di Federico Pirro, Presidente onorario Cesdim

Le ultime previsioni dell’Ocse sulla crescita del Pil italiano nel 2024 lo attesterebbero ad un +0,7%: una stima che, pur formulata da un’Organizzazione internazionale autorevole, ci pare sottodimensionata alla luce di diversi fattori.  In primo luogo è opportuno ricordare che l’Istat ha appena evidenziato – e siamo dinanzi a stime provvisorie che abitualmente vengono riviste al rialzo dopo alcune settimane – che nel primo trimestre l’incremento del nostro prodotto interno lordo è stato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, e dello 0,6% su base annua. Con l’effetto di trascinamento dello scorso anno dello 0,2%, già ai primi di maggio si può affermare pertanto che si è accumulato un aumento dello 0,5% sul 2023. A fine anno allora la crescita del Pil potrebbe attestarsi saldamente almeno all’1%, e alla luce di quanto ci accingiamo a dire fra breve, è probabile che sarà la ripartizione meridionale a segnare un incremento del Pil, maggiore rispetto ad altre aree del Paese. Bisogna considerare infatti che stanno andando a regime i grandi lavori previsti dal Pnrr, i cui stati di avanzamento non sempre peraltro vengono poi tempestivamente trasmessi al Regis dai soggetti beneficiari o attuatori. Ma i cantieri sono aperti, procedono con speditezza e producono gli effetti indotti attesi su tutte le filiere collegate all’edilizia: basti pensare – solo per riferirci all’Italia meridionale – ai lavori in corso sulla ferrovia Bari-Napoli a quelli del nodo ferroviario di Bari-Sud e del nuovo palazzo di giustizia nel capoluogo pugliese, ai cantieri sulla tratta ferroviaria Palermo-Catania-Messina, ai lavori sulla statale 106 ionica, ai cantieri nella città di Bari non solo per l’edilizia pubblica finanziata dal Pnrr, ma anche per quella privata nel comparto abitativo, e ai lavori per il dissalatore dell’Aqp sul Tara in provincia di Taranto che sarà il più grande d’Italia.

Nello scenario nazionale poi il Mezzogiorno – in cui lo scorso anno si è registrato il più elevato incremento percentuale di occupazione (+3,5), rispetto alle altre tre ripartizioni del Paese (Nord Est + 1,7, Nord Ovest +1, e Centro +2) – potrà avvalersi anche: a) di quanto previsto negli accordi per la coesione sottoscritti fra le Regioni che li hanno già concordati con il Ministero per il Sud; b) sulla crescita dell’agricoltura e dell’industria manifatturiera che nel 2023 hanno registrato esportazioni percentualmente più elevate di quelle di altre ripartizioni del Paese (+16,8, a fronte di un -3,4 nel Centro, di un -1 nel Nord Est, e di un +2,7 nel Nord Ovest ); c) di un aumento delle estrazioni petrolifere in Basilicata, appena autorizzato dalla Regione al raggruppamento di imprese Total-Shell e Mitsui che nell’area di Tempa Rossa inizieranno le perforazioni nei bacini Gorgoglione 3 e 4; 4) di un aumento della produzione di autoveicoli nei grandi plant di assemblaggio di Pomigliano d’Arco e S.Nicola di Melfi, non appena partirà a fine mese il nuovo set di incentivi all’acquisto predisposto dal Mimit.

La Puglia, ma non solo essa, potrà dare ancora una volta un contributo significativo alla crescita del Pil italiano grazie ai tre grandi comparti che ne trainano l’economia, ovvero l’agrifood, l’industria leggera – ma anche quella capital intensive – e il turismo, a sua volta generatore di domanda non solo di beni industriali di varia natura ,ma anche di molteplici servizi.

Ma se queste nostre previsioni trovano fondamento in analisi  rigorose delle dinamiche reali del settore primario e dell’industria presenti in Puglia e nel resto dell’Italia meridionale, e negli effetti derivanti dalle scelte del Ministero, bisogna sottolineare con forza che nei territori del Sud e negli ormai articolati sistemi produttivi che li caratterizzano sarebbe possibile fare ancora molto di più in termini di aumento delle produzioni e delle esportazioni, così come nel campo dell’accoglienza turistica.

Le agevolazioni esistono, il Pnrr pone tuttora a disposizione delle imprese attraverso i suoi bandi elevate quantità di risorse che bisogna saper intercettare. La legge voluta dal Ministro Fitto istitutiva, com’è noto, della Zes unica, ha messo a punto, con gli Accordi per la coesione, un sistema di impiego coordinato fra Ministero e Regioni di finanziamenti derivanti dal Piano di resilienza, dall’Fsc, dai fondi strutturali, e dal Piano complementare che, andando a  pieno regime, produrrà un effetto macroeconomico non irrilevante non solo per il meccanismo di accumulazione del Meridione, ma anche per quello dell’intero Paese, perché gli investimenti nel Sud alimentano anche l’industria del Centro-Nord, come ha più volte evidenziato la Srm del Gruppo Intesa Sanpaolo.

Ma è necessario che sia soprattutto il sistema delle imprese ed in particolare delle Pmi meridionali a favorire con un colpo di reni – che vorremmo fosse veramente ‘epocale’ – un ulteriore aumento dei Pil regionali incrementando gli investimenti, migliorando la redditività aziendale con pratiche gestionali ben più accurate, aprendo il capitale sociale delle proprie società all’ingresso di fondi di private equity, e inaugurando nuove filiali estere. Un numero crescente di imprenditori del Sud si è già incamminato su tali strade, ma è necessario che aumenti ancora e di molto la platea degli operatori che puntano ad una crescita accelerata delle proprie imprese, senza chiedere sempre e soltanto sgravi sul costo del lavoro – ancora necessari, intendiamoci, ma solo per assunzioni di disoccupati, donne e disoccupati cinquantenni di ritorno – e senza farne una priorità ineludibile, perché alla lunga potrebbero anche diventare una droga, impedendo, o almeno facendo rinviare nel tempo, tutti gli altri interventi per un drastico miglioramento della redditività e per la  crescita aziendale.

Insomma è una sfida alta quella che attende il mondo imprenditoriale pugliese e meridionale. Il prossimo quinquennio, scandito dalle tappe di impiego prima dei fondi del Pnrr entro le metà del 2026, e poi delle altre risorse comunitarie e nazionali, sarà decisivo per il consolidamento strutturale del sistema industriale del Sud. Ci si mostri allora, senza renitenze ed inutili alibi, all’altezza di una sfida tanto incombente quanto esaltante.