“Transizioni: lavoro, economia e società” è il titolo della tredicesima edizione del Festival del Lavoro che si terrà a Bologna dal 23 al 25 di giugno per fotografare le numerose declinazioni di un processo che sta scardinando assetti e paradigmi consolidati da decenni e che impatterà su imprese e lavoratori (tutte le informazioni sul sito www.festivaldellavoro.it).

Presidente Calderone, il festival che da tredici anni organizzate è un appuntamento da sempre centrale ma, alla luce degli effetti del Covid e della guerra in Ucraina, quest’anno lo è ancora di più. 

Dopo due anni che hanno rivoluzionato le vite di tutti noi è l’ora di tirare le fila e cominciare a riflettere su quale direzione stanno andando il lavoro, l’economia, la società. Soprattutto in uno scenario internazionale profondamente scosso dagli effetti della guerra in Ucraina e dalla conseguente emergenza umanitaria per la quale, come consulenti del lavoro, ci siamo subito messi a disposizione per le procedure legate al rilascio dei permessi di soggiorno e per ogni altra attività amministrativa collegata in favore dei profughi in fuga (tutte le iniziative di solidarietà dei consulenti del lavoro sono disponibili sul sito di categoria, https://www.consulentidellavoro.it/siti-istituzionali/cpo, ndr) .

È una fase di grande incertezza quella che viviamo: la rivoluzione tecnologica in atto ci sta traghettando verso modelli economici, produttivi e lavorativi ancora sconosciuti. Cosa ne pensa?

Siamo consapevoli della grande incertezza che accompagna questa fase: siamo infatti nel pieno di una rivoluzione tecnologica senza precedenti che sta “transitando” economia, società e lavoro verso nuovi orizzonti, ancora tutti da definire. Le potenzialità che intuiamo si scontrano con i limiti delle esperienze e delle conoscenze di tutti noi. È inevitabile che la paura prenda il sopravvento, ancora di più in un momento di grande difficoltà a livello internazionale quale quello che stiamo vivendo. Anche per questo, intendiamo aprire più che mai il dialogo e il confronto a tutti gli interlocutori non solo del mondo del lavoro, pubblico e privato, ma anche della società, per dare luogo ad un grande evento che metta al centro la conoscenza prima di tutto. Tanti sono i cambiamenti a cui abbiamo assistito e che ci hanno fatto capire quanto una condizione di difficoltà come quella vissuta possa diventare un’occasione importante per ripensare l’organizzazione del lavoro, riflettere sulle nuove forme di lavoro e soprattutto cercare di portare queste esperienze nel futuro attraverso quelli che saranno i nuovi percorsi, lavori e sfide.

A proposito di nuove forme di lavoro. Quali opportunità e limiti intravede?

La massiccia diffusione dello smart working durante la pandemia ha inciso sui modelli organizzativi, anche dopo la fine dello stato di emergenza. Oggi siamo alle prese con la definizione non solo di inedite modalità di relazione tra azienda e collaboratori ma anche di una nuova cultura del lavoro, più orientata a combinare obiettivi di efficienza e produttività con un migliore bilanciamento delle esigenze di vita personale. C’è poi la diffusione del lavoro in piattaforma che genera non pochi interrogativi, in termini di definizione dei nuovi profili e delle sfide che questi pongono sotto il profilo regolamentare. Anche le competenze, tema a cui abbiamo dedicato la passata edizione, continuano ad essere al centro della nostra attenzione. Oggi ancora di più perché le dinamiche di ripresa del mercato stanno evidenziando in modo palese quanto la carenza cronica di professionalità utili alle aziende siano un ostacolo difficile da superare nel breve periodo.

Proprio la nuova cultura del lavoro, cui faceva cenno, è uno dei temi al centro della tredicesima edizione del festival. In che modo i consulenti del lavoro stanno accompagnando questa transizione all’interno delle aziende?

Tra gli effetti più profondi della pandemia vi è il diffondersi di un approccio nuovo verso il lavoro, che assume le forme più diverse: dalla disaffezione crescente dei giovani ai nuovi bilanciamenti possibili tra vita privata e professionale. Cambiamenti che stanno ponendo sfide importanti alle aziende, ma anche alle società, chiamate a fare i conti con una crisi che sembra destinata a lasciare i propri effetti ben oltre la sua durata temporale. Siamo coscienti che in questa fase, la sfida più importante che viene posta ai consulenti del lavoro, per la loro parte, è quella di rendere tale transizione economicamente e socialmente sostenibile, mettendo in condizione i tanti soggetti che saranno coinvolti di salvaguardare la propria occupabilità, in un mercato sempre più dinamico, ed evitare che i tanti segmenti vulnerabili vengano confinati in una dimensione di marginalità senza via d’uscita. Tutto quello che avverrà dovrà avere il filo conduttore delle regole comuni, in grado ridurre il rischio di esplosione di fenomeni di emarginazione ed esclusione sociale. In particolare, di giovani e donne, che in questi ultimi due anni hanno visto sfilacciare ancora di più il livello di inclusione nelle dinamiche lavorative. Il governo della transizione richiede strumenti diversi dalle epoche precedenti. I margini di incertezza sono più elevati rispetto al passato e il nuovo modello è ancora da definire. Mettere a fuoco quali scelte dovranno essere prioritarie per il Paese e quale approccio dovranno avere in questa transizione la politica, il governo, le istituzioni, i professionisti, le parti sociali, le università, le aziende e i lavoratori – in uno scenario di ripresa economica e in piena attuazione del Pnrr – sarà l’obiettivo della tredicesima edizione del Festival del lavoro.

Lo scenario di crisi internazionale può avere ricadute sulla ripresa occupazionale? Se sì, di che tipo?

Lo scoppio del conflitto sta fortemente indebolendo la ripresa economica, per una serie di ragioni: l’aggravio del caro energia, l’impatto delle misure restrittive imposte dall’Europa che stanno penalizzando le aziende italiane presenti nel Paese e che intrattengono rapporti commerciali con la Russia, il deterioramento del clima di fiducia. Tali elementi si inseriscono nel quadro di una crescita inflazionistica che non ricordavamo da decenni. Tutto ciò rischia di avere pesanti ripercussionisia in termini di contrazione dei volumi occupazionali che, più in generale, di peggioramento delle condizioni di lavoro: c’è da aspettarsi un ulteriore incremento dell’occupazione a termine (difficilmente le imprese saranno disposte a fare progetti di “lungo periodo” in questi tempi) ma anche un indebolimento della capacità reddituale dei lavoratori. La ripresa inflazionistica, che rischia di andare fuori controllo per la crisi energetica, diminuirà il potere d’acquisto con conseguenze importanti sui consumi interni e, a cascata, sull’economia e sul lavoro. È una situazione di grande preoccupazione per il lavoro, che si inserisce in un quadro già critico per l’Italia che risulta, tra i paesi europei, uno di quelli che sta incontrando maggiori difficoltà nel recuperare i livelli pre-Covid.