Il Private Debt può diventareil motore della crescita
Pietro Giuliani

Lo dicono i dati annuali Aifi presentati lo scorso marzo e lo ribadiscono quelli di Deloitte Alternative Lender Deal Tracker: il 2018 è stato un anno di crescita per il private debt, con un miliardo di investimenti su 142 operazioni.

Dal punto di vista dell’offerta di prodotto, il private debt si è rivelato uno strumento adatto a finanziare una varietà di operazioni e venire meglio incontro alle esigenze dei private equity: dal senior debt tradizionale all’unitranche, mezzanino, HoldCo Pik e growth capital che sono i termini tecnici utilizzati per descrivere le varie tipologie di finanziamento disponibili, che si differenziano in termini di struttura, durata, costo, garanzie e tipologia di uscita dal finanziamento.

La tipologia ad oggi maggiormente utilizzata rimane quella dell’unitranche, una struttura ibrida che si posiziona tra senior e mezzanino.

Il Private Debt abitua l’azienda a dialogare su temi di finanza evoluta e tutto ciò può rappresentare l’anticamera per un approdo al mercato dei capitali. In particolare, dai numeri della società di consulenza, a livello internazionale, nel quarto trimestre, c’è stato un segno più del 9% rispetto ai 12 mesi precedenti. In tutto sono state fatte 1753 operazioni in Europa, di cui 664 in UK dove il mercato è da sempre quello maggiormente sviluppato. Oggi sono molti i fondi internazionali come Ares, BlueBay, Icg, in fase di fundraising per un nuovo veicolo; dopo una partenza prudente adesso mirano a deal più grandi puntando a una raccolta maggiore, propendendo magari a forme più strutturate di organizzazioni interne con la costituzione di uffici di underwriting e syndication, fattori che li avvicinano al modello delle Investment Bank.

A livello internazionale l’attività maggiormente svolta dai private debt è legata soprattutto alle operazioni di acquisition financing ed è cresciuta sulla spinta dell’abbondanza di liquidità e della ricerca di rendimenti elevati.

Questo strumento si è sempre mostrato flessibile per finanziare una varietà di operazioni e per venire meglio incontro alle esigenze dei private equity e delle aziende. Le operazioni premiate nella seconda edizione italiana del Private Debt Award, Antares AZ I – Azimut Libera Impresa per l’operazione De Cecco (società attiva nella produzione di pasta) e Green Arrow Capital per l’operazione Nutkao (gruppo che opera nel settore della produzione e commercializzazione di creme alla nocciola spalmabili), ne sono un esempio. In Italia il fenomeno si sta affermando in modo crescente ma l’Italia è ancora un mercato giovane rispetto ad altri mercati internazionali, per cui abbiamo ancora spazio per crescere.

Una caratteristica italiana è che gli operatori di private debt non sono in diretta competizione con le banche ma sono complementari poiché entrano in operazioni che queste non riescono a finanziare con le stesse modalità per la struttura o per le complessità o tempistiche. Quello che serve ora, per consolidare il mercato italiano, è un’azione mirata a questa asset class come si sta facendo per altre attività legate al private capital così da permettere una ricaduta sempre più ampia e significativa sull’economia reale del Paese.

La crescita del settore negli ultimi anni è avvenuta anche grazie al Fondo Italiano d’Investimento che con il fondo di fondi ha investito 400 milioni di euro in 11 fondi incentivando poi altri investitori a fare lo stesso. È quindi possibile far crescere un mercato che poi alimenti l’economia reale e la crescita virtuosa di un Paese.