O&DS intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale non sta cambiando soltanto il modo di lavorare: potrebbe trasformare anche il sistema con cui gli Stati finanziano pensioni, sanità e servizi pubblici. Se l’automazione ridurrà progressivamente il numero degli occupati, la questione non riguarderà infatti solo la perdita dei posti di lavoro, ma anche la contrazione delle entrate fiscali. In Italia, secondo i dati Ocse imposte e contributi sul lavoro dipendente garantiscono circa il 54% delle entrate pubbliche. Una dipendenza che rende i conti dello Stato particolarmente esposti ai cambiamenti prodotti dall’IA.

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I primi segnali dal lavoro americano

I dati del Bureau of Labor Statistics riportati dal Corriere mostrano un calo degli addetti proprio nei comparti maggiormente esposti all’automazione. Negli Stati Uniti, nonostante la crescita economica di settori come informazione, finanza, software e audiovisivo, l’occupazione avrebbe cominciato a diminuire. In un anno, gli addetti dell’audiovisivo sarebbero scesi di oltre il 9%, mentre nelle attività digitali, nell’analisi dei dati e nei sistemi informatici la flessione avrebbe superato il 4%.

Il paradosso delle entrate fiscali

La sostituzione di una parte del lavoro umano rischia di generare un vero paradosso fiscale: meno dipendenti significano meno imposte sul reddito e meno contributi previdenziali, proprio mentre cresce la domanda di risorse per sanità, pensioni, istruzione e difesa. Negli Stati Uniti, secondo i dati Ocse richiamati nell’analisi, i redditi da lavoro assicurano circa il 67% delle entrate pubbliche. L’IA potrebbe quindi aumentare i profitti delle imprese e, nello stesso tempo, restringere la base imponibile su cui si reggono i bilanci statali.

L’ascesa dei lavoratori “superumani”

L’automazione non eliminerà necessariamente tutte le professioni, ma potrebbe concentrare opportunità e redditi nelle mani di un numero molto più ristretto di persone. Nell’articolo del Corriere, il docente Keith Lee definisce “lavoratori superumani” coloro che, utilizzando in modo avanzato l’intelligenza artificiale, riescono a svolgere da soli attività prima affidate a interi gruppi. Nelle grandi imprese tecnologiche questo processo può tradursi in squadre più piccole e altamente qualificate, mentre una parte crescente del valore prodotto viene trasferita verso profitti e azionisti.

La nuova frontiera dei data center

Alcuni governi stanno cercando di intercettare fiscalmente il valore generato dall’IA attraverso i data center, infrastrutture caratterizzate da consumi energetici molto elevati. L’analisi cita il caso della Virginia, che avrebbe introdotto un prelievo sul consumo elettrico dei centri di calcolo, e quello della Finlandia, che avrebbe eliminato alcune agevolazioni. La possibilità per le Big Tech di trasferire rapidamente gli investimenti verso Paesi più convenienti rende però difficile costruire una tassazione internazionale stabile ed efficace.