Gli ultimi risultati di BHP hanno mostrato che il rame contribuisce ai profitti più del minerale di ferro, una novità per la più grande società mineraria al mondo.
BHP ha realizzato un fatturato di 28 miliardi di dollari superiore alle aspettative nella seconda metà dell’anno scorso, l’11% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tutto questo grazie al rame: i prezzi del metallo rosso sono aumentati di quasi un terzo in quel periodo. Si tratta di un cambiamento radicale per un’azienda da tempo ancorata al minerale di ferro, e in particolare alla domanda cinese.
A completare la buona notizia, BHP ha firmato un accordo da 4,3 miliardi di dollari per la vendita di argento, che produce convenientemente come sottoprodotto. Ciò consente all’azienda mineraria di trarre profitto dalla forte crescita del prezzo del metallo prezioso. Gli investitori sono rimasti colpiti, facendo salire le azioni australiane di BHP del 5%, raggiungendo un livello record.
La domanda di rame sta decollando, ma molte miniere più vecchie faticano a tenere il passo e la nuova offerta tarda ad arrivare. Questo divario tra domanda e offerta ha spinto i prezzi verso l’alto, rendendo il rame una delle attività preferite dal mercato.
Ma nulla è garantito. Se la domanda rallenta, o se gli investitori ipotizzano che l’offerta non sia effettivamente così scarsa come temuto, i prezzi potrebbero crollare. Quindi, per BHP, raddoppiare la produzione di rame significa maggiori profitti potenziali, ma anche maggiori rischi, con una quota maggiore del suo business legata alle oscillazioni di prezzo di una singola materia prima.
I minatori di rame sono già stati stroncati in passato, aumentando la produzione solo per poi ritrovarsi con dolorose flessioni. Ma questo boom potrebbe essere più sostenibile. Oggi, la domanda di rame è legata a progetti a lungo termine come reti elettriche, veicoli elettrici, energie rinnovabili e data center: cose costruite per durare, non per scomparire dopo un trimestre debole.
E invece di limitarsi ad acquistare materie prime, gli investitori stanno puntando sulle società minerarie. Il che è comprensibile: i loro bilanci sono più solidi di prima, i costi sono più snelli e la restituzione della liquidità agli azionisti è tornata all’ordine del giorno. Non c’è da stupirsi che i titoli minerari si siano distinti nell’ultimo anno.
















