Un momento dell'Inagurazione del Meeting edizione 2016, con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il lavoro è sempre meno posto fisso e sempre più percorso. La nuova sfida è quella di essere protagonisti attivi di questo percorso, vivendolo così, non come una condanna ma come un’opportunità. è il messaggio che emerge con chiarezza dalla mostra “Ognuno al suo lavoro”, al Meeting di Rimini dal 20 al 26 di agosto. Una mostra nata dalle domande di un gruppo di una ventina di giovani tra i 25 e i 30 anni – coordinati da un coetaneo, il curatore Marco Saporiti, insieme con da Giorgio Vittadini (vedi intervista a pag. 24) – i quali si sono interrogati sulle loro prime esperienze professionali, sulle loro aspettative e timori. Domande, appunto, prima che risposte:  quale sia il rapporto tra lavoro e vita, come conciliarlo con la famiglia (specie le donne), cosa vuol dire oggi fare carriera…

Venticinque giovani under 30 hanno lavorato per mesi individuando domande (e tentando risposte) 

Le stesse domande sono state poi rivolte a una quarantina di persone di ogni professione, età, ruolo e formazione, accomunate dalla capacità di vivere il proprio percorso di lavoro da protagonisti, in modo pieno e positivo nonostante i tanti ostacoli. Le loro interviste multimediali costituiscono il cuore della mostra, accanto ai dati del professor Mario Mezzanzanica che fotografano la situazione del mercato del lavoro in Italia. Vengono inoltre proposti alcuni spunti del premio Nobel per l’Economia James Heckman, secondo cui le competenze non-cognitive che formano la personalità hanno una incidenza positiva sul successo lavorativo, a parità di competenze di base acquisite durante gli studi. Per affrontare il nuovo percorso del lavoro, dunque, occorre oggi un uomo non solo preparato, ma anche dotato di personalità completa, quello che Heckman chiama “charachter”, cioè di quelle caratteristiche che l’American Society of Psychology ha codificato in cinque grandi dimensioni, detti i Big Five: grinta, amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva, apertura all’esperienza.

Il percorso della mostra

Quanto sia cambiato il lavoro, lo si percepisce già quando ci si mette in coda per visitare la mostra, attraverso le 10 immagini in bianco e nero di altrettanti lavori di un tempo: dallo scambista (niente paura, si tratta dell’addetto ai deviatoi sui binari tranviari, che vennero elettrificati solo nel 1921) al suonatore di organetto, dal lustrascarpe allo strillone, dal garzone del panettiere alle lavandaie, dal “lampedee” (l’addetto all’accensione e allo spegnimento dei lampioni per le vie di Milano con la scala, la pertica e il bricco dell’olio) al lettore di giornali per operai analfabeti, fino alla sveglia umana che bussava alle finestre con lunghi bastoni. Si accede quindi alla prima sala della mostra, che propone un video: dagli antichi mestieri si passa a una fila di aspiranti astronauti, alias lavoratori, in fila dietro a un banchetto. Chi viene reclutato – nel video – riceve un casco, lo indossa e entra in una navicella che parte verso il cielo: una metafora del percorso lavorativo e delle sue insidie. Gli astronauti europei sono più numerosi di quelli italiani, in particolare quando si tratta di giovani e di donne: in questo modo il video fornisce informazioni sul mercato del lavoro. Allo stesso modo gli spostamenti delle navicelle da un pianeta all’altro alludono all’accresciuta mobilità tra un lavoro e l’altro. Insomma i visitatori escono dalla sala del video già un po’ informati, sia pure in modo leggero e anche divertente. Una delle guide volontarie accoglie i visitatori nella sala 2, spiegando il perché della mostra e introducendo alcune tabelle a muro che raccontano il mercato del lavoro, riprendendo le suggestioni del video. Alcuni dati su tutti: il tasso di occupazione in Italia è pari al 57,3% contro il 66,6% della media Ue; quello tra i giovani dai 15 ai 29 anni è al 29,7% in Italia contro il 48,2% della media Ue; quello femminile al 48,1, mentre la media Ue si attesta al 61,4%. Interessanti i dati relativi alla durata dei contratti a tempo indeterminato nella Regione Lombardia: il 21,7% dei contratti a tempo indeterminato attivati tra il 2009 ed il 2016 si è concluso nell’anno di attivazione, il 44,1% entro l’anno successivo e il 56,8% entro tre anni. Il lavoro come percorso è quindi sempre più spesso una scelta. Si accede così alla terza sala, dove si trovano sette cluster tematici scaturiti dalle domande dei giovani: crescita professionale, fallimento, formazione, innovazione, io al lavoro, lavoro vs vita personale, scelta percorso lavorativo. Per ogni cluster c’è un video con i brani delle tante video interviste inerenti alla tematica specifica.

Nella prima sala della mostra un video e una metafora spaziale. Nella seconda i dati di mercato nella terza, domanda e risposte

Accanto agli schermi ci sono le domande che sono state rivolte agli intervistati, per esempio: quali sono stati gli elementi (o fatti) chiave che ti hanno permesso e ti permettono una continua crescita professionale? Hai mai fatto esperienza di “fallimento” nel tuo lavoro? Hai avuto un maestro? Se sì, come l’hai riconosciuto? E così via. Si compone così un mosaico di esperienze all’interno del quale i visitatori sono liberi di muoversi come meglio credono, alla ricerca di spunti con i quali confrontarsi. Sulle pareti ci sono le foto degli intervistati con una loro citazione. Infine si accede alla saletta delle conclusioni, che contiene alcune provocazioni sulle caratteristiche che è necessario avere per affrontare al meglio il proprio viaggio “spaziale” nel mondo del lavoro: su tutte, la disponibilità al cambiamento. Last but not least, la sala conferenze che ospita, oltre al bar e agli stand dei partner (tra cui Economy) che hanno collaborato a costruire questo percorso, due dibattiti al giorno, uno alle 12 e 30 uno alle 18 e 30, con i più vari protagonisti.