegneria legale”. Nel 2016, a 23 anni, sono partita per gli Usa per la Singularity University, l’Università della Nasa, a 24 mi sono sposata nel Museo della Scienza e della Tecnica di Milano». Basta scambiare due chiacchiere con Marta Ghiglioni per capire che si è di fronte a una persona particolare. Classe 1993, è il direttore generale di ItaliaFintech, l’associazione che racchiude le principali startup e aziende operanti nel settore del fintech.

Ghiglioni, che cosa ci fa una donna al timone di un’associazione come ItaliaFintech? È forse il segno che i tempi stanno cambiando?

Quando ho iniziato a fare i colloqui per il ruolo che ricopro ho detto chiaramente “state per assumere una donna under 25”. È andata bene, non hanno avuto paura di assumere una persona con queste caratteristiche. 

Però davvero non ha mai trovato problemi nell’essere donna e, per di più, così giovane?

Ho avuto esperienze molto variegate. Da una parte molti mi hanno chiesto se mi fossi mai “concessa” per arrivare dove sono. Dall’altra, va detto che il movimento Me Too ha reso le persone molto più timorose, sembra quasi che abbiano paura di fare un passo troppo avventato.

Nel complesso tutto normale?

Mica tanto. Durante un convegno recente si sono rivolti a me chiamandomi “la ragazza”. Io ho provato a rispondere a tono, anche perché in questo momento rappresento delle società quando entro in una stanza. Va benissimo un tono più informale, ma “la ragazza”… Sono una professionista!

Quindi come se ne esce?

In primo luogo, assumendo più donne. Sembra una banalità, ma è indubbio che solo così si possono cambiare le cose…

Favorevole alle quote rosa?

Non troppo, penso che il valore di una donna debba emergere senza che vi siano obblighi di fondo. Ho sentito di team che assumono solo donne e che finiscono per essere odiate. Però è anche vero che noi donne siamo molto più “grate”, abbiamo sempre paura di farci valere, magari per chiedere un aumento. Ma le cose cambieranno, ne sono certa. 

Torniamo a lei: si può, in estrema sintesi, dire che si è inventata una professione?

I miei genitori non hanno dormito di notte, adesso sono più tranquilli. Il mondo della tecnologia sta andando avanti da solo, ma la difficoltà di spiegarsi e raccontarsi rischia di creare una scollatura tra chi era abituato al vecchio sistema e i nuovi player. È tutta una questione di parole, a volte, che però creano confusione.

Ad esempio?

Perché la chiamiamo finanza alternativa? Sembra qualcosa di bizzarro e quasi un po’ “torbido”. In realtà il nome corretto sarebbe complementare, nel senso che, pur avendo tutte le necessarie autorizzazioni della Consob, si pone in un rapporto di discontinuità con le banche tradizionali. 

Vorrà mica dare la colpa anche lei ai giornalisti che non sanno spiegare le cose?

Per niente, è nostro compito, di associazioni come ItaliaFintech, quello di riuscire a tradurre la tecnologia per renderla quanto più possibile accessibile a tutti, non soltanto ai giovani nativi digitali. 

Un’ultima domanda: che cosa vuole fare “da grande”?

Qualche anno fa ci pensavo con ansia. Oggi invece mi sono resa conto che ho iniziato a vivere molto meglio quando ho smesso di pensarci. Non mi sento di escludere nulla, nemmeno un’esperienza all’estero.

Dobbiamo aspettarci un altro cervello in fuga?

Non sarebbe una fuga, sono convinta che per migliorare le cose è necessario uscire per un certo periodo dai nostri confini. L’Italia ha una capacità impressionante di portarti a terra e tenerti giù.