Il patent box. Un'occasione (per ora) sprecata
Il Ministro delle Economia e Finanze, Giovanni Tria, Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo nel governo Gentiloni

Il recente Comunicato n. 12 del Ministero dell’Economia e Finanze del 17 gennaio 2019 ha reso pubbliche le statistiche relative alle dichiarazioni per il periodo d’imposta 2016 presentate nel corso degli anni 2017 e 2018. Dal documento emerge che nel 2016  hanno utilizzato l’agevolazione del “paten box”, ovvero gli sgravi fiscali sulla brevettazione dei risultati dell’attività di ricerca, 1.148 società (+85% rispetto al 2015), per un ammontare di reddito detassato e plusvalenze esenti pari a 1,4 miliardi di euro (4,3 volte il valore del 2015).

L’incremento maggiore, chiarisce la nota, è fatto registrare dai settori “manifatturiero” (circa 4 volte il valore del 2015, passando da 173 milioni di euro a 690 milioni di euro) e “commercio all’ingrosso e al dettaglio” (15 volte il valore del 2015, passando da 18 milioni di euro a 272 milioni di euro), che assorbono anche il 70% della complessiva agevolazione erogata  per circa 1,3 miliardi di euro (di cui oltre 295 milioni di euro provenienti dalla quota agevolata relativa a periodi  d’imposta compresi tra l’istanza di ruling e la data di sottoscrizione dell’accordo.

Ben altri erano i numeri attesi dagli addetti ai lavori per i prossimi anni, alla luce dell’emendamento al disegno di legge di Bilancio 2019 approvato in Commissione Finanze della Camera, il cui principale effetto era quello di consentire, anche per i casi di utilizzo diretto dell’intangible agevolato, la fruizione “automatica” del beneficio con un adeguato set documentale di supporto. La semplificazione, non contenuta nel testo definitivo della legge, sarà auspicabilmente oggetto di successivi interventi normativi.

La condizione per lo sgravio è svolgere attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla produzione di assets immateriali

Il Patent Box, infatti,  che rappresenta un’opportunità imperdibile per le imprese investono in ricerca e sviluppo, a ben vedere può avere importanti ricadute sul più generale contesto di mercato: attraendo investimenti di lungo termine nazionali ed esteri nel mercato italiano, incentivando la collocazione in Italia dei beni immateriali attualmente detenuti all’estero, incentivandone il mantenimento ed evitandone la ricollocazione all’estero e, infine, stimolando l’investimento delle imprese in attività di Ricerca e Sviluppo.

Ma ricordiamo brevemente in cosa consiste l’agevolazione.

Il Patent Box è un regime di tassazione agevolata dei redditi derivanti dall’utilizzazione, diretta o indiretta, di alcune tipologie di beni immateriali, quali, brevetti, opere di ingegno e privative industriali.

L’agevolazione, introdotta dall’art. 1, commi 37 – 43, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità 2015) e successivamente modificata dal Decreto-Legge  24 gennaio 2015, n. 3 (Investment Compact) e dal Decreto-Legge 24 aprile 2017, n. 50, ha assunto la sua attuale configurazione con il Decreto interministeriale Mise-Mef del 28 novembre 2017.

In linea con gli impegni assunti dall’Italia in sede Ocse (Beps Action 5), il Decreto ha recepito l’esclusione dei marchi d’impresa dall’ambito oggettivo di applicazione del beneficio con riferimento alle opzioni esercitate a decorrere dal 2017, pur confermando la validità delle opzioni esercitate entro il 31 dicembre 2016 per l’intero quinquennio.

Beneficiari

Possono optare per il regime agevolato tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa, a prescindere dalla forma giuridica, dalle dimensioni e dal regime contabile adottato. È necessario, invece, che tali soggetti svolgano, sia internamente sia mediante contratti di ricerca commissionata, attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla produzione di assets immateriali.

L’agevolazione consiste nella parziale detassazione dei redditi derivanti dallo sfruttamento di tali beni immateriali, che a partire dal 2017 non concorrono alla formazione del reddito complessivo per il 50% del relativo ammontare (la riduzione è parti al 40%, per il periodo d’imposta 2016, ed al 30%, per il periodo d’imposta 2015).

L’istanza di “ruling” va presentata, in forma sintetica, entro il 31 dicembre dell’esercizio a partire dal quale si chiede l’agevolazione

L’opzione, irrevocabile una volta esercitata, deve essere indicata nella dichiarazione dei redditi relativa al primo periodo d’imposta per il quale si intende fruirne ed è valida per cinque periodi di imposta (ma rinnovabile).

Il Ruling

In caso di utilizzo diretto del bene immateriale le imprese dovranno obbligatoriamente presentare un’istanza per poter concordare in via preventiva con l’Agenzia delle Entrate i metodi e i criteri di calcolo del contributo economico dei beni immateriali alla produzione del reddito complessivo ed i costi correlati. L’Istanza di “ruling” va presentata, in forma sintetica, entro il 31 dicembre dell’esercizio a partire dal quale si intende accedere al regime agevolato e, nei successivi 120 giorni, deve essere da opportuna documentazione integrativa che contenga una serie di elementi precisi e inderogabili:

– l’individuazione analitica dei beni immateriali dal cui utilizzo diretto deriva la produzione della quota di reddito agevolabile;

– l’indicazione dettagliata del vincolo di complementarietà, qualora esistente, tra i beni agevolati utilizzati congiuntamente, come un unico bene immateriale, ai fini dell’agevolazione nell’ambito della realizzazione di un prodotto o processo;

– la descrizione dell’attività di ricerca e sviluppo svolta e del diretto collegamento della stessa con lo sviluppo, il mantenimento, nonché l’accrescimento di valore dei beni agevolati.