Superbonus finite le proroghe

Il Superbonus 110 e i suoi 1000 problemi. Da parte di commercialisti e rappresentanti di associazioni di categoria arrivano diverse proteste in merito alla misura adottata dal governo Conte 2 per rilanciare l’economia e il settore edile. Stando agli addetti ai lavori, sembra proprio abbia sortito l’effetto contrario, cioè quello di mettere in ginocchio alcuni settori.

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«Si è creata una situazione paradossale – spiega Massimiliano Di Nicolantonio, segretario nazionale Comparto Edile della Confederazione – le imprese hanno in pancia crediti di imposta per centinaia di migliaia, se non milioni di euro, ma sono costrette a chiedere dei finanziamenti per andare avanti. il Bonus ha creato una bolla enorme che ha portato prima di tutto ad una impennata dei prezzi. Le imprese stanno fronteggiando un aumento dei costi di gestione dei cantieri, e di conseguenza stanno lavorando con dei margini minimi. Adesso non possono più convertire i crediti maturati e per pagare i conti sono costrette a chiedere dei prestiti alle banche. Si è creato un corto circuito dove, come sempre accade, i poveri diventano più poveri mentre i ricchi lucrano».

I dati forniti da Confael parlano di 50mila imprese in ginocchio e di 200mila posti di lavoro a rischio. Anche per questo l’associazione di categoria chiede un intervento che non sia “tampone” da parte del governo, ma veri e propri sostegni alle imprese. La conferma delle difficoltà che sta attraversando il settore edile arriva anche da Federica Brancaccio dell’Ance.

Tutto quello che non ha funzionato nel Superbonus 110

Chi ha toccato con mano le difficoltà nel richiedere i contributi per il Supebonus 110 sono stati i commercialisti, che oggi si trovano ad aver a che fare con clienti che hanno i lavori a metà, quando non sono stati addirittura vittime di raggiri o truffe.

«La procedura è stata concepita non è ideale per gli italiani.- spiega Giuseppe De Benedictis de www.ilcommercialista.it  Io l’ho fatto anche per casa mia. Sono arrivato al secondo saldo e per fare l’ultimo ho dovuto metterci dei soldi di mio perché non si recuperavano più dalle banche. La legge doveva essere concepita in modo più semplice e sicuro. coinvolgendo catasto, agenzia delle entrate e comuni. Bastava che i Cinquestelle, che hanno proposto la misura, stabilissero che bisognava presentare i documenti e che l’agenzia delle entrate controllasse i documenti. Dopo di che era fondamentale che i tecnici dei comuni vigilassero sull’esecuzione dei lavori. Solo con la certezza che i lavori fossero iniziati si poteva erogare il credito». Intanto si preannunciano controlli a partire dal mese di settembre, che riguarderanno le opere cominciate da novembre 2021. Nel paese dei furbetti, però, intanto sono stati erogati crediti inesistenti per 4 miliardi. «Il sistema delle autocertificazioni non basta – continua – ci volevano precise verifiche catastali sugli immobili».

Stando agli addetti ai lavori sembra proprio  che le truffe e i raggiri siano stati più semplici da realizzare di quanto si pensi. Ci sono state imprese che hanno allestito impalcature, comprato i materiali, dimostrato di essere al 30% del credito e incassato l’anticipo dalla banca sono sparite. C’è chi ha poi ceduto anche il credito, che fino a febbraio poteva essere ceduto  fino a 4 volte senza nulla che ne dimostrasse la tracciabilità. La corsa al bonus c’è però stata e l’effetto che  ha provocato è stato quello di un rincaro su tutte le materie, provocando di fatto un impennata dei prezzi (ferro 110%), legname (130%) che si sta riflettendo sul mercato dell’edilizia e sui chi ci lavora. Gli stessi che il bonus avrebbe dovuto salvare.