Il gasolio americano è arrivato mercoledì a 5,783 dollari al gallone di media nazionale, circa 1,53 dollari al litro: è il prezzo più alto da metà 2022, oltre il picco toccato in aprile nella prima fase della guerra fra Stati Uniti e Iran e a un soffio dal record assoluto. Il carburante meno glamour del paniere energetico, quello che muove i camion, i trattori, i generatori e scalda le case del Nordest americano, è diventato quest’anno il contratto con la performance migliore dell’intero Bloomberg Commodity Index. Non è una buona notizia per nessuno: è il segnale che la pressione inflazionistica sta rientrando dalla porta di servizio.
A stringere il collo di bottiglia sono due guerre insieme. Lo Stretto di Hormuz, che in tempo di pace veicola un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiali oltre a grandi volumi di prodotti raffinati, è di fatto chiuso: il numero delle navi in transito è crollato da circa un centinaio al giorno a poche unità, e il mese scorso l’amministratore delegato di TotalEnergies Patrick Pouyanné ha riferito che dal corridoio non usciva più una sola petroliera di prodotti. Sull’altro fronte, i droni ucraini hanno messo fuori uso una parte degli impianti russi, e Mosca ha prorogato almeno fino al 30 settembre il divieto di esportare diesel: un provvedimento pesante, considerato che la Russia ha rappresentato fino a un decimo del gasolio scambiato nel mondo. Nel frattempo i raid nel Golfo hanno danneggiato altre raffinerie.
Il risultato è che le scorte americane di distillati, secondo i dati dell’Energy Information Administration diffusi mercoledì, sono al minimo storico per il periodo, con la costa orientale al livello più basso mai registrato. Il tempismo è pessimo: settembre apre la stagione di picco della domanda, fra raccolti, consegne natalizie e primi freddi.
Il conto arriva a valle, sugli scaffali. Non sale soltanto il diesel: agosto è stato il mese più caro di sempre per la benzina americana, con la media nazionale sopra i 4 dollari al gallone tutti i giorni. Il direttore finanziario di Walmart ha spiegato che oltre quella soglia il cliente comincia a scegliere che cosa non comprare, e la stagione delle trimestrali dice che sta già succedendo: le catene discount, da Dollar Tree a Dollar General, hanno visto crescere il numero degli scontrini, e altri dati indicano che una parte della spesa alimentare sta lasciando Walmart per formule ancora più economiche. Per Donald Trump è un problema politico prima che economico: a inizio settimana ha convocato i raffinatori a porte chiuse per chiedere più produzione interna, con le elezioni di midterm in calendario a novembre.
La parte peggiore è che la stretta rischia di durare. Anche nell’ipotesi ottimistica di una riapertura dello Stretto, benzina, gasolio e jet fuel possono restare cari fino al 2027, perché il vincolo non è soltanto il greggio disponibile: è la capacità di trasformarlo in carburante utilizzabile. Le raffinerie colpite vanno ricostruite e ci vogliono anni, quelle rimaste in piedi girano già al massimo. Tradotto per chi guarda i mercati: anche se il barile si sgonfia, il pieno può restare caro.

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