Nel 2019, quando il mondo finanziario iniziava appena a interrogarsi seriamente sugli standard Esg, Alan Gallicchio aveva già fatto una scelta controcorrente: creare un software che trasformasse la sostenibilità da fardello burocratico a strumento accessibile anche al panettiere sotto casa.
«Non la solita black box», dice di sé e della sua Ecomate. Una promessa mantenuta, a giudicare dai numeri: meno di dieci persone in squadra, ma un fatturato nell’ordine di qualche centinaia di migliaia di euro e un break-even centrato praticamente dal primo giorno.
Gallicchio, 45 anni, laurea in Computer Science a San José, California, con specializzazione in architetture e progettazione di sistemi informatizzati, è partito da Ambientitalia, lo spin-off di Legambiente. In quell’incubatore ha maturato l’idea di rendere semplice un compito complesso: aiutare le aziende a misurare le proprie performance Esg con un approccio educativo, trasparente e digitale.
Non un tool (solo) per grandi compagnie, ma una piattaforma disegnata dal basso, in grado di accompagnare Pmi e persino microimprese con strumenti agili e prezzi “democratici”: da 350 euro l’anno, un decimo dei competitor.
Il team di Ecomate ha un’età media tra i 30 e i 35 anni, un capitale umano giovane e tecnico, con l’aggiunta di figure di alto profilo: su tutte Sara Faglia, ex Moody’s, oggi analista della società.
Accanto ad Alan, nel ruolo di co-founder, c’è Emil Von Abranyi, mentre il capitale iniziale è arrivato da quattro business angel e da un network di nove advisor.
La governance è supportata da quattro partner strategici: Baker Tilly, Ala Mediatore Creditizio, Sinergia e Value Generation Services, realtà che hanno contribuito ad accelerare un modello costruito con precisione di ingranaggio.
Il prodotto, di fatto, è un SaaS Esg self-service. Il funzionamento è semplice: l’impresa inserisce la partita Iva, la piattaforma importa i dati anagrafici e inquadra immediatamente il settore attraverso il codice Ateco.
Da quel momento si accede a un percorso modulare: 11 sezioni, 15-20 domande ciascuna, che in due-tre ore portano a un assessment completo. Non serve caricare subito la documentazione: bastano 20-30 documenti, richiesti solo al momento della validazione del voto.
La ricompensa è immediata: un report istantaneo con gap analysis, benchmark di settore e la possibilità di aggiornare il rating ogni tre mesi.
Oggi sulla piattaforma sono registrate circa 4.864 imprese, numero aggiornato in tempo reale sul sito ecomate.eu, con una prevalenza di clienti tra i mediatori creditizi e i consulenti di finanza agevolata, ma con la strategia di spingersi sempre più verso Pmi e microimprese.
La logica dell’offerta “a caffè al giorno” ha reso il servizio competitivo in un mercato finora riservato a grandi società e multinazionali.
Ma Ecomate non è solo assessment. Con strumenti come Monitor, dedicato alle filiere produttive, e l’Osservatorio Esg visibile sul sito, l’azienda ha allargato il raggio d’azione, diventando fornitrice di dati anche per investitori istituzionali e Sgr.
Il modello di business prevede rating “solicited”, richiesti direttamente dalle aziende, e rating “unsolicited”, venduti come dato a provider e analisti.
La roadmap guarda però molto oltre. L’obiettivo è l’autorizzazione Esma entro giugno 2026, la deadline imposta dall’Unione europea per operare sui mercati regolamentati del rating Esg.
Per prepararsi, la società sta costruendo una software house interna e valutando partnership industriali per ampliare i prodotti e rafforzare il ponte con il mondo enterprise.
La missione, dicono, non è solo creare software, ma fare sistema. Nei fatti, significa evitare che le microimprese rimangano escluse dalla filiera del credito e dell’investimento, un rischio concreto in un’Europa che alza sempre più gli standard di sostenibilità.

















