Walter Ricciotti

di Emanuela Notari

Nonostante la congiuntura economica attuale, il private equity italiano continua a dar prova di grande resilienza. Tanto che a maggio 2022 l’Osservatorio Pem della Liuc Business School registrava 29 nuovi investimenti in aziende italiane, contro i 33 dello stesso mese dell’anno precedente, periodo record per il settore. Per il secondo trimestre dell’anno si ipotizza una crescita superiore a quella del 2021. Gli investitori di private equity continuano a puntare sull’economia reale italiana, spostando capitali dalla Borsa a società non quotate con buone prospettive di sviluppo. Il Private Equity ha infatti dimostrato in questi ultimi anni di subire meno di altre asset class la volatilità dei mercati.

Nel 2021 il mercato del private equity in Italia ha raggiunto quota 15 miliardi di euro. Il 2022 si è aperto con l’abbassamento della soglia di ingresso da 500 a 100 mila euro, contribuendo così ad allargare le maglie di accesso agli investimenti in economia reale. Al contempo assistiamo alla diffusione di un numero crescente di piattaforme fintech, che aggregano investitori in grado di operare in questo mercato. Quali sono le ragioni di tanta resilienza, visti i tempi che corrono? Lo chiediamo a Walter Ricciotti, Ceo di Quadrivio Group, uno dei principali operatori nel settore degli investimenti alternativi, con 20 anni di esperienza nel Private Equity. «In questi ultimi anni è aumentata la consapevolezza dell’esistenza sul mercato italiano di eccellenze produttive, che hanno dimostrato non solo di saper reagire alla pandemia, ma anche di avere una visione e una progettualità per il futuro», spiega Ricciotti.

Nonostante la crisi?
Nonostante la situazione economica non incoraggiante, alla fine del secondo trimestre 2022 gli ordinativi delle Pmi italiane appaiono solidi e spesso in crescita. Scenario ben diverso da quello a cui assistemmo nel 2008. Naturalmente mi riferisco a quelle imprese di piccole medie dimensioni che hanno investito nell’internazionalizzazione e nella digitalizzazione del proprio ciclo produttivo.

Secondo i vostri criteri di scelta, i mercati strategici per il private equity sono sostanzialmente tre: lifestyle italiano, trasformazione digitale / industria 4.0 e silver economy. Non crede che le prospettive del futuro possano nascere anche dall’intersezione tra questi tre megatrend?
Sicuramente. Il design italiano può certamente essere messo al servizio di residenze per inquilini over 60, che prediligano per le loro abitazioni il comfort, senza rinunciare allo stile. O ancora è possibile ipotizzare soluzioni tecnologicamente innovative da applicare al benessere e alla sicurezza dei senior. Di fatto la Silver Economy è un bacino potenziale importante, che vedrà nei prossimi anni un grande sviluppo, ben oltre i 300-500 miliardi di euro stimati. Una grande opportunità per il Paese più vecchio d’Europa, soprattutto in termini di ampliamento del target di riferimento, che erroneamente si identifica oggi solo con la popolazione più anziana. In realtà trovo più calzante concepire la Silver Economy come il complesso delle attività economiche che rispondono ai bisogni delle persone over 60, sia in quanto consumatori diretti, sia per l’ulteriore attività economica che la loro spesa genera. Tutta l’area della prevenzione si concentra qui, nella fascia 60-75 anni. Questo è uno degli ambiti in cui ci focalizzeremo attraverso Silver Economy Fund, il fondo di Private Equity di Quadrivio che investe in aziende che offrono beni e servizi destinati alla Silver Age. Come conferma la recentissima operazione in PureLabs, che vuole diventare la più grande rete di laboratori diagnostici del centro-sud Italia, consorziando e digitalizzando decine di piccoli laboratori. La storia di PureLabs dimostra che da noi le aziende visionarie ci sono e le tecnologie non mancano, oltre alla capacità di fare sistema uscendo dalla frammentarietà tipica della nostra industria.

Secondo lei perché nel Paese più longevo d’Europa e tra i più vecchi del mondo, la Silver Economy stenta ancora a partire, compreso il senior living che ha ancora una dimensione infinitesimale?
Una parte dell’industria non ha ancora compreso le potenzialità di questo mercato, favorito dal progressivo allungamento della vita. Manca inoltre la giusta sensibilità da parte del mondo politico. A fine giugno c’è stata la presentazione dell’ultimo rapporto di Itinerari Previdenziali sulla Silver Economy presso la Camera dei Deputati, che ha visto la presenza di uomini e donne della politica consapevoli delle potenzialità di questo mercato. Ma in generale si ha l’impressione che il Paese stia scoprendo solo oggi che viviamo di più e che, non facendo più figli, gli anziani tenderanno a rappresentare una fetta di popolazione sempre più grande. Un fenomeno che in realtà interessa tutto il mondo occidentale, noi in primis, già da diversi anni.

Crede che tra i settori strategici possa inserirsi un ipotetico mercato italiano che coniughi turismo e silver economy, con strutture ricettive in grado di offrire servizi ad hoc per una popolazione di turisti sempre più anziani ma tutt’altro che rassegnati ad annoiarsi?
Certo che sì: quale Paese se non il nostro potrebbe fare del turismo senior una grande opportunità di sviluppo? Purtroppo siamo ancora molto indietro rispetto a paesi come Francia e Spagna, che hanno un vantaggio di 20 anni di lavoro alle spalle. La nostra hotellerie è ancora troppo frammentata e poco organizzata. C’è molto da fare per coprire lo svantaggio competitivo che scontiamo rispetto ai nostri colleghi affacciati sul Mediterraneo. Personalmente vorrei tanto che il nostro Paese potesse diventare il posto dove i senior europei vengono in vacanza o addirittura decidono di vivere il loro pensionamento, ma bisogna innanzitutto investire nelle infrastrutture, nei collegamenti, negli ospedali e uscire quanto prima dalla frammentarietà.

Riassumendo, l’intersezione della Silver Economy con altri megatrend e l’ampliamento dello stesso target della nascente economia senior saranno direzioni strategiche per il private equity italiano. Qualche altro fattore?
Registreremo una crescente diffusione delle nuove tecnologie, che verranno applicate anche all’interno di aziende tradizionali. Un ruolo centrale giocherà l’e-commerce che, al contrario di quanto molti credono, interessa fortemente anche il mercato del lusso e dell’eccellenza italiana in generale. Nel momento in cui noi investiamo in una Pmi italiana, che sceglie di adottare nuove tecnologie per il proprio ciclo produttivo e distributivo, ci preoccupiamo innanzitutto di creare all’interno dell’azienda le condizioni ottimali per questo nuovo approccio. Come Quadrivio Group tendiamo a investire solo in aziende di cui possiamo detenere la maggioranza. Le nuove tecnologie sono un investimento irrinunciabile, ma è necessario che la struttura, l’organizzazione e il management ne comprendano il valore. Una volta preparata l’azienda, occorre trovare le giuste competenze. Molti professionisti di talento scelgono di entrare a far parte di aziende partecipate da fondi di Private Equity, riconoscendo le opportunità che ne derivano, la meritocrazia, le prospettive di carriera e, perché no, l’accesso a stock-option.