Il primo autonoleggio che esporta il made in Italy
L'ufficio di Tirana di Sicily By Car

C’è una start-up di 54 anni, con a capo un imprenditore-ragazzino nei paraggi dei settanta, che ha scelto di chiamarsi come la regione in cui è nata, la Sicilia, è oggi la più grande società di autonoleggio a capitale italiano, ma vuole essere anche la prima società nazionale del settore a sbarcare all’estero, diventando multinazionale: è Sicily By Car, l’azienda che Tommaso Dragotto ha fondato a Palermo nel 1963 e che dal 1° ottobre ha aperto i battenti sul suolo straniero. In Albania, in particolare: a Tirana.

«Fino ad oggi molte volte avevo pensato ad uno sbarco oltre confine, ma sempre con prudenza, quasi con timone», spiega Dragotto, sfoderando uno dei suoi sorrisi tra cordialità e (lieve) ironia, per i quali è famoso e che, con un pizzico di narcisismo, utilizza per i manifesti con cui “mette la faccia” sulla pubblicità della sua azienda.

«E avevo pensato più volte ad uno dei grandi paesi dell’Est Europa, che dopo la caduta del Muro e l’emancipazione dai regimi filosovietici mi sembravano avere le maggiori possibilità di sviluppo e di progresso. Ma, visitandone molti, proprio l’Albania era quella che mi aveva convinto di meno».

«C’è stata un’altra cosa che mi ha invogliato: in Albania c’è un villaggio che si chiama Dragotto e un ponte con lo stesso nome»

Un imprenditore che ha sempre avuto fiuto, Dragotto: «Ma recentemente sono tornato a Tirana, e sono rimasto colpito. Visitandola, mi sono detto: ma cos’è successo? Ho trovato una città dinamica, elegante, divertente. Un miracolo: reso possibile dal lavoro di un sindaco eccezionale, sostenuto da una maggioranza monocolore e da un governo a sua volta retto da un premier molto bravo. Insieme, il Comune e il governo hanno fatto grandi cose per i cittadini e Tirana s’è risvegliata con splendore, con un’armonia di giovani, un fenomeno davvero unico, fuori dalla normalità. Mi creda: io ho girato il mondo. E una simile metamorfosi mi ha incuriosito, mi ha spinto ad approfondire».

Tommaso Dragotto

Ma Dragotto non è un turista qualsiasi. Il suo “approfondire” è quello di un imprenditore. «Mi sono detto: esaminiamolo meglio, adesso, questo mercato. Ho fatto una ricerca di mercato, ho fatto confronti europei, ho consultato i broker e ho raccolto molti incoraggiamenti e mi sono detto: perché no?».

Oggi a Tirana, in un’ubicazione ottimale, c’è un grande, nuovissimo ufficio di Sicily By Car Albania, un perfetto duplicato di un ufficio italiano. «E poi, la vuol sapere una cosa?» continua sorridendo: «C’è stato un altro fatto che mi ha invogliato: in Albania c’è un villaggio che si chiama Dragotto e un ponte che si chiama Dragotto… Il sindaco di quel paese so che mi aspetta a braccia aperte, sarò conto di andarci appena possibile». Sicily By Car ha naturalmente individuato un partner locale che ha preso il 49% della società: «è necessario per lavorare e governare un ufficio all’estero, oltretutto l’Albania non è nell’Unione europea, applica le sue leggi che sono diverse, era opportuno avere un partner», spiega Dragotto. «Per me, è una nuova sfida di sviluppo, mi piace creare lavoro. Stiamo mandando la prima flotta da 50 macchine, in estate saranno 600, ma secondo me dovremo aumentarle».

Ma non basta: Dragotto ha ormai deciso di cedere al fascino dell’estero. Ancora in Albania, con la città di Saranda, e presto in Montenegro. Ma soprattutto a Mosca, la capitale della Russia. «Non è una società di autonoleggio – precisa – ma un ufficio di rappresentanza. Non noleggiamo auto direttamente sul territorio russo ma dalla Russia prenotiamo auto per l’Italia, che resta una meta ambitissima per i turisti e gli uomini d’affari russi. Siamo in un posto strategico, a due passi dall’ufficio consolare che dà i visti per l’Italia, e a due passi da Eataly. è un ufficio veramente bello, peraltro allestito benissimo con un investimento prudente… Bello, sobrio. I russi amano l’Italia moltissimo, come i giapponesi amano Gucci. E fanno bene: l’Italia è a mio giudizio insuperabile e inimitabile. Dopo la Sicilia, naturalmente».