Il ministro Al Marri e la delegazione emiratina a Roma all’incontro con l’industria dell’aerospazio e difesa presso Leonardo (l'a.d. Profumo è al centro) con gli organizzatori: Maeci, Ice e Aiad.

La realizzazione da parte del Made Competence Center Industria 4.0 di Milano, che supporta le imprese manifatturiere nel percorso di trasformazione digitale, di un analogo centro ad  Abu Dhabi. È il progetto scaturito dalla visita di una delegazione degli Emirati Arabi Uniti organizzata dall’Agenzia Ice con Regione Lombardia nello scorso mese di febbraio. Si tratta del risultato di un’ampia iniziativa di sistema organizzata da Ice con Mise e Maeci nel quadro di Expo Dubai 2020, nata dall’incontro che il ministro dell’Economia emiratino, Abdullah Bin Touq Al Marri, ebbe presso il Padiglione Italia con l’allora ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Incontro che ha portato al desiderio di fare una visita per conoscere le eccellenze dei distretti industriali italiani. Ice Agenzia ha così organizzato un’intera settimana del ministro Al Marri in Italia, partita da Milano e dalla Regione Lombardia anche con un incontro con il Presidente Fontana, e proseguita con tappe in Emilia-Romagna, Piemonte e Lazio. La visita ha toccato sei cluster, 15 settori industriali, 40 imprese e cinque università. Ne è emersa la capacità di combinare tradizione, creatività, settori più tradizionali e spinte assolutamente innovative trainate da digitale e nuove tecnologie. Un progetto che ha confermato il ruolo che l’Italia può avere come driver di innovazione. Da parte di un Paese giovane come gli Emirati, c’è stato un grande apprezzamento del connubio presente nel nostro Paese fra profonde radici nella scienza, nell’accademia, nella storia industriale, e una forte spinta all’innovazione.

Il caso Made-Eau è un esempio virtuoso che dimostra come l’Italia, quando vuole, sappia fare sistema a beneficio delle sue imprese, facendo leva sulle eccellenze presenti anche in campo di innovazione. «Stiamo da alcuni anni presentando l’Italia nel mondo e portando il mondo a vedere sul territorio l’industria e la ricerca italiane» dice il presidente di Agenzia Ice Carlo Ferro, «per presentare un Made in Italy come partner per lo sviluppo smart e sostenibile delle economie industriali emergenti. E quest’iniziativa è un segno della capacità del Sistema Italia, industria e ricerca in un’alleanza pubblico-privato, di offrire innovazione come leva per l’export e per l’attrazione di investimenti esteri in Italia».

«La visita della delegazione di Abu Dhabi rientrava nell’ambito di un progetto di investimenti sul sistema industriale degli Emirati Arabi Uniti» spiega il presidente di Made Marco Taisch, «gli emiratini stanno decidendo di differenziare la loro economia, quindi di non basarla più solo sul petrolio e sulla finanza ma anche di investire sulla crescita della parte industriale. Loro stessi sottolineano di trovarsi in una zona geografica a metà tra l’Africa e l’Asia, una posizione che li può avvantaggiare». Di qui il significato della missione emiratina. «Hanno voluto vedere come stiamo aiutando le nostre imprese ad affrontare la rivoluzione industriale tecnologico-digitale da un lato e quella della sostenibilità dall’altro» spiega Taisch, «quindi hanno visitato alcuni centri di competenza, e tra questi il Made che presiedo, per vedere come facciamo attività di formazione e di supporto al trasferimento tecnologico verso le aziende, in particolar modo le Pmi».

Oltre all’ampio demo-center da 2.500 mq, alle aule per la formazione e agli spazi per co-working e riunioni, Made mette a disposizione un ampio panorama di conoscenze, metodi e strumenti sulle tecnologie digitali che spaziano dalla progettazione all’ingegnerizzazione, dalla gestione della produzione alla consegna, fino alla gestione del termine del ciclo di vita del prodotto.

«Il nostro è un modello di successo: nell’ultimo anno abbiamo formato più di 14 mila persone, 4 mila imprese, lanciato quasi 100 progetti di innovazione industriale» rimarca il presidente di Made. «Evidentemente alla delegazione emiratina è piaciuto moltissimo quello che facciamo, perché dopo la visita ci hanno chiesto di aiutarli a redigere un business plan per arrivare a costruire un centro ad Abu Dhabi simile al nostro». Made sta dunque lavorando a stretto contatto con le autorità degli Emirati Arabi Uniti per esportare in quel Paese il modello di centro di competenze per Industria 4.0. «Da un lato c’è per noi una certa soddisfazione e orgoglio» prosegue Taisch, «dall’altra si tratta di un’opportunità importante per il Paese e le imprese italiane: avere una struttura di questo tipo negli Emirati Arabi Uniti è un’occasione per esportare tecnologia. Non è cedere know how e conoscenze, bensì aprire un canale business per il nostro sistema industriale. Questa è anche la ragione per cui lo stiamo facendo».

Il progetto Abu Dhabi è nella fase di stesura del business plan. «Sono molto veloci, ci siamo trovati dall’oggi al domani a parlare direttamente con il ministro» racconta il presidente di Made. «Abbiamo chiesto al direttore generale del ministero qual era il budget previsto, lui ha chiamato il ministro e mezz’ora dopo ci ha dato le cifre, senza dubbio interessanti».

Il caso del progetto di Made per gli Emirati Arabi Uniti indica come dalle iniziative di Ice possano nascere iniziative concrete e ambiziose, in grado di aprire a loro volta nuovi canali di export per le nostre Pmi. «Il ruolo dell’Agenzia Ice è stato fondamentale» conferma Taisch, «è stata l’attivatore, il pivot dell’operazione. Ice conosce bene quel che facciamo, perché nei mesi e anni passati ha effettuato un lavoro di mappatura delle competenze e delle eccellenze del Paese. Ice ha inoltre la capacità di andare a intercettare Paesi stranieri che possano beneficiare delle nostre competenze, imprese e tecnologie: questo chiude il cerchio».

Ora Made ci ha preso gusto, e l’intenzione è quella di concedere più di una replica. «Una piccola anticipazione per Economy: abbiamo fatto una riflessione sulla possibilità per Ice di andare a individuare altri Paesi che sono in una fase di crescita della loro economia» spiega Taisch, «e che quindi si stanno scontrando o si scontreranno a breve con il tema della trasformazione digitale, sostenibile, ecologica. Questo potrebbe consentire di replicare la success story negli Emirati Arabi Uniti». Il presidente di Made si riferisce in particolare ad alcuni Paesi del sudest asiatico come Malesia, Vietnam, Myanmar, Indonesia. «Paesi che hanno una struttura industriale embrionale» precisa il presidente di Made, «che hanno un livello della competenza e dell’educazione abbastanza elevato, oltre a costi di manodopera e produzione molto bassi: quindi è abbastanza naturale che cresceranno dal punto di vista industriale». Si tratta di un’area dai grandi spazi di crescita. «Per un Paese come l’Italia che esporta tecnologia – non dimentichiamo che siamo tra i primi del mondo nel vendere impianti e macchine utensili – essere partner commerciale di questi Paesi vuol dire poter beneficiare della loro crescita industriale, e insegnare loro come affrontare le sfide della trasformazione vuol dire di fatto aprire un canale di comunicazione commerciale diretto» aggiunge Taisch. 

La chiave del successo di Made è la capacità di mettere insieme competenze che arrivano dal mondo industriale e da quello universitario accademico. «La nostra è un’iniziativa a guida industriale che si trova ospitata vicino a un’università, il Politecnico di Milano» mette in evidenza il presidente di Made, «e che quindi fonde i pregi di quei due mondi. Da un lato fa sentire alle imprese di essere in uno spazio vicino alle loro esigenze e sensibilità, dall’altro il fatto di essere vicini a chi produce innovazione, cioè le università tecnologiche, permette di accorciare la catena con la quale le innovazioni arrivano alle imprese». La presenza di quest’ultimo anello differenzia nettamente Made dalla media del panorama nazionale. «In Italia produciamo tantissima innovazione da un punto di vista concettuale» sottolinea Taisch, «ma a differenza di quel che succede per esempio in Germania siamo meno bravi a farla arrivare alle imprese, perché manca un collegamento strutturato. I competence center del piano Industria 4.0 sono nati proprio per accorciare questa catena e scaricare a terra l’innovazione: per questo stanno funzionando benissimo».