di Paola Belli

Ma chi l’ha detto che i lettori si fermano al titolo? Dall’ultima analisi Censis sulla comunicazione in Italia emerge un quadro un po’ differente, in particolare rispetto a chi consulta le notizie su smartphone (circa l’83%). Solo il 13,2% dei lettori, infatti, si ferma al titolo: il 25,4% legge l’intero articolo, il 28,2% consulta le notizie da più fonti per farsi un quadro completo, il 37,9% fa delle ricerche mirate su ciò che gli interessa, il 12,3% legge anche i commenti dei lettori, ma solo poco più del 5% commenta a sua volta. E ancora: il 12,1% guarda prevalentemente i video, il 3,7% approfondisce tramite i podcast.

Inoltre, si consolida il paradigma biomediatico: stabili gli utenti di Internet, smartphone e social network. Il 79,3% dei giovani usa YouTube, il 72,9% Instagram, il 56,5% TikTok, mentre scendono Spotify, Twitter e Snapchat. E tornano a salire i lettori di libri (+3,1%). Sarà forse perché, secondo il 68,3% degli utenti, con l’Intelligenza Artificiale aumenteranno le notizie non verificabili e non sapremo più distinguere il vero dal falso? L’analisi del sistema dei media che viene proposta nel 19° Rapporto sulla comunicazione evidenzia che, nell’era biomediatica, a raccogliere intorno a sé un vasto pubblico sono ancora i media tradizionali, in particolare la televisione: nel 2023 a guardarla è complessivamente il 95,9% degli italiani (+0,8%). La percentuale dell’utenza è la somma di più componenti: la stabilità del numero di telespettatori della tv tradizionale (il digitale terrestre: +0,9% rispetto al 2022), una lieve crescita della tv satellitare (+2,1%), il continuo rialzo della tv via internet (web tv e smart tv passano al 56,1% di utenza, ovvero oltre la metà della popolazione, con un +3,3% in un anno) e il boom della mobile tv, che è passata dall’1,0% di spettatori nel 2007 al 33,6% di oggi (più di un terzo degli italiani).

Anche la radio resta nel cuore (e nel quotidiano): complessivamente, i radioascoltatori sono il 78,9% degli italiani, con una lieve flessione da un anno all’altro (-1,1%). La ascoltano a casa (45,6% di utenza, in auto (69,1%), ma anche  via internet con il pc (18,2% degli utenti) e con lo smartphone (24,1%). Internet, manco a dirlo, si consolida, con un 89,1% di utenza, in crescita dell’1,1%.

E la carta stampata? I quotidiani in edicola vendono sempre meno (nel 2007 erano letti dal 67,0% degli italiani, ridottisi al 22,0% nel 2023), mentre i settimanali e i mensili reggono, registrando solo un lieve calo (rispettivamente -1,7% e -2,8%).

Quanto al politically correct, il 76,9% della popolazione è favorevole a una regolamentazione quando si parla dell’aspetto fisico delle persone, il 74,0% nel caso di differenze religiose e di genere, il 73,7% quando si tratta di orientamento sessuale, il 72,6% se è coinvolta l’identità di genere, il 72,5% in rapporto alle differenze etniche e culturali. Peccato che poi,  quando si esce dal mondo dei media e si passa alla vita quotidiana, il 69,3% degli italiani risulta infastidito dal fatto che ci sia sempre qualcuno che si offende se si pronuncia qualche frase ritenuta inopportuna…