È una foresta che cresce: non fa rumore ma ha una forza trainante senza precedenti. Gli investimenti effettuati in Italia in un solo anno, il 2023, dal Gruppo Ferrovie dello Stato hanno raggiunto quota 16 miliardi di euro, ossia il doppio rispetto all’intero quadriennio 2016-2019. «E’ un record, effettivamente. E ad oggi siamo anche in linea con tutti gli obiettivi del Pnrr – sottolinea Luigi Ferraris, amministratore delegato del Gruppo Fs, con un orgoglio trattenuto, che filtra appena sotto l’approccio composto da uomo di numeri. – Abbiamo già speso 7,5 miliardi e fino ad altri 18 sono da impiegare entro il 2026».

Sessantadue anni, docente di Corporate Strategy presso l’Università Luiss, appassionato di musica classica e – da buon ligure – di sport marini, Ferraris ha una formazione da economista coltivata in numerosi ruoli da direttore finanziario: è stato Cfo di Enel e Poste prima di diventare amministratore delegato di Terna, e poi di Fs. Un gruppo che ha “sposato” con grande passione, scrivendone la strategia industriale per il decennio, che presentò poco meno di due anni fa con un titolo evocativo: “Un tempo nuovo”. «Indubbiamente viviamo in un contesto macroeconomico governato dall’incertezza, dove il protrarsi delle tensioni geopolitiche – come, ad esempio, la crisi del canale di Suez – può avere effetti negativi sulla crescita dell’economia globale. È necessario farsi trovare pronti. Siamo al lavoro per trasformare il Gruppo in un operatore di sistema della mobilità, per renderla sempre più connessa e intermodale, con il fine di migliorare la qualità della vita delle persone».

Con oltre 92 mila dipendenti in Italia e all’estero, una rete ferroviaria di 17 mila chilometri e stradale di 32 mila, Fs ha il compito – condiviso negli anni sia pur con accenti diversi da tutte le forze politiche – di giocare un ruolo da protagonista a supporto dell’economia italiana. E l’obiettivo di anticipare il cambiamento, guidandolo. Il Piano industriale, di conseguenza, accoglie la sfida del Pnrr, di cui non a caso Fs è la maggiore stazione appaltante. Ma il piano va anche oltre, puntando sulla realizzazione di un ecosistema digitale e di un sistema infrastrutturale resiliente, sostenibile e appunto digitale, all’insegna dell’intermodalità, che possa dare vita a una mobilità sempre più connessa per migliorare la qualità della vita nel Paese.

«Il mercato ci chiede di promuovere il trasporto collettivo multimodale rispetto al trasporto privato. Questo significa appunto divenire un operatore di sistema della mobilità», chiosa l’Amministratore. Gli obiettivi sono molteplici: la crescita del traffico passeggeri, in 10 anni, del +30% rispetto al 2019 (e gli attuali volumi di traffico hanno recuperato i livelli ante-Covid); il raddoppio della quota di traffico merci su rotaia, ora all’11% del totale; la copertura del 40% del fabbisogno energetico del Gruppo con l’autoproduzione da fonti di energia rinnovabile, così da raggiungere in anticipo di 10 anni anche l’obiettivo della carbon neutrality che l’Europa ha fissato al 2050. Tutto ciò comporta un impatto sociale virtuoso: il piano punta a creare un indotto occupazionale di 220-270 mila unità medie annue. E già oggi gli inserimenti di nuovo personale effettuati hanno comportato una riduzione di circa 3 anni dell’età media dei dipendenti, passata dai 45 anni del 2019 ai 42 del 2022.

Per gestire questo salto dimensionale e operativo, Ferraris ha strutturato l’organizzazione in quattro poli di business omogenei per missione e obiettivi: Infrastrutture, Passeggeri, Logistica e Urbano. Con la Holding che svolge funzione di indirizzo, coordinamento, controllo strategico e finanziario sulle capogruppo di settore e una direzione internazionale, per armonizzare le strategie estere del Gruppo. Infrastrutture ha come mission la messa a terra dei 180 miliardi di euro di investimenti (125 per le reti ferroviarie gestite da Rfi e 55 per la rete stradale di Anas) previsti dal Piano industriale nei prossimi dieci anni, implementando le sinergie tra le società del Polo (oltre a Rfi e Anas anche la società di ingegneria Italferr e Ferrovie del Sud Est per la parte infrastrutturale) così da portare a termine e finalizzare le opere in via di realizzazione e migliorare la qualità del servizio. Un esempio per tutti: in tre anni sono state bandite dal Polo Infrastrutture 1.188 nuove gare per un valore complessivo di oltre 53 miliardi di euro. Passeggeri è partita a razzo, registrando una crescita del 18% dal ’22 al ’23.

Logistica è un’attività già centrale e destinata a rimanere tale: “L’Italia ha bisogno di una importante mole di investimenti nei prossimi 20 anni da impiegare in nuova rete, ammodernamento di parte di quella esistente e nello sviluppo dei porti e dei terminali multimodali – sottolinea Ferraris – L’obiettivo dichiarato è raddoppiare il trasporto merci su rotaia che oggi vale l’11% del totale, un dato che è sostanzialmente fermo da qualche anno, perché l’offerta di trasporto ferroviario merci è evoluta in termini di quote di mercato, ma non di capacità di trasporto. La multimodalità, insomma, per le merci è strategica. È anzi essenziale creare le condizioni perché il treno venga utilizzato per coprire soprattutto medie e lunghe distanze lasciando solo il primo e l’ultimo miglio, cioè distanze inferiori a 200-300 chilometri, agli autotrasportatori e al trasporto su gomma”.

In concreto, tutto questo significa lavorare nel e col sistema anche attraverso molte collaborazioni: ad esempio l’accordo con Hupac per lo sviluppo dell’intermodalità via Svizzera. O la valorizzazione degli oltre 30 milioni di metri quadrati di asset non strumentali, ad esempio; i progetti di rigenerazione urbana su 24 aree, tra cui Milano Lambrate, e l’assegnazione degli ex scali ferroviari di Milano Farini e San Cristoforo; e ancora i nuovi Parking Station a Roma, Milano e Napoli per favorire l’intermodalità auto-treno. E ancora un progetto per lo scalo intermodale di Alessandria per abilitare la logistica di primo e ultimo miglio.

Naturalmente fanno notizia i grandi cantieri per le nuove tratte, prima delle quali la Napoli-Bari. Ma sarà molto apprezzato anche l’effetto operativo del Gigabit Rail & Road che prevede l’estensione a larga parte della rete ferroviaria italiana delle reti di fibra ottica e 5G, contribuendo così a migliorare la connettività in tutto il Paese, riducendo il temibile “digital divide”. In totale ci sono 17mila chilometri di rete ferroviaria da coprire progressivamente e, di questi, quasi 12mila corrono paralleli, a una distanza inferiore al chilometro, alle strade Anas. Posizionando in modo ottimale i ripetitori la connessione diventerà stabile sia per i treni che per gli autoveicoli, e il wifi sarà assicurato in tutte le 2200 stazioni del Gruppo.

Si potrebbe pensare che questo sforzo di investimenti comportasse anche un aumento delle emissioni, ma il piano prevede il contrario: «La nostra strategia energetica – spiega Luigi Ferraris – sta progredendo coerentemente lungo quattro principali linee di azione: shift modale (promozione del trasporto passeggeri e merci via treno o con soluzioni intermodali), phase out dei combustibili fossili (attraverso la progressiva elettrificazione delle reti ferroviarie e l’utilizzo di carburanti alternativi), efficientamento energetico e la produzione di energie rinnovabili. Siamo partiti da un assunto semplice: siamo un Gruppo energivoro, che consuma il 2% dell’elettricità nazionale. Per questo motivo entro 6-7 anni vogliamo arrivare a produrre il 40% del nostro fabbisogno energetico tramite rinnovabili».

Anche questa sembra una “mission impossible” ma è già confermata dai fatti: nel primo semestre del 2024 Fs supererà i 5,6 megawatt di fotovoltaico autoprodotto attraverso la messa in esercizio di nuovi impianti solari in aree del Gruppo non più funzionali, oppure con l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti e sui capannoni. Il fine è produrre a regime, 2,6 TWh all’anno, con un investimento di 1,6 miliardi di euro, aumentando così del 10% la produzione complessiva attuale degli impianti di energia solare installati in Italia. I primi impianti fotovoltaici lungo le linee ferroviarie sono in via di realizzazione. Nel frattempo sono già diventati operativi gli impianti di Anas, con il parco da 771 kW in Calabria; nel prossimo semestre saranno invece completati un impianto da 352 kW in provincia di Latina, un impianto da 806 kW nella provincia di Lecce, nonché un impianto da 1.251 kW in Campania costituito da una Green Island e da pannelli installati lungo 3 gallerie. Ed entro i prossimi sei mesi la messa in funzione anche di un impianto da 250 Kw a Catania.

«L’elenco delle opere già attive o avviate per l’efficientamento energetico è davvero molto lungo – sottolinea Ferraris –. E non va dimenticato che il consumo energetico dei nuovi convogli Pop e Rock, finanziati con Green Bond, è inferiore del 30% rispetto ai livelli della generazione precedente. I treni Blues, inoltre, sono caratterizzati da una tecnologia ibrida a tripla alimentazione: diesel, elettrica e a batteria. E a luglio 2023, il Gruppo Fs Italiane ha alimentato, in via sperimentale, il primo treno esclusivamente con Hvo (Hydrotreated Vegetable Oil) in purezza. Questo biocarburante, sulla base delle informazioni del produttore, contribuisce alla riduzione di oltre l’80% delle emissioni lungo l’intera catena del valore del prodotto».

L’altro grande capitolo del piano industriale decennale punta a triplicare da 1,8 a oltre 5 miliardi il business internazionale. I piani per Germania e Olanda sono già in atto. In Germania, Fs è già presente con due società, Tx Logistic e Netinera, che impiegano circa 5 mila persone per un fatturato prossimo al miliardo di euro; il primo obiettivo è quello di collegare Milano con Monaco di Baviera, e in seguito Berlino. In Francia si sta valutando la possibilità di ampliare la presenza di Trenitalia France – attiva dal 2021 con collegamento veloce tra Milano e Parigi, passando per Lione, Chambery, Modane e Torino – con l’avvio di nuove tratte internazionali dirette ad Amsterdam e Bruxelles. Ottimi riscontri anche per le operazioni in Spagna nelle città di Madrid, Barcellona, Valencia, Cuenca, Siviglia, Malaga, Antequera e Cordoba, attraverso i servizi di Iryo con l’aggiudicazione del premio “azienda dell’anno 2023”. E nell’insieme, il Gruppo opera già in 30 Paesi con 11 mila dipendenti.