Marco Santucci, ceo di Jaguar Land Rover Italia

di Franco Oppedisano

In Inghilterra hanno voglia di correre più veloce dell’Unione Europea. Almeno quando si parla di auto. La dead line per la fine della commercializzazione delle auto con motore termico nel Vecchio Continente è dietro l’angolo perché il 2035 per un’industria complessa come quella automobilistica è praticamente dopodomani, ma Jaguar ha deciso di fare in grande salto (nel vuoto?) molto, ma molto, prima. Fra tre anni, poco più di mille giorni, lo storico marchio inglese avrà a listino solo vetture totalmente elettriche. Niente ibride o plug in. Solo auto a batteria. A noi pare una scelta coraggiosa e forse anche un po’ di incosciente, ma il Ceo di Jaguar Land Rover Italia, Marco Santucci, non ci sta: «È perfetto parlare di coraggio, ma non direi mai incosciente. Anzi. Personalmente ritengo che le aziende debbano, in qualche maniera, contribuire a diminuire il proprio impatto sul mondo in cui viviamo. Tutte quelle che sono in grado di farlo devono mettere in piedi quante più iniziative possibili per permettere di vivere bene oggi senza impattare la possibilità per le generazioni future di vivere e soddisfare i propri bisogni».

Va bene, ma stiamo parlando di business. Dieci anni di anticipo non le sembrano troppi?
Jaguar è un marchio di nicchia – circa 150 mila auto vendute nel mondo, ndr – e può permettersi una scelta del genere. Anticipando i tempi possiamo farci percepire come un marchio di lusso in quello che secondo tutti sarà il mercato futuro, ovvero quello del full electric.

Capisco il posizionamento in anticipo. I rischi, però, restano molti…
Per questo cambia tutta l’equazione del business. Jaguar non è ma stato un marchio che ha reso tantissimo. Invertendo rotta, puntando su una motorizzazione elettrica, facendo un po’ da apripista, cambiando il posizionamento e il prezzo dell’auto, pensiamo di rendere più profittevole il brand.

In concreto?
Una gamma di prodotti completamente nuova in una nuova fascia di mercato per un nuovo tipo di cliente, più attento e consapevole.

Ancora più in concreto?
Le posso anticipare che le auto a listino saranno più di una, ma non molte di più e costeranno più di 100 mila euro.

Un bel cambiamento. Ora a listino Jaguar ha un suv elettrico, la I-Pace che costa 83 mila euro ed è l’auto più costosa, ma i prezzi delle altre partono sotto i 50 mila.
Jaguar ha attraversato molte fasi. Ora la strategia è focalizzata su un unico tipo di posizionamento, quello del top della gamma. Torniamo a essere il sogno che Jaguar ha sempre rappresentato, in un mondo sensibile all’elettrico.

O semplicemente molto ricco e appassionato di belle auto.
Potrebbe essere, ma io credo che l’industry dovrà andare in quella direzione comunque. Seguirà dopo qualche anno e noi avremo aperto la strada, come ha fatto Tesla negli anni passati.

Il vostro concorrente sono loro?
No, andremo a occupare uno spazio completamente scoperto. In questo momento non c’è un vero e proprio concorrente nei marchi di lusso che producono solo macchine elettriche. Tesla ha creato una base. Noi ci stiamo posizionando al di sopra a livello di design, di prodotto di tecnica e qualità.

Quindi farete a meno dei volumi per puntare su margini più alti. Corretto?
Correttissimo. Bisogna sempre ripagare le catene di produzione e un minimo di volumi ci deve essere, ma oggi la tecnologia consente una certa flessibilità e il numero di vetture che devono essere prodotte per ammortizzare una fabbrica è diminuito di molto. Quando lavoravo in Toyota era minimo 300 mila auto. Oggi sono molte meno perché le vetture condividono la stessa piattaforma, come nuova gamma Jaguar e Land Rover.

Non siete i primi che pensano ad auto di lusso completamente elettriche. Alcuni hanno rinunciato, altri fanno molta fatica. Perché voi pensate di riuscirvi?
Perché siamo Jaguar e il marchio può fare la differenza perché ha sempre rappresentato l’innovazione, il fascino e l’eleganza. Poi ho sempre pensato che se una macchina è bella si vende e il nuovo design, oltre che all’avanguardia, è bellissimo. Lo è talmente che sono certo riuscirà a tirare a bordo anche persone che considerano la motorizzazione elettrica scomoda rispetto al proprio stile di vita.

Quest’ultimi non sono pochi. Avete davanti una doppia scommessa far conoscere l’elettrico e la nuova Jaguar.
Per la prima questione abbiamo già iniziato. Lo scorso anno abbiamo lanciato un progetto education nelle scuole lanciato perché dobbiamo, da un lato, aumentare la sensibilità sull’elettrico facendo circolare le informazioni. Dall’altro dobbiamo combattere la disinformazione e abbiamo già pubblicato un libretto con venti fake news sull’elettrico.

L’azienda dovrà comunque cambiare pelle, modi di vendere, target, immagine. E, forse, in maniera schizofrenica visto che Land Rover sarà full electric in Europa nel 2035 ma in tutto il resto del mondo avrà ancora un motore termico.
I percorsi dei due marchi sono molto simili, ma differenziati. Il tema della sostenibilità vale per entrambi e i target dell’azienda sono chiarissimi: 2025 Jaguar solo elettrica, 2030 dimezzamento delle emissioni di CO2 rispetto al 2019 su tutta la catena di produzione e sull’utilizzo, 2039 net zero compensando tutte le emissioni create nel ciclo di vita. Questo vale per tutti e due i marchi. La spinta all’elettrificazione sarà comune anche se le strategie in alcuni casi saranno diverse.

Ad esempio?
Dal 2025 avremo differenti forme di distribuzione tra i due brand. Mentre con Land Rover continueremo con un approccio tradizionale dei concessionari, con Jaguar abbiamo già deciso di usare il modello agenzie, ovvero la casa costruttrice venderà direttamente le auto attraverso persone assunte come agenti in punti vendita propri o di un terzo che riceverà una commissione anziché ricevere un margine.

Vi preparate a fare cose che non avete mai fatto prima.
Questi due anni servono proprio a cominciare a delineare che cosa dobbiamo a fare e ragionare in termini di try and error: provare una cosa nuova, vedere se funziona e affinare la strategia, fino al lancio del nuovo modello nel 2025. Certamente la gestione di governance aziendale completamente diversa. Oggi in gran parte l’attività di marketing e di commercializzazione viene demandata ai concessionari. In futuro Jaguar gestirà in maniera diretta l’intera filiera. Sicuramente ci sarà un maggior controllo del prezzo sia per le vendite che per l’usato.

Cambierà anche la struttura aziendale?
La divisione Jaguar c’è sempre stata, ma ora stiamo implementando una serie di servizi specifici.

Quali?
Ad esempio, la subscrpton – il pagamento mensile dell’auto con addebito sulla carta di credito, ndr – e lo sharing. Dobbiamo fornire tutte le forme di mobilità su un prodotto estremamente tecnologico, all’avanguardia come l’elettrico.

Non credo possiate mai contare su degli incentivi pubblici.
Ritengo che non sarebbe giusto assegnarli ad auto di questo livello, ma il mio sogno va molto più in là.

Ce lo racconti.
Sogno una Italia che, togliendo qualche incaglio burocratico, con una serie di norme e di supporti cominci a spingere davvero sulla mobilità elettrica partendo dalle aziende che possono diventare un volano per farla conoscere a tutti. Può essere un motore trainante del cambiamento, ma ci deve essere una visione di lungo periodo, un approccio diverso dall’attuale.

Per ora la tassazione sulle auto aziendale è la peggiore d’Europa.
Le dicevo, appunto: il mio è un sogno.