«È il momento di metterci la faccia, io l’ho sempre fatto, ma oggi ancora di più. Ci sono tutte le migliori condizioni di contesto. Per cui dai 150 milioni circa di giro d’affari che oggi fanno capo alle mie società, con centinaia di collaboratori diretti e indiretti, punto in qualche anno a raggiungere il mezzo miliardo»: Francesco Maria Zollo, carpigiano del ’77 con metà sangue campano nelle vene, ha sicuramente i cromosomi dell’imprenditore, e l’ha capito giovanissimo, forse osservando il papà che dirigeva una fabbrica di carte adesive e la mamma, che aveva una piccola azienda terzista tessile per le grandi griffe. «Fatto sta che nel ’98 ho capito che dovevo andarmi a prendere la mia strada dove avrei potuto trovarla più larga! Finché ho deciso: Romania!», racconta dalla terrazza dell’hotel Gallia, dove vive quand’è a Milano («costa come una bella casa, ma è infinitamente più pratico, e ci conosci tante persone interessanti»).

Già: Francesco Maria Zollo è nato come imprenditore a Bucarest, nella Romania liberata dalla dittatura di Ceausescu, gettonatissima dagli imprenditori italiani: «Andai a studiare rumeno e russo ma mi capitò subito un business. Mi chiamò un amico dall’Italia per chiedermi se gli trovato del ferro per edilizia per l’azienda di suo padre. Ci riuscii: mandai in Italia un primo camion, poi un altro e di lì iniziai, sostanzialmente, la mia storia di imprenditore della logistica».

Di lì a poco, un’altra opportunità, il quel crogiuolo di crescita travolgente che era la Romania di quegli anni: «A Cluj-Napoca mi offrono di acquistare a poco una segheria che faceva legno semilavorato per imballaggi industriali. La compro, con poco: erano tempi d’oro, si facevano grandi affari. Scartabellando nei documenti della società trovo tra i clienti la Safa Industrie, una società di Carpi, dove sono nato, e tra le leader italiane del settore. Li chiamo, vengo in Italia, mi presento agli imprenditori Pietro Carreglio e Carlo Zanaroli. Inizio a lavorare e dopo un po’ mi propongono di occuparmi di gestire per loro, dall’esterno, un reparto di montaggio e imballo di componenti New Holland. Accetto subito senza avere idee chiare su come fare. Telefono ad un amico che guidava la cooperativa più grande di facchini in Emilia. E grazie ai suoi consigli e alla tanta gavetta che avevo fatto, riuscii a prende il lavoro. E per me fu come un master sul campo. Da lì feci la mia prima cooperativa, la Quality Labor».

Ben presto Zollo supera il modello coop («è un modello molto affascinante in linea di principio ma spesso tradito nei fatti», dice) e societarizza le aziende. Oggi guida due Agenzie per il lavoro e attraverso la Holding e la Multitalia servizi controlla una serie di attività nell’imballaggio e nella logistica, dal trasporto al confezionamento, dai bulloni ai panettoni: «Oggi l’80% di queste attività è esternalizzato dalle imprese manifatturiere. E noi siamo lì dove serve trovarci».

Oggi Francesco Maria Zollo divide i suoi interessi anche oltre l’attività di business: «Dove voglio arrivare gliel’ho detto ma ho ripreso anche l’attività sportiva diretta», spiega, «perché mi piace, mi distende e mi aiuta a pensare. E poi, poi c’è la solidarietà: perché il nostro passaggio qui nella nostra società non sia inutile a quelli che hanno problemi».

Dunque lo sport: da giovanissimo, categoria cadetti, ha preso parte al campionato italiano di motocross, classe 125 cc. Poi la classica evoluzione: go-kart, Formula 4, Formula 3. «Ma ero troppo impegnato per allenarmi sul serio. Finché cinque anni fa ho ripreso, sono tornato nelle gare automobiistiche con il Gran Premio del Golfo in Bahrein, con il team Kessel dove corre anche Valentino Rossi. Io ero in team con Fumanelli, Tabacchi e Murata. In questo 2021 sono impegnato nel GT Word con Kessel Ferrari e nella Elis (European Le Mans Series)». Un’altra passione, il poker Texas Holdem («vado ai prossimi campionati mondiali di Las Vegas»). E la famiglia: moglie e figlia di 10 anni: «Grazie a loro sono arrivato dove sono, con grandi sacrifici mi lasciano libero per i miei impegni e capiscono che se non sono con loro sono al lavoro e a costruire il nostro futuro, e soprattutto quello di mia figlia».

E il Terzo Settore? Il perno, oggi, per Zollo, è l’attività con Giorgio Silvestrin – “Giuoca  con il cuore” – e con Blue Solution, una società di Padova di pubblicità e marketing: «Insieme con Daniele lei e Daniela Sala abbiamo creato e lanciato questo giornale-libro che si chiama “Fuori la voce” in cui parliamo di bullismo e violenza sulle donne, e che sta avando un grande successo». Del resto, l’impegno sociale impregna anche l’attività dell’imprenditore, anche e soprattutto sul fronte dei servizi per il lavoro: «Il lavoro va difeso e creato, creato e difeso: non simulato, inventato. Un’idea come il reddito di cittadinanza la capisco poco, avremmo potuto destinare meglio quelle risorse! Del resto, quando mi capita ripeto quella che è un po’ la mia filosofia: studia, quando gli altri escono; allenati mentre gli altri dormono; lavora mentre gli altri si divertono; resisti mentre gli altri mollano. Alla fine avrai quello che gli altri sognano».

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