Il valore da capogiro dei campioni del golf mondiale

Duff & Phelps, divisione di Kroll, principale provider a livello globale di servizi e prodotti digitali legati alla governance, alla gestione del rischio e alla trasparenza e tra i leader in ambito valuation advisory, annuncia i risultati della seconda edizione del Professional Golfers’ Future Career Value Study, la classifica dei golfisti professionisti maschi sulla base dei loro potenziali guadagni futuri. L’indagine, che è stata realizzata dalla practice Valuation Advisory Services, ha preso in esame più di 1.000 golfisti professionisti e ha inserito nel ranking i primi 60 sulla base del loro Future Career Value (FCV) che riflette il valore attuale delle vincite potenziali degli atleti, dei loro introiti da sponsorizzazioni e dei guadagni stimati provenienti dal nuovo piano di incentivi ideato dal PGA Tour e denominato Player Impact Program (PIP). Anche se la recente vittoria di Phil Mickelson al PGA Championship all’età di 50 anni lo ha reso il golfista più anziano a trionfare in una gara major e ha dimostrato che anche i giocatori sopra i 50 anni possono ancora avere un significativo valore sia dentro che fuori il campo di gara, Duff & Phelps ha scelto di focalizzarsi sulla stima degli introiti degli atleti fino al cinquantesimo anno di età.
Per il secondo anno consecutivo, la testa della classifica è appannaggio del golfista nordirlandese Rory McIllroy, con una stima dei guadagni futuri di 401 milioni di dollari, circa un terzo più dello statunitense Justin Thomas, che conferma la sua seconda piazza. Tra i migliori 10 atleti della classifica 2021, otto erano presenti nella Top Ten anche l’anno scorso, a cui si aggiungono le new entry Viktor Hovland e Collin Morikawa. La stima degli introiti totali dei primi 10 golfisti del ranking è aumentata del +14% rispetto al 2020, passando da 1,89 miliardi di dollari a 2,15 miliardi di dollari, principalmente a causa dell’introduzione del PIP. Lanciato nell’aprile 2021, il Player Impact Program riconosce l’importanza per il golf della forza del brand, rappresentato dal nome degli atleti, e l’abilità di creare valore dentro e fuori dal campo di gioco – in modo simile allo studio sul Future Career Value di Duff & Phelps – e divide un bonus annuale di 40 milioni di dollari tra i 10 golfisti con il maggiore “impact score”.  

 

Lo studio ha inoltre evidenziato come la forza del brand giochi un ruolo fondamentale nella stima dei guadagni futuri, dato che solo un terzo degli introiti dei golfisti professionisti arriva dalle vittorie delle gare in carriera, mentre il resto proviene dai contratti di sponsorizzazione. Questo elemento, insieme ai bonus distribuiti tramite il PIP, evidenzia una potenziale divergenza tra gli attuali top performers e gli atleti che registrano i maggiori guadagni. Per esempio, Tiger Woods, che molto probabilmente salterà l’intera stagione a causa di problemi di salute, mantiene la sua attrattività nei confronti dei fan e degli sponsor e si posiziona, in questo modo, al nono posto della graduatoria del Future Career Value e sarà tra i beneficiari del PIP.

Un successo precoce continua ad essere un forte indicatore di potenziali vittorie di gare sul lungo termine e di lucrosi e sostanziosi contratti di sponsorizzazione. Infatti, i giocatori che si posizionano nelle prime 10 posizioni della classifica Official World Golf Ranking (OWGR) prima di aver compiuto i 22 anni di età hanno ottenuto risultati migliori rispetto a quelli che sono entrati nella Top Ten in una fase più avanzata della loro carriera.
Anche se i giocatori statunitensi rappresentano i due terzi delle prime 10 posizioni della classifica del Future Career Value e il 53% della Top 60, la rappresentanza degli altri Paesi del mondo rimane significativa. Più della metà (il 55%) dei golfisti professionisti, infatti, proviene da altre 18 nazioni al di fuori degli States, a testimonianza del fatto che uno sport a lungo dominato dagli Stati Uniti non è più solo confinato in quel Paese.