
di Valentina Fontana Co-CEO and Corporate Strategy & Development Vice President e membro della Giuria del Premio Di padre in figlio
L’introduzione di un Codice di Autodisciplina per le imprese familiari rappresenta un passaggio che va ben oltre la dimensione tecnica della governance. È, prima di tutto, un segnale di maturità culturale del nostro capitalismo familiare.
Le imprese familiari costituiscono l’ossatura del sistema economico italiano ed europeo. Sono realtà capaci di coniugare visione di lungo periodo, radicamento territoriale e forte identità valoriale. Tuttavia, proprio ciò che rappresenta la loro forza, la centralità della famiglia, può diventare, in assenza di regole chiare, un elemento di fragilità.
Il nuovo Codice interviene esattamente su questo punto: non impone, ma orienta. Non sostituisce l’autonomia imprenditoriale, ma la accompagna con principi che rafforzano trasparenza, equilibrio tra organi, chiarezza dei ruoli e pianificazione del passaggio generazionale.
Uno degli aspetti più rilevanti del Codice è il riconoscimento che la governance nelle imprese familiari non può essere lasciata esclusivamente alla consuetudine o alla fiducia personale. La fiducia è un valore fondante, ma deve essere sostenuta da processi chiari: separazione tra proprietà e gestione, definizione dei criteri di ingresso dei familiari in azienda, valutazione meritocratica, presenza di amministratori indipendenti sono strumenti che non snaturano l’identità familiare, bensì la proteggono nel tempo.
L’autodisciplina, in questo senso, diventa uno strumento di responsabilità collettiva. Non è un adempimento formale, ma un impegno verso stakeholder, collaboratori, partner finanziari e comunità di riferimento.
Un altro punto centrale è il tema della successione. Troppo spesso il passaggio generazionale viene affrontato come un momento critico da gestire nell’urgenza, anziché come un percorso da pianificare con largo anticipo.
Il Codice richiama l’importanza di pianificare la leadership futura, formare le nuove generazioni, definire criteri oggettivi per ruoli e responsabilità, gestire in modo strutturato il dialogo tra famiglia e impresa.
Questo approccio consente di trasformare il passaggio generazionale da potenziale fattore di discontinuità a leva di innovazione e rafforzamento strategico.
In un contesto competitivo sempre più globale, la qualità della governance incide direttamente sulla credibilità dell’impresa. Investitori, istituti finanziari e partner industriali valutano sempre più attentamente l’assetto organizzativo e decisionale.
Un Codice di Autodisciplina, se applicato con coerenza, può infatti migliorare il profilo di rischio percepito, facilitare l’accesso a capitali e sostenere percorsi di crescita, internazionalizzazione e innovazione.
L’elemento più interessante di questa iniziativa è proprio il carattere volontario. L’autodisciplina implica una scelta consapevole: significa decidere di dotarsi di regole prima che siano imposte.
Per molte imprese familiari questo rappresenta un cambio di paradigma. Significa passare da una governance basata prevalentemente sulla dimensione personale a una governance capace di sostenere la complessità, la crescita dimensionale e l’apertura a nuovi scenari.
In definitiva, il nuovo Codice non deve essere letto come un vincolo, ma come un’opportunità: l’opportunità di consolidare il modello dell’impresa familiare come forma evoluta di capitalismo responsabile, capace di unire radici profonde e visione di lungo periodo.
Per chi, come noi, crede nella centralità dell’impresa come progetto generazionale e non solo economico, questa iniziativa rappresenta un passo importante verso una cultura imprenditoriale ancora più solida, trasparente e sostenibile, una strategia e una visione che, come Fontana Group, abbiamo scelto di seguire ormai da tempo e che riteniamo essere alla base dei nostri risultati di successo.
















