MaaS

di Franco Oppedisano

Gli elementi ci sono tutti e il punto d’arrivo è chiaro. Bisogna solo capire come muoversi, perché la strada non è ancora segnata. Ci sono i desiderata degli utenti, gli investimenti del Pnrr, i fondi strutturali e l’obiettivo di una mobilità sempre più sostenibile, ma per arrivarci non basta la convinta adesione dell’industria che realizza bus e coach o del trasporto pubblico locale: sono coinvolti anche settori diversi come l’energia, le telecomunicazioni e i servizi digitalizzati che sono alla base dell’ecosistema MaaS (Mobility as a Service) ancora da costruire.

Per questo Ibe (Intermobility and bus expo) ed Economy hanno organizzato “MaaS: la frontiera della Mobilità sostenibile collettiva – Nuove filiere, innovazione tecnologica e domanda di mobilità”, un dialogo a microfoni spenti, condotto dal direttore di Economy Sergio Luciano, tra alcuni operatori del settore accolti da Corrado Peraboni, Ceo di Italian Exhibition Group, organizzatore di Ibe alla Fiera di Rimini, dal 12 al 14 ottobre 2022, che ha sottolineato la complessità della situazione: «Nella mobilità ci sono così tanti fattori di cambiamento che raramente si vedono in altri settori. Al di là dell’appuntamento annuale, da una parte stiamo cercando di creare dei momenti di incontro periodici della Community per fare il punto della situazione e, dall’altra, di dare vita a iniziative in sinergia con altri eventi fieristici come Key Energy ed Ecomondo, vocate all’innovazione».

La discussione ha avuto come base una indagine sul Tpl voluta da Ibe e realizzata da Gpf Inspiring research, dalla quale emerge come l’intermobilità sia importantissima per circa 7 utenti su 10 (il 68,7%); quasi la stessa proporzione (il 63,6%) ha avuto contezza dei progressi fatti in questo campo.Quasi un utente su due considera positivamente la situazione attuale.

«L’esigenza di intermodalità efficace ed efficiente» ha spiegato Carlo Berruti, direttore scientifico di Gpf Inspiring research: «è elevatissima, in un contesto in cui a circa tre utenti del trasporto pubblico su quattro capita di utilizzare più di un mezzo per uno spostamento-tipo nell’arco temporale di un mese. Secondo gli intervistati è proprio il trasporto su gomma che può e deve farsi “paladino” e “ambasciatore” dell’intermobilità (secondo 6 utenti su 10) investendo soprattutto in sistemi tecnologici all’avanguardia, aspetto ritenuto fondamentale da quasi il 95% del campione».

Claudio Claroni, direttore generale di Club Italia, l’organizzazione che lo scorso anno ha presentato le linee guida per i MaaS, ha esordito ricordando che «l’approccio sui MaaS negli scorsi anni è stato spesso concettuale, ma la costruzione concreta del progetto è complessa. Il problema sono gli attori in gioco, con quale ruolo e le tecnologie utili. È significativo che, in Italia, un’azienda di trasporto pubblico su due usi la carta e, spesso, ci sia una bassa digitalizzazione. Per queste realtà è impossibile partecipare a un MaaS. Bisogna integrare il Tpl con la sosta, il car sharing, le bici, i taxi, e il MaaS dirà con quali mezzi andare da A a B in modo pratico. Se tecnologia e accordi tra i vari operatori non sono costruiti in maniera ottimale, il cittadino non avrà l’integrazione modale».

Un esempio concreto e all’avanguardia arriva dall’Emilia-Romagna, dove esiste già un MaaS regionale che consente di scegliere come spostarsi, integrando le varie forme di trasporto pubblico. Il progetto Roger – ha spiegato Paolo Paolillo, direttore di Tper, Trasporto Passeggeri Emilia-Romagna, che gestisce il trasporto su gomma a Bologna e Ferrara e il servizio ferroviario regionale in partnership con Trenitalia, «è stato avviato nel 2016 partendo dal sistema di bigliettazione elettronica presente in tutta la regione e dall’App Muver: elementi necessari per l’avvio di un sistema Maas. Ancor più importanti i collegamenti con gli altri soggetti di mobilità, sia funzionali e commerciali, ed una struttura adeguata di gestione del MaaS. Oggi, oltre ai titoli di viaggio, è possibile pagare la sosta in molte città ed alcuni servizi a prenotazione e turistici, pianificare il viaggio e ricevere informazioni su orari e capienza effettiva dei bus, oltre che caricare gli abbonamenti gratuiti per studenti. Stiamo infine integrando il car sharing elettrico. Roger conta già 300mila download, 230mila utenti registrati e un fatturato di circa 300mila euro/mese in titoli venduti».

«Il trasporto pubblico sta cambiando e di conseguenza anche il ruolo del Costruttore», ha raccontato Giorgio Zino, Europe sales operations director di Iveco Bus: «dalle tecnologie, alla guida autonoma, alla tipologia dei mezzi. Per realizzare il MaaS serve creare un ecosistema che faciliti la sua implementazione e la connettività “V2X” – protocollo di comunicazione tra veicoli, infrastrutture, passeggeri e network – cambierà in modo radicale il trasporto. Lato servizi, i costruttori dovranno parlare di turn key solutions, battery as a service e battery 2nd life e di software di manutenzione preventiva che si evolvono in base alla necessità degli operatori. Un cambiamento epocale non solo di prodotto, ma anche di competenze delle persone coinvolte nel processo».

La svolta tecnologica è stata al centro anche dell’intervento di Giuseppe Russotti, general manager Italy di Vix Technology, leader mondiale nelle soluzioni per la riscossione automatica delle tariffe e le informazioni sulla mobilità: «La forte domanda di integrazione dei sistemi non si può realizzare senza una vera digitalizzazione. È fondamentale aprire agli accessi digitali ed evitare il gruppo chiuso. Andare verso un gruppo aperto, significa pagare con quello che si ha in tasca, ma in questo modo è solo una integrazione tariffaria, non è ancora un Maas. Per integrarsi le informazioni dovranno essere al centro, secondo un approccio “account based”, un po’ come avviene nel Telepass, ma con una logica aperta. Dovrò poter viaggiare con la mia identità, magari con l’impronta digitale. In una Regione si sta già viaggiando con la tessera sanitaria e stiamo sperimentando l’uso della carta d’identità elettronica».

Alessandro Sosi, dg di OpenMove che realizza software per servizi di mobility as a service, è tornato sui dati emersi dalla ricerca e ha definito «incredibilmente importante» la presa di coscienza del desiderio di intermodalità delle persone. «L’utente» ha affermato «è il driver della rivoluzione MaaS. Quando e se [il MaaS] attecchirà lo stabilirà la domanda dei cittadini che sanno quello che vogliono. Lo dimostra la percentuale del 58,7% che indica l’autobus come protagonista assoluto del cambiamento. Il trasporto pubblico locale è la spina dorsale del MaaS, il fulcro attorno alla quale deve essere completata una offerta globale di altri servizi. Servono, però, due nuovi ruoli: il “Maas integrator” e il “MaaS operator” che permettono di creare un ecosistema meno “push” dal lato offerta e più “pull” dal lato domanda».

Alcuni Paesi europei sono più avanti: lo ha confermato Guido Campra, Country director Italy Tranzer, operatore B2B che distribuisce i servizi dei principali mobility provider europei, portando l’esempio virtuoso della compagnia Shuttel, che ha implementato una piattaforma Maas dedicata ial “mobility management”: «Le imprese sono interessate a promuovere la mobilità green tra i propri dipendenti, favorendo il trasporto pubblico. In Italia giustamente ci si focalizza sul MaaS territoriale con l’obiettivo di soddisfare l’utenza principale: i cittadini. Ma per raggiungere target differenti, come i 220 milioni di turisti stranieri che ogni anno visitano l’Italia, è necessario ribaltare il paradigma e veicolare i servizi di mobilità attraverso le App dei grandi aggregatori, già installate e utilizzate».