Quella di Silvano Pupella è una storia di resilienza. La sua vicenda racconta il paradosso delle grandi crisi economiche come quella che abbiamo attraversato: essere motivo di crescita per chi ha la forza di superare l’inevitabile periodo di difficoltà. Pupella era un manager importante che si è trovato all’improvviso quasi disoccupato. Ma ha avuto la capacità di recuperare una passione di sempre, la fotografia, applicandola al mondo delle aziende nel quale aveva lavorato per tanti anni, e facendone così un nuovo mestiere. Proprio la sua esperienza di manager gli permette di entrare in sintonia con l’imprenditore o amministratore delegato, un po’ come fa il brand-guru Michael Watrace quando deve reinventare un marchio. Pupella cerca la chiave d’accesso al codice sorgente dell’azienda, e quando lo trova lo traduce in immagini secondo il suo stile personale, fatto di potenti bianco e nero o di geometrie colorate. Il risultato, quel che si vede nei suoi scatti, non è altro che l’anima dell’impresa. 

«Ho lavorato una vita nel mondo dei libri. nel 2008 mi sono ritrovato disoccupato e con la famiglia in pezzi. la fotografia m’ha salvato»

«La prima macchina fotografica l’ho avuta a 11 anni – racconta Pupella – poi ai tempi del liceo facevo l’assistente fotografo, mi pagavo le vacanze». Ma le vicende professionali portano Silvano in un’altra direzione. «Ho lavorato nel mondo dei libri per 27 anni. All’inizio avevo una libreria in via Unione a Milano, il vecchio Remainders. Poi mi ha chiamato la Pirola, e sono passato alla libreria tecnico professionale in Largo Augusto. Ho aperto altri 3 punti vendita e sono diventato direttore commerciale». La carriera di Pupella procede a pieno ritmo. «Mi chiama il gruppo De Agostini per fare il direttore commerciale, poi il Touring Club italiano, per il quale reinvento librerie e agenzie di viaggi. Poi a fine anni ‘90 divento direttore generale e amministratore delegato di Maggioli a Rimini». Sembra andare tutto a gonfie vele, ma all’orizzonte si profila la crisi. «Mi chiama il gruppo De Agostini a Torino per gestire un pezzo di Utet, la più antica casa editrice italiana. Ma negli anni successivi, l’impresa viene smembrata. Finché nel 2008, a 49 anni, mi ritrovo fuori». 

È la crisi, la realtà cambia in modo rapido e feroce. «Si riducono i competitor, e quindi le opportunità. Dopo una vita da manager divento libero professionista, faccio consulenza per il gruppo Mondadori ma mi rendo conto che è un binario morto. E la mia vita crolla, cambiano tutti gli equilibri, la mia famiglia va in pezzi». Qualcuno ha provato a calcolare gli effetti collaterali della crisi sulle famiglie? «Entri in un loop dove sei ingabbiato, non riesci a pensarti in modo diverso da quello che sei stato in una dimensione che non è più riproponibile. Mi ha tenuto in piedi lo strizzacervelli. Ho ripreso in mano la macchina fotografica per bisogno di riempire i vuoti, come momento terapeutico». Ecco il genio della crisi che si muove nell’ombra: lo strumento terapeutico si rivela arma di riscossa. «Mi sono fatto coraggio e ho portato a vedere 30 mie fotografie a Denis Curti, all’epoca responsabile dell’agenzia Contrasto. Ne sono uscito positivamente massacrato. Mi ha detto: singolarmente sono belle, ma ne trovo 27mila su internet, non c’è un’idea o un racconto». 

«Scatto foto per pirelli, generali, mattioli. con le mie geometrie ho trovato una pista artistica che massaggia anche l’ego»

Pupella si ripresenta dopo 3 mesi con un originale progetto basato sulle geometrie di oggetti urbani decontestualizzati. E fa centro. «È nata una pista artistica che è un grande massaggio dell’ego. Ho fatto mostre al Mia Fair di Milano e al Paris Fotofever Carrousel. È un’attività che se va bene raggiunge il break even, ma ha un’importante funzione di marketing». Non per niente i primi lavori aziendali sono per due colossi come Generali e Pirelli. Per il gruppo assicurativo, Pupella racconta la sicurezza stradale in 10 temi tratti da una statistica europea sugli incidenti. Lo fa tenendosi lontano dallo splatter, con immagini in bianco e nero di oggetti sull’asfalto: un cellulare rotto, una scarpa, un biberon… L’effetto è forte ed elegante al tempo stesso. Per la multinazionale degli pneumatici torna il tema delle geometrie colorate, applicato ai circuiti di Formula Uno: i primi piani dei cordoli colorati con le strisciate delle gomme diventano l’anima dei diversi circuiti, ognuno con le proprie caratteristiche. I lavori per Generali e Pirelli hanno aperto la strada a Pupella, che ha meglio focalizzato il suo nuovo core business con i lavori successivi. «Quando incontro un imprenditore lo faccio parlare molto, per capire la pancia dell’impresa, i valori, i sogni, la sua visione. E poi traduco in immagini quel che lui magari sente, ma non ha mai visto». Un esempio è il lavoro per Mattioli, storico marchio della gioielleria artigianale di lusso. «Ho incontrato Licia Mattioli, vice presidente di Confindustria, e sua madre. Ascoltandole ho intuito che dovevo raccontare l’artigianalità dell’azienda». Sono nate così immagini in bianco e nero che raffigurano in primo piano le mani degli artigiani al lavoro sul gioiello, che è l’unico elemento colorato. «Questa forza delle mani le Mattioli ce l’avevano dentro, ma non l’avevano mai vista. Io l’ho tirata fuori e spettacolarizzata: questo è il mio nuovo lavoro».