“Siamo tutti berlinesi”, come no! Lo disse Jfk, quant’era bravo. L’America è la “City upon a hill”, la città del Sole che illumina il mondo, come diceva Ronald Reagan, altrochè. “I have a dream”, diceva invece Martin Luther King, prima di essere ammazzato dopo anni di accerchiamento – accertato dal Congresso – dell’Fbi di Hoover. E l’iscrizione sulla Statua della libertà? Vogliamo trascurarla? “Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi…”: peccato che la quarantena che facevano ai suoi piedi i migranti degli Anni Dieci – compreso il prozio di chi scrive – farebbe impallidire il peggior Cpr europeo di oggi.

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Sissignori, diciamolo. Il mondo è orfano degli Stati Uniti. Ricordiamocelo, nel 25° anniversario dell’11 settembre, quel testa-coda della storia che ci sconvolse mostrando la fragilità del colosso imbattibile. Ma pur con un pensiero di insanabile dolore per le vittime innocenti di quel rigurgito di follia islamica omicida, ricordiamoci che la storia è andata avanti. O indietro…

Il mondo che si sente orfano del modello americano, diversamente stuprato da Trump e dai tycoon del digitale, deve capire che è orfano di un equivoco. Di una favola bella, alla quale credeva ma che non è mai stata vera. E’ orfano dell’eccezionalismo americano: della felicità, per noi europei, di poterci affidare a un figlio partorito, lanciato nel mondo, divenuto ricco e riconoscente verso i suoi genitori, un figlio ricco che faceva cadere, con indifferenza, grasse briciole dalla sua tavola a noi cagnolini scodinzolanti; e ci dicevamo che di quelle briciole potevano nutrirci perché conoscevamo la saggezza, la bontà d’animo, la nobilità di sentimenti del figli-padrone che ce le concedeva.

Tutte palle, da sempre.

Grazie a quell’energumeno pazzoide che si chiama Donald Trump, il mondo se ne sta accorgendo. Grazie ai geni irresponsabili dell’Intelligenza Artificiale si sta accorgendo di quanto il mantra  dell’”arricchitevi!” come unico parametro del vivere stia veramente mettendo a rischio l’umanità, parola di top-manager di Anthropic. Di come il mercato da solo non basti. Non ci voleva molto a capirlo, ma la favola bella degli americani buoni ci ha obnubilati. Eppure davvero bastava poco, bastava chiedere referenze agli Apache…o ai napoletani, come vedremo.

A quest’Occidente orfano dell’America Buona sta venendo meno non solo un modello, per farlocco che fosse; non solo un mito, per irrealistico che fosse: sta venendo meno un padrone burbero ma generoso, nella cui calda scuderia in fondo faceva comodo a tutti accucciarsi. E l’Occidente europeo, il vecchio mondo da cui è nato quello nuovo, si guarda intorno smarrito e non trova altre risposte che il benaltrismo: meglio Trump di Putin, meglio l’adescamento sistematico di minorenni perpetrato da Zuckerberg del misterioso algoritmo cinese di TikTok o le back-doors di Huawei, meglio il peggio dell’America che il meglio del resto del mondo.

Con questo approccio ovviamente l’Europa arretra senza speranze in un nulla ideologico e valoriale che è sotto gli occhi di tutti, nei vaneggiamenti delle istituzioni unitarie sia sulle guerre sia sull’energia sia sul clima sia sull’Ai. E non ci deve sorprendere che l’Europa balbetti perché delle tre nazioni-guida dell’Unione una, in quest’Unione, non aveva mai voluto veramente entrare e s’è sfilata, l’altra – la più grande – è percorsa da una micidiale regressione neonazista, avendo il fallimento liberal-democratico prodotto il mostro della crisi economica più grave dal Dopoguerra; e la terza si avvia a consegnarsi alla destra neofascista per essere stata mantenuta, dalla massoneria imperante, nelle mani di un personaggetto improbabile per quasi dieci anni.

Che riscatto può esserci, con simili premesse, per i valori che l’Europa dovrebbe incarnare, da quelli della tradizione cristiana a quelli della democrazia liberale e dell’eguaglianza socialista? Uno può essercene, e parliamone, perché nel pieno dello sgomento ci soccorre un pensiero laterale.

Tornano in mente, a chi le conosce e le ama, le note e le strofe di “Tammurriata nera”, indimenticabile canzone napoletana del 1944, quando la città del golfo, liberati dalle Ss per l’incredibile fiammata rivoluzionaria delle Quattro Giornate e finalmente penetrata dai Marines, dedicò loro l’inno più sarcastico e irridente che mai, la più musicale delle pernacchie.

La frenesia vitale esplosa in città favoriva le passioni interetniche (“è nato un bambino nero nero”, e c’era ovviamente del razzismo in questo), ma tutto era all’insegna del dollaro (“dammelo, che vado di fretta”) perché ai napoletani era chiaro che si trattava non solo di una liberazione ma anche e soprattutto di una colonizzazione, poi per decenni suggellata visivamente dal maestoso ondeggiare, alla fonda, di una portaerei napoletana della Sesta Flotta di stanza a Bagnoli proprio sull’ingresso della baia.

Gli americani hanno comprato l’Europa salvandola dal suo peggior parto, la Germania nazista. E sono stati compensati con una stima e un amore pelosi, eccessivi e in fondo immotivati. Non era stato amore ma interesse il loro, non avrebbe dovuto essere riconoscenza ma negoziato alla pari la nostra. Ma qualcuno l’ha sempre saputo. E la storia oggi richiama all’opera quel qualcuno, l’Europa mai irretita dal falso mito Usa.

La storia si è incaricata di riportare in evidenza in Europa i figli dei nazisti sconfitti (dio non voglia al potere) e togliere la maschera al colonialismo americano. Bene, ci sta avvisando: perché la storia non finisce, e non è finita qui. L’Europa non è (solo) la Germania e la Francia. E comunque queste stesse due nazioni potranno ravvedersi. Poi c’è il nostro Paese, c’è la Spagna, ce ne sono un’altra ventina, c’è la parte sveglia di un grande continente che potrà ancora rivelarsi capace di reagire. Trump è un vecchio ammalato, l’Intelligenza Artificiale americana troverà i suoi anticorpi, la sua finanza strapotente – com’è sempre accaduto nella storia – incontrerà presto o tardi una fase di retromarcia che normalizzerà i vomitevoli eccessi dei Musk e dei Thiel. E la storia potrà ripartire anche dall’Europa: perché con i millenni e i loro portati valoriali non si scherza. E’ vero: la classe dirigente capace di risuscitarli ancora proprio non si vede. Ma da qualche parte starà crescendo.

Come scriveva Nicolardi, nel testo di “Tammurriata nera”: “Dammi il dollaro, perché vado di fretta. Se no viene la polizia e mette le mani dove vuole lei”. Ecco, appunto: la polizia prima o poi arriva.