Il lieto fine sarà bipartisananche sui mercati

“Caro presidente, non è difficile capire quale debba essere la tua prima preoccupazione: è necessario riavviare la macchina dell’economia colpita dal contagio. L’ex segretario al Tesoro Lawrence Summers calcola che le famiglie americane abbiano perso in media 200 mila dollari tra mancati guadagni e perdite economiche, oltre che per le sofferenze fisiche e quelle psicologiche. È molto importante intervenire per ridare fiducia al Paese facilitando la ripresa: pagheremmo a caro prezzo qualsiasi ritardo». Così, nel giorno del trionfo, il New York Times ha salutato il neo presidente Biden ammonendolo che stavolta non c’era né spazio né tempo per la luna di miele. A frenare una soluzione di compromesso potrebbe essere l’ultimo, ma non per questo meno importante duello elettorale, stavolta per il controllo del Senato. Se a prevalere saranno i repubblicani, al vertice del secondo ramo del Parlamento sarà confermato Mitch Mc Connell, senatore del Nebraska che avrà così un ruolo chiave nella politica fiscale, così come in quella sanitaria o nelle nomine alla  Fed. E Wall Street non dubita che lui, assieme al neo presidente, sarà in grado di trovare un compromesso: la storia degli ultimi dieci anni dimostra che i repubblicani sono disposti a dimenticare il pareggio di bilancio se si tratta di stimolare l’economia tagliando le tasse. Un eventuale futuro Senato ancora repubblicano non avrà quindi problemi a proseguire sulla linea di compromesso bipartisan degli ultimi anni, con tagli di tasse uniti agli aumenti di spesa richiesti dai democratici dell’altra Camera. A favorire l’accordo contribuirà l’atteggiamento espansivo della Fed. Tutto, insomma, sembra congiurare per l’evoluzione positiva della politica monetaria e fiscale Usa. E la svolta non potrà non essere seguita dall’Europa, nonostante le tradizionali resistenze tedesche che non impediranno alla Bce di prendere le misure espansive promesse da tempo. Anche perché la pressione del dollaro tendenzialmente debole costringerà l’Europa a seguire l’America sulla sua strada non ortodossa. La sensazione è che si sta aprendo una fase di politica professionale  che tende a privilegiare un’evoluzione prevedibile dei mercati. Si profila così un finale lieto per il drammatico duello che ha tenuto il mondo dei mercati in sospeso negli ultimi mesi: se questo copione verrà in qualche modo rispettato, il 20 gennaio a mezzogiorno l’America insedierà ufficialmente il suo presidente ed entro il mese successivo avrà varato un ricco pacchetto fiscale straordinario da due trilioni di dollari. Per quell’epoca ci sarà un vaccino in distribuzione iniziale in alcuni Paesi e in alcune fasce della popolazione. Chi intende sfruttare le disgrazie della pandemia per puntare al ribasso, insomma, deve sbrigarsi. Anche perché gli altri elementi del meteoborsa sembrano orientati in tutt’altra direzione. I tassi di interessi continuano ad essere orientati verso il basso, a partire dai 17 mila miliardi abbondanti di titoli di Stato tra Europa ed area dollaro trattati sotto la parità, un fiume che è più che raddoppiato da marzo in poi e che non sarà facile far rientrare negli argini, ora che al club si è unita la Banca d’Inghilterra. I tassi di interesse nel breve non cambieranno molto e tranquilla resterà anche l’inflazione. L’attuale fase d’espansione dei mercati favorisce anche gli altri assets a partire dall’oro che, trainato dal nuovo ciclo globale, avrà spazio per riprendere a salire. Semmai con lo sfumare delle ipotesi di reflazione fiscale più aggressive, il dollaro si indebolirà meno di quanto si poteva pensare prima del voto, in particolare nei confronti di un euro depresso da una politica monetaria che in dicembre ritornerà ad essere molto espansiva. Alla luce di questi movimenti non è facile prevedere un’inversione di tendenza. Anzi.

*L’autore Ugo Bertone. torinese, ex firma de “il sole-24 ore” e “la stampa”, è considerato uno dei migliori giornalisti economico-finanziari d’italia