di Laura De Lisa

All’indomani dell’ultimo aumento dei tassi dall’Ecofin, il protrarsi del conflitto in Ucraina e la conseguente crisi energetica, è sempre più necessaria la definizione di una politica industriale europea, che miri alla salvaguardia del mercato unico, nel rispetto dei parametri ambientali.

Come ha dichiarato lo scorso 16 gennaio – in seduta plenaria a Bruxelles insieme ai suoi colleghi dei 27 Stati Membri – il Ministro delle Finanze francese Bruno La Maire, «è necessario un New Deal», un atto che contempli la semplificazione delle regole sugli aiuti di Stato, che garantisca il Made in Europe e che conduca alla creazione di un fondo sovrano. 

In attesa del fondo sovrano, che comunque non vedrà la luce prima di fine anno, riparte operativamente il Temporary Crisis Framework. E ancora una volta “salvi tutti”… almeno, fino al 31 dicembre!

La proroga del Temporary Crisis Framework

Il protrarsi della grave crisi geopolitica, con le relative ripercussioni sulle catene di approvvigionamento per l’import/export dell’Unione e sui prezzi dell’elettricità e del gas, ha avuto effetti negativi per le imprese di tutti i settori economici, in modo pressoché trasversale. 

In ragione di ciò, lo scorso 28 ottobre la Commissione Europea ha apportato ulteriori modifiche al regime del Temporary Crisis Framework, ad un passo dalla scadenza – prevista per il 31/12/2022 – prevedendo anzitutto la proroga fino al 31/12/2023 di tutte le misure e rafforzandone le principali:

• aiuti di importo limitato concedibili in qualsiasi forma – sovvenzioni dirette, agevolazioni fiscali/di pagamento o in altre forme: fino a 250.000 euro per le imprese agricole, fino a 300.000 euro per quelle della pesca e acquacoltura, e fino a 2 milioni di euro per le imprese di tutti gli altri settori. Per le imprese attive in diversi settori si applicano gli importi massimi diversi nel rispetto di ciascun massimale previsto.

• sostegno alla liquidità sotto forma di garanzie statali e finanziamenti agevolati, che diventano maggiormente flessibili, prevedendo la possibilità per il sostegno alla liquidità alle imprese del settore energetico mediante previsione, a carico degli Stati Membri, di offrire a determinate condizioni garanzie pubbliche con una copertura superiore al 90%. 

• aiuti per compensare i costi del caro energia/gas, fino a un massimo di 2 milioni di euro.

• misure che accelerano la diffusione delle energie rinnovabili: idrogeno rinnovabile, biogas e biometano, stoccaggio e calore rinnovabile anche mediante pompe di calore.

• misure che facilitano la decarbonizzazione dei processi industriali attraverso l’elettrificazione, l’efficienza energetica e lo spostamento verso l’utilizzo di idrogeno rinnovabile e idrogeno elettrolitico. In questo senso, stiamo assistendo a livello nazionale all’emanazione di diversi bandi e misure agevolative volte ad incentivare la produzione di idrogeno in aree dismesse o deindustrializzate (ad esempio in Campania, Piemonte, Lazio, Toscana, Umbria, Calabria, Emilia Romagna, ecc.).

• maggiore flessibilità e possibilità di sostegno per le imprese colpite dall’aumento dei costi dell’energia, come abbiamo recepito a livello nazionale con l’introduzione di norme specifiche, sia nei Decreti Aiuto che nella Legge di Bilancio. 

• introduzione di nuove misure volte a sostenere la riduzione della domanda di energia elettrica.

La Legge N. 197/2022, Legge di Bilancio per il 2023, conseguentemente a quanto disposto dalla Commissione Europea con il Temporary Crisis Framework, ha previsto la proroga al 31 dicembre 2023 del termine di applicazione della disciplina transitoria e di sostegno speciale del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, rifinanziandolo con 720 milioni di risorse aggiuntive.

Proroga e rafforzamento della disciplina transitoria del fondo di garanzia 

La disciplina transitoria del Fondo di garanzia a sostegno delle Pmi prevede, in termini pratici:

• importo massimo garantito per singola impresa beneficiaria pari a 5 milioni di euro, salvo eccezioni.

• garanzia all’80% in favore delle tipologie di imprese e delle operazioni finanziarie di start-up innovative e incubatori certificati.

• garanzia all’80% e al 60% per operazioni finanziarie a fronte di investimento e per le operazioni finanziarie concesse per esigenze diverse dal sostegno alla realizzazione di investimenti, in considerazione delle fasce di valutazione applicate.

Per tutti questi casi la misura della controgaranzia è pari al 100% della quota dell’importo garantito dal soggetto garante qualora lo stesso sia autorizzato secondo quanto previsto dal Mise (oggi Ministero delle imprese e del made in Italy) e dal Mef.

Inoltre, la Legge di Bilancio per il 2023 ha prorogato il termine finale di applicazione del sostegno speciale e temporaneo di cui all’art.1, comma 55 bis della Legge di Bilancio 2022, che prevede:

• l’innalzamento delle coperture al 90% per la garanzia diretta e al 100% per la riassicurazione, a condizione che le garanzie rilasciate dai Confidi o altri fondi di garanzia non superino la percentuale massima di copertura del 90% e che prevedano il pagamento di un premio che tiene conto esclusivamente dei costi amministrativi, in favore dei finanziamenti finalizzati alla realizzazione di obiettivi di efficientamento energetico o diversificazione della produzione e consumo energetico.

• la gratuità dell’intervento del Fondo verso imprese particolarmente danneggiate dalla situazione bellica, così come previsto dalla Commissione Europea.

Ripartenza “green” per la Sabatini da gennaio 2023 

Con la circolare dello scorso 6 dicembre 2022 e il rifinanziamento disposto nella Legge di Bilancio 2023, debutta da gennaio anche la nuova Sabatini Green, nuova per davvero: con l’estensione del contributo in conto impianti al 3,575% anche gli investimenti in prodotti/processi green (vedi riquadro). La maggiorazione del contributo spetta a supporto di investimenti a basso impatto ambientale e destinati ad implementare il livello di ecosostenibilità dei prodotti e processi produttivi, dotati delle caratteristiche elencate nell’Allegato 6/c della Circolare di dicembre.

In particolare, sono agevolati gli investimenti, anche in leasing, in macchinari, attrezzature, impianti, beni strumentali ad uso produttivo e hardware, nonché software e tecnologie digitali: nello specifico, i beni devono essere nuovi, dotati di autonomia funzionale e correlati all’attività produttiva svolta dall’impresa. 

Il contributo in conto impianti è pari all’ammontare degli interessi relativi ad un finanziamento concesso da parte di banche o intermediari finanziari che: 

• può essere assistito dalla garanzia del “Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese” fino all’80% dell’ammontare del finanziamento stesso;

• deve essere di durata non superiore a 5 anni; 

• di importo compreso tra 20.000 euro e 4 milioni; 

• deve essere interamente utilizzato per coprire gli investimenti ammissibili, anche fino al 100%. 

Il contributo a fondo perduto della Sabatini è riconosciuto nei limiti dell’intensità di aiuto massima concedibile in rapporto ai programmi ammissibili, in conformità ai regolamenti comunitari:

a) per il settore della produzione dei prodotti agricoli, con intensità agevolativa massima del 50% per il Sud e del 40% nelle restanti regioni; 

b) per il settore della pesca e dell’acquacoltura, con intensità agevolativa massima del 50%; 

c) per tutti gli altri settori, con intensità agevolativa massima del 10% per le medie imprese e del 20% per le piccole imprese.