È uso comune, non solo in Italia, usare il termine “Inghilterra” per indicare l’intera Gran Bretagna, dimenticando la verità implicita nell’altro suo nome, il “Regno Unito”. Infatti, l’Inghilterra, propriamente parlando, è solo uno — per quanto dominante — dei quattro territori di cui è composto il Paese. Gli altri “regni” storici che compongono il “Regno Unito” sono oggi la Scozia, il Galles e l’Irlanda del Nord.

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Il primo “Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda” (tutta l’Irlanda “geografica”) nacque con “l’Act of Union” del 1800, che univa questi due regni. Gran parte dell’Irlanda si separò poi nel 1922, costituendo lo Stato Libero d’Irlanda, comprendente 26 delle 32 contee d’Irlanda. L’Irlanda del Nord, che era composta dalle restanti sei contee, esercitò il diritto previsto dal trattato di rinunciare al nuovo stato, restando invece un “regno” britannico.


Pochi giorni fa, i First Ministers dell’Irlanda del Nord, della Scozia e del Galles hanno firmato un patto che punta a sciogliere il Regno Unito. Michelle O’Neill, Il First Minister dell’Irlanda del Nord, ha dichiarato che Andy Burnham, il Primo Ministro del Regno Unito, “non potrà resistere all’ondata di nazionalismo” che scuote l’attuale sistema, con i tre paesi che insistono sull’indipendenza dal Regno.


Nei fatti, è molto difficile immaginare oggi come potrebbe essere possibile sciogliere la Gran Bretagna nelle sue parti costituenti. Anche volendo, l’integrazione tra le entità geografiche che la compongono è così profonda che sarebbe difficile smantellare le strutture esistenti — come assistenza sanitaria e sociale, il sistema di tassazione e le relazioni internazionali, nonché la rifondazione degli stessi partiti politici —senza causare un lungo e pericoloso periodo di incertezza e confusione generalizzata.


Per il momento almeno, la stampa britannica sembra prendere sul serio l’ipotesi di uno smantellamento del Paese, dando ampio risalto alla notizia. Ciononostante, non è il caso di allarmarsi prima del tempo, né di affrettarsi a sbarazzarsi delle proprie sterline…


Di James Douglas Hansen da “Nota diplomatica”