GIANNI GIOVANNI AGNELLI

di Gianemilio Osculati

Le sfortune della classe media iniziano nel 1975, allorché Giovanni Agnelli, allora Presidente di Confindustria, concesse ai sindacati il c.d. punto unico di contingenza, in pratica un meccanismo che restituiva in busta paga il pieno effetto inflattivo solo per gli stipendi più bassi, lasciando quasi a bocca asciutta gli stipendi più alti. La cosa fu concessa da Confindustria, probabilmente, nell’illusoria speranza che l’asprezza della lotta sindacale, a quei tempi molto forte, si sarebbe mitigata. Non fu così. Anzi, peggio: importanti frange della sinistra si militarizzarono e la lotta diventò ancora più aspra.

L’inflazione che imperversò negli anni seguenti per via della triplicazione del prezzo del petrolio (crisi Opec del 1973 – 1974) fece sì che il diabolico punto unico di contingenza dispiegasse i suoi peggiori e malefici effetti: con il 15 e più per cento di inflazione annua registrata per tanti anni, chi percepiva gli stipendi più bassi più o meno manteneva il proprio tenore di vita, chi percepiva stipendi anche solo un po’ più alti vedeva crollare il proprio reddito reale.

Ben presto, purtroppo, la stessa logica di adeguamento all’inflazione si estese anche al sistema di rivalutazione delle pensioni, che nel riconoscere l’inflazione privilegiò fortemente i redditi bassi a scapito quelli medi, per non parlare delle pensioni più elevate che furono in pratica deindicizzate. La classe media pagava quindi lo scotto delle logiche sindacali allora – e tuttora – in voga , non solo nella remunerazione degli anni lavorativi, ma anche in quella del riposo dal lavoro. Non bastasse, sempre nello stesso periodo fece strada nella strategia negoziale del sindacato il rivendicare, negoziare ed ottenere aumenti retributivi uguali in cifra assoluta per tutti. La strada era stata aperta dal contrato dei metalmeccanici del 1969, sostenuta dalle componenti più radicali del sindacalismo cattolico ma poi anche fatta propria dalla Cgil. È ovvio al lettore che quasi cinquant’anni di inflazione con le premesse sopra esposte provocano un assoluto, totale e desolante appiattimento della struttura salariale, con la pratica sparizione della classe media lavoratrice. Ma c’è di più. Una spesa pubblica largamente fuori controllo ha nel contempo imposto un livello di tassazione molto elevato e una progressività fortissima. Il combinato disposto delle due forze – inflazione alta e tassazione progressiva – svuotò e svuota tuttora, dall’origine, qualsiasi tentativo di sollevarsi dall’aurea mediocritas di salari e stipendi che già prima delle tasse erano e sono bassi per tutti. Dalla morsa della remunerazione quasi uguale per tutti e comunque bassa si sono sottratti solo pochi segmenti di cittadini: i top managers, certamente, in parte i professionisti (non tutti), gli evasori (purtroppo anche questi), i redditieri. Non è un qualcosa degno di un Paese civile. È ora di riaggiustare il tutto. Scuotersi da questa situazione è perlomeno doveroso. Lo dobbiamo a noi stessi e ancor più ai nostri figli. Ma quali le priorità d’azione? In ordine sparso, non certamente in ordine di importanza, si può pensare a questo:

1. Dare un segnale chiaro che non si può più continuare così. Dalla marcia dei quarantamila c’è da imparare qualcosa

2. Crearsi una sponsorship politica chiara. Ci sono ben tre o quattro partiti, sia pur non grandi, tra i quali è probabilmente più facile trovare riscontri positivi. Certo, oggi come oggi nessun partito sembra fortemente interessato al tenore di vita della classe media.

3. Avere almeno un sindacato dalla propria parte in maniera chiara e trasparente. Di necessità, sarà un sindacato di nicchia, nuovo o vecchio che sia. E comunque è imperativo rifiutare l’aumento uguale per tutti e rifiutare il taglio del recupero pieno dell’inflazione almeno sotto i cinquemila euro di pensione mensile. Si può pensare di cedere qualcosa in tema di orario e di ferie, ma il rifiuto dell’egualitarismo deve essere netto e gridato.

4. Avviare l’atacco all’iperprogressività delle aliquote fiscali e all’ evasione fiscale. Nuovamente, occorre una sponsorship politica. La classe media non è un elettorato potenzialmente numeroso. Occorre chi sappia apprezzare numeri piccoli, di qualità, più stabili, potenzialmente in crescita, intelligenti.

5. Ciò che non si può ottenere con i tagli fiscali dovrà essere compensato con i vantaggi che sono di maggior interesse per il ceto medio:

– Disponibilità di un package adeguato per la perdita del posto di lavoro

– Borse di studio meritocratiche per i figli

– Asili nido di qualità

– Ticket pasto di importo adeguato

La strada da percorrere è molta. Il tempo per cominciare è ora. L’inizio del percorso darà fastidio a molti.