Il ricollocamento funziona, il 75% migliora il lavoro

Nel 2020 il 75% dei candidati che è stato coinvolto nel processo di ricollocamento è passato ad un nuovo lavoro con un ruolo uguale o superiore. Nel 2021 la proiezione è un + 6% rispetto all’anno precedente. Sempre nel 2020, il 74% dei candidati invece ha trovato una posizione con un compenso uguale o superiore, permettendo dunque un sostanziale avanzamento di carriera (nel 2021 la proiezione è un + 6% rispetto al 2020). E’ il risultato di una ricerca realizzata da AISO, Associazione italiana società di outplacement che ha il compito di sensibilizzare le aziende italiane nell’utilizzo di questo servizio.

La ricerca di AISO evidenzia inoltre come l’esito positivo di una transizione occupazionale venga accelerato ben dell’88% in coloro che hanno cambiato lavoro attraverso un percorso di outplacement. L’anno in corso registra un aumento del 5% rispetto al 2020. L’anno scorso i lavoratori che più sono stati coinvolti in programmi di outplacement provenivano da funzioni come: sales, finance, engineering. Nel 2021 invece, oltre a quelle dell’anno precedente, anche la funzione operation sta registrando un incremento consistente. Infine, i lavoratori (tra dirigenti, quadri, impiegati) supportati nel 2020 dalle aziende che operano nell’outplacement hanno ritrovato lavoro nel 70% dei casi come dipendenti, il resto optando, invece, per l’avvio di un’attività autonoma, come free lance, oppure di microimprenditorialità. Il 2021 conferma questo dato, con un leggero aumento delle attività autonome come free lance (3%). 

In questo clima di incertezze nel mondo del lavoro un ruolo lo potrebbero svolgere le società di outplacement per il ricollocamento di lavoratori. Tutte le persone a cui l’azienda concede l’outplacement nel pacchetto di uscita vengono affiancate da consulenti di carriera specializzati per accompagnare le persone a riattivarsi, acquisire piena consapevolezza delle proprie competenze, aiutando i lavoratori a scoprire le proprie potenzialità e a colmare i propri eventuali gap di competenze per tornare a riproporsi sul mercato.

“I lavoratori inseriti in programmi di ricollocamento si trovano ad avere la necessità di sviluppare nuove competenze per rispondere alle esigenze di nuovi ruoli professionali. L’emergenza sanitaria di questo periodo ha accelerato questo cambiamento”. spiega Cristiano Pechy, presidente di AISO, Associazione italiana società di outplacement”. “Per le imprese la pandemia ha significato dover affrontare nuove sfide e cambiare modelli di business”, aggiunge Pechy.