La locandina del film Il Caimano

Dal quadrilatero del Monza calcio prometteva: “Torno in campo e tra 8 mesi Forza Italia sarà sopra il 20%”. Risalgono a un mese fa queste dichiarazioni del Cav, che risuonano oggi come l’ultimo colpo di coda disperato del Caimano (forse finito).

In realtà, i calcoli Silvio Berlusconi li sa fare molto bene. Del resto, tra i tanti processi che lo hanno “perseguitato”, in un solo caso, ricorderete, è stato condannato in via definitiva. Nove anni fa, era il primo agosto 2013, la sezione feriale della Corte di cassazione, presieduta da Antonio Esposito, confermò la condanna a 4 anni di detenzione per frode fiscale nell’ambito della compravendita dei diritti Tv. Più tardi arriverà la pena accessoria di 2 anni di interdizione dai pubblici uffici (pena confermata il 18 marzo 2014). La Suprema corte lo condannò a raccontare barzellette agli anziani del centro clinico di Cesano Boscone. Più che affidarlo ai servizi sociali gli affidano il cabaret.

Ma il pericolo per Berlusconi non si insinuava solo nelle aule di Tribunale. La legge che porta il nome di Paola Severino, ministra tutta d’un pezzo della Giustizia nel governo tecnico Mario Monti dal 2011 al 2013, lo costrinse a un pit stop elettorale. Infatti, il 27 novembre 2013 il Senato della Repubblica votò a favore della sua decadenza da senatore, così l’ex presidente del Consiglio perse la carica di parlamentare, proprio per effetto della legge Severino. Berlusconi non potrà candidarsi alle ultime elezioni politiche, quelle del 2018.

Non sappiamo se gli annunci di queste ore siano la solita barzelletta che non fa molto ridere. Ieri, il capo di Forza Italia ha dichiarato che non voleva far cadere il governo Draghi, il quale gli è apparso stanco per un esecutivo bis. “Ha rifiutato il bis e ha colto la palla al balzo per andarsene”, ha svelato, dopo aver dato l’estrema unzione ai ministri azzurri Gelmini e Brunetta: “Riposino in pace. Sono esponenti senza seguito, né futuro politico!”. Qualche ora più tardi lo pianterà in asso anche la ministra Carfagna, pure lei fuori da Forza Italia.

Ma come stanno le cose realmente? Poco fa l’ex presidente della Bce ha smentito le “rivelazioni” di Berlusconi. Anzi, si è pure infastidito. Contrariato, ha replicato: “Falso. Non ero stanco, ma un bis sarebbe durato un giorno”.

La verità è che Silvio, come tanti protagonisti di questa commedia surreale, aveva fretta di andare al voto. L’appuntamento elettorale del prossimo 25 settembre era tanto atteso da tempo, e molto desiderato da tanti. Per Berlusconi potrebbe essere la prima volta alle elezioni politiche dopo l’incandidabilità decaduta nel 2018. Gli anni precedenti deve averli passati a spillare la Severino e la Boccassini in formato bamboline woodoo posate al fianco del lettone ben caldo di Putin.

Non è chiaro in che modo scenderà in campo. Berlusconi si è limitato a un annuncio criptico: “Io sarò ancora qui in campo perché sento la responsabilità di essere presente con la mia azione per il mio Paese. Io sarò tutti i giorni qui a raccontare il programma che ho già scritto per il 2023 e che conterrà novità. È un programma veramente avveniristico che porterà il cambiamento per l’Italia. Non stiamo pensando a liste uniche (del centrodestra, ndr). Ciascun partito continuerà con la propria identità”.

Ma chi sarà l’eventuale presidente? Nel centrodestra si litiga già per la premiership.

 

Come si vota, quando e come sarà la campagna balneare

Ora tutti guardano al futuro, che è già qui. Più che elettorale, sarà una campagna balneare, sui bagnasciuga o al Papeete Beach (Salvini lo sa che si torna sempre dove si è stati bene!). I simboli di partito dovranno essere depositati sotto Ferragosto, dal 12 al 14 agosto. Si voterà molto probabilmente il 25 settembre.

Il 26 agosto si aprirà il sipario della propaganda e si potranno affiggere i volti delle nuove promesse. Il 15 ottobre è prevista la prima seduta dell’eletto Parlamento.

“Ma ha senso votare?”, è la domanda che in tanti si pongono. Più che il voto a non avere senso (siamo in democrazia, vivaddio!) e la legge elettorale che non ha molto senso, e che da anni la Corte costituzionale, tra una bocciatura e un invito formale, suggerisce di modificare, per rendere i rami del Parlamento più robusti e pronti a reggere i colpi delle ripetute crisi, delle penose transumanze e campagne acquisti.

Dunque, si rivoterà con il vituperato sistema misto Rosatellum. Misto sia per la Camera che per il Senato, con circa un terzo dei parlamentari eletto in collegi uninominali e due terzi in collegi plurinominali piccoli, con liste di nomi bloccate, che non possiamo scegliere.

Con il taglio dei parlamentari si passa da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori.

I collegi uninominali sono assegnati con il sistema maggioritario ed eleggeranno 147 deputati alla Camera e 74 senatori al Senato. I collegi plurinominali porteranno 245 eletti alla Camera e 122 al Senato. A questi si aggiungono i 12 collegi riservati ai deputati e ai senatori eletti all’estero (8 alla camera e 4 al senato).

 

Chi vincerà le elezioni politiche 2022? Scenari ancora imprevedibili

Gli scenari sono imprevedibili. Di sicuro il Rosatellum favorisce le grandi coalizioni, costringendo i piccoli partiti a diluirsi nei gruppi (e una volta eletti a ricattare le maggioranze poco solide). Un centrosinistra diviso potrebbe portare il centrodestra (con a capo, probabilmente la Meloni) a una maggioranza ampia.

Non si escludono convergenze in un grande centro (ribattezzato campo largo) dove confluiranno transfughi, ex ministri, e pezzi vari ed eventuali.

Il problema si presenterà a urne chiuse. Con il taglio dei parlamentari (un risparmio irrisorio di fronte all’enorme buco nero degli sprechi) aumenterà il potere di ricatto dei piccoli partiti. Soggiacere ai ricatti, oppure l’alternativa è sempre la stessa: l’instabilità politica, con un Parlamento in campagna elettorale perenne.

Ieri Mattarella ha sciolto le Camere in un tempismo perfetto, giusto in tempo per salvare il “vitalizio” dei parlamentari uscenti. Il Cav crede davvero di tornare alla guida di un governo. Immaginiamo che Nanni Moretti sia ancora lì, dietro e davanti alla macchina da presa a pregustare il momento, pronto a riscrivere il finale de Il Caimano che non è ancora finito.