Il Washington Post è un importante quotidiano statunitense che, in un recente e dettagliato servizio riguardante l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla comunicazione visiva, ha lanciato l’allarme per il rischio che i generatori di immagini AI possano rafforzare gli stereotipi razziali ed etnici già esistenti in quanto troppo influenzati alla partenza da fotografie ‘reali’ raccolte in rete.

I giornalisti si lamentano infatti che, in mancanze di esplicite indicazioni contrarie, le foto generate a richiesta da questi software presentano tendenzialmente troppe immagini di “leader mondiali” maschili, di “europei” cosmopoliti e di “carcerati” neri. Sarebbero stereotipi che, secondo gli estensori dell’articolo “don’t reflect the real world”, “non rispecchiano il mondo reale”.

Pare evidente però che il vero problema riguardi il fatto che le foto AI riproducono fin troppo bene il ‘reale’. Ad oggi, è acclarato che i leader mondiali sono realmente in sostanziale maggioranza uomini, come anche che i neri—specialmente negli Stati Uniti—sono sovrarappresentati tra la popolazione carceraria. Per quanto riguarda invece gli europei, è tutt’altro che irragionevole supporre che l’europeo medio sappia di più delle usanze di altri paesi che non l’americano ‘tipo‘.

Anziché il ‘mondo reale’, i redattori del giornale avrebbero voluto che le immagini generate dalle macchine rappresentassero il mondo come dovrebbe essere secondo loro… L’articolo comunque dimostra in maniera convincente come ‘l’artificialità’ dell’intelligenza artificiale dipenda anche dal fatto che—se non debitamente istruiti dagli umani—questi sistemi non sanno mentire. Se devono servire veramente, bisogna insegnargli a contare balle…

Oltre a ciò, va ricordato che l’inchiesta del Post è stata realizzata grazie all’attenta collaborazione di un team di sette giornalisti sicuramente esperti. Se hanno pensato di scrivere che i leader maschili non sono caratteristici del ‘mondo reale’, un motivo ci sarà. È infatti un’istanza di ‘pensiero magico’, cioè il tentativo di far diventare vera una cosa semplicemente dichiarandola enfaticamente—anche quando la realtà obiettiva è sotto gli occhi di tutti.

Di per sé fin qui non c’è niente di nuovo, tuttavia, la moderna facilità di comunicazione ‘istantanea e universale’ ha aperto la porta a tutti e a tutt0. Ha scatenato tremendi e spettacolarmente volgari (almeno secondo gli standard di una volta) dibattiti pubblici su temi come il genere dei trans—discussioni che portano quotidianamente il tema dei genitali in televisione e sulle colonne dei giornali.

E pensare che una volta ci si limitava a discutere del ‘sesso degli angeli’, un’espressione che dovrebbe risalire al periodo bizantino quando, durante l’assedio di Costantinopoli, i teologi ortodossi rimasero chiusi a dibattere il tema anche mentre i turchi stavano per espugnare la loro città e porre fine all’Impero romano d’Oriente.