Nel biennio 2017–2018, l’Italia è sospesa tra una ripresa economica ancora fragile e una crescente instabilità politica. Il Pil torna a crescere, seppur timidamente, grazie a un leggero aumento degli investimenti e a una spinta dell’export, ma restano forti i divari territoriali, l’incertezza sul lavoro giovanile e il bisogno di infrastrutture moderne, sicure, sostenibili.
Sul piano politico, il 2017 vede il governo Gentiloni, espressione della precedente maggioranza di centrosinistra, concentrato nel completare le riforme avviate negli anni precedenti. A guidare il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è Graziano Delrio, politico di lungo corso e già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Sotto la sua guida, il dicastero consolida il piano per la logistica nazionale, promuove interventi di rigenerazione urbana e rafforza gli investimenti su ferro, anche attraverso l’avvio del contratto di programma con RFI.
Nel 2018, le elezioni politiche di marzo segnano la fine di un ciclo. Dopo mesi di trattative nasce il governo Conte I, sostenuto da Lega e Movimento 5 Stelle. Il nuovo ministro delle Infrastrutture è Danilo Toninelli, chiamato a gestire una stagione di revisione critica dei grandi progetti, all’insegna del principio “stop alle opere inutili”.
E mentre la politica dibatte, le imprese che lavorano sui cantieri strategici – pur con grandi difficoltà generate da pregiudizi populisti – portano avanti la trasformazione del territorio. Tra queste, il Gruppo Mascio, che è uno dei protagonisti silenziosi e concreti di un biennio fatto di cantieri simbolici, di ricucitura urbana e di logistica avanzata.
Stefano Mascio, direttore generale del Gruppo: «Sono stati due anni in cui abbiamo lavorato spesso dentro la città, nei suoi spazi più delicati: ex ospedali, aree dismesse, centri storici. Intervenire lì significa non solo muovere terra, ma contribuire a ricucire pezzi di comunità, a restituire valore a spazi dimenticati o abbandonati. Che si tratti di una pista aeroportuale o di un parcheggio sotto una rocca medievale, il nostro mestiere resta lo stesso: fare bene, in silenzio, perché tutto torni a funzionare».

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