L’Europa delle imprese chiude il 2025 con un paradosso che gli imprenditori conoscono bene: più iniziativa, ma anche più selezione. Nell’ultimo trimestre dell’anno, le nuove registrazioni di società nell’Unione europea sono cresciute dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti. Nello stesso periodo, però, le dichiarazioni di fallimento hanno segnato un aumento ben più consistente, pari al 2,5%.

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Il dato, diffuso da Eurostat, restituisce l’immagine di un tessuto produttivo in movimento, tutt’altro che immobile. Non siamo davanti a un sistema in ritirata, ma neppure a un’espansione lineare e priva di attriti. È piuttosto la fotografia di un ciclo economico maturo, in cui l’accesso al credito, il costo del capitale e la tenuta della domanda fanno la differenza tra chi riesce a consolidarsi e chi resta indietro.

A trainare le nuove aperture è soprattutto il comparto dell’informazione e comunicazione, che mette a segno l’incremento più marcato, con un balzo del 6,4%. Un segnale che conferma come digitale, servizi tecnologici e contenuti continuino ad attrarre capitale imprenditoriale, anche in una fase di crescita moderata. Bene anche l’industria, che cresce del 4,9%, un dato che per molte economie continentali rappresenta un piccolo segnale di fiducia, dopo mesi segnati da energia cara e domanda internazionale incerta.

Più contenuto l’aumento nei servizi di ospitalità e ristorazione, che registrano un +1,3%. Un settore che continua a essere terreno fertile per nuove iniziative, complice la ripresa strutturale dei flussi turistici, ma che al tempo stesso si conferma uno dei più vulnerabili quando il contesto si fa complesso.

Non tutti i comparti, però, mostrano lo stesso dinamismo. Il commercio segna una lieve contrazione nelle registrazioni, così come costruzioni e trasporti. Segnali deboli, ma che riflettono tensioni ancora presenti lungo le filiere e una domanda interna che procede a passo misurato.

Il vero elemento di attenzione arriva però dal fronte delle insolvenze. Sei settori su otto registrano un aumento delle dichiarazioni di fallimento. E qui l’hospitality passa dall’essere terreno di nuove aperture a epicentro delle chiusure, con un incremento dell’8,6%. Subito dietro si colloca ancora l’informazione e comunicazione, con un +7,9%: un comparto dinamico, ma evidentemente soggetto a forte competizione e a modelli di business non sempre solidi. I trasporti seguono con un +5,6%, risentendo di costi operativi elevati e margini compressi.

In controtendenza commercio e finanza, dove le procedure di insolvenza risultano in calo. Un dato che può indicare un processo di consolidamento già avvenuto nei trimestri precedenti o una maggiore capacità di adattamento.

Per chi guida un’impresa o assiste aziende nei processi di ristrutturazione, questi numeri non sono semplici statistiche. Raccontano un’Europa che continua a generare iniziativa imprenditoriale, ma che al tempo stesso impone una disciplina più severa. Il credito è meno abbondante rispetto agli anni delle politiche ultra-espansive, i costi operativi restano elevati e la concorrenza – soprattutto nei settori digitali e nei servizi – è globale.

Il saldo tra nuove aperture e fallimenti non indica un tracollo, bensì un mercato che seleziona con maggiore rigore. Per le imprese strutturate può essere l’occasione per rafforzare quote di mercato. Per le startup, il contesto chiede business plan più solidi e governance più attente.