Anticiclico lo è di sicuro. E in un mondo e in un mercato che – per usare un acronimo mai passato di moda, anzi – è sempre più V.u.c.a. (Volatility, uncertainty, complexity and ambiguity), è già tanta roba. La clientela, insomma, non è mai stata un problema, a maggior ragione dopo l’ultimo biennio di Covid (che per dare un’idea, tra gennaio e giugno 2021, ha fatto registrare 29 mila decessi in più della media 2015-2019).

Un business vivo e vegeto

Se poi ci aggiungiamo che l’Italia è un Paese sempre più vecchio – attualmente gli over 65 sono 14 milioni – va da sé che quello del “caro estinto” nel nostro Paese non è solo e sempre un gran bel business, ma ha anche un outlook piuttosto positivo nel medio periodo.

Qualche numero? Con 6 mila imprese attive e 50 mila occupati, tra diretti e indiretti, il giro d’affari che l’intera “filiera produttiva” del comparto funerario (ovvero fiori, bare, cerimonie e ammennicoli vari) muove in Italia ammonta a oltre 1,7 i miliardi di euro. Mica male per un settore che – perdonate la battuta – è sempre a lutto. E che ci crediate o no, anche questa apparentemente poco dinamica attività si sta affacciando nell’ecosistema digitale.

Anzi, a sentire Lastello.it, una startup che si occupa di innovare il mercato funerario («e portare trasparenza nel settore con tecnologia, aiutando chi affronta un momento di vulnerabilità a non cadere vittima di errori o peggio di raggiri» puntualizza il suo founder Gianluca Tursi), è già tempo di parlare di “funerali 2.0”.

Non ci sono più i funerali di una volta

Secondo un “simpatico” studio titolato “Death Care Services Global Market Opportunities and Strategies to 2030: COVID-19 Impact and Recovery”, che fornisce una panoramica mondiale del comparto, il mondo funerario sarebbe in grande evoluzione: “il mercato offline – si legge – sta perdendo quota nei confronti di quello online, e proprio per quest’ultimo è prevista una crescita del 7,8% nel periodo 2020-2025. La presenza sul web, quindi, diventerà imprescindibile anche per gli operatori di questo segmento”.

Lastello.it ha appena diffuso la sua prima comparazione su servizi funerari e digitalizzazione, realizzata, spiega la startup, sulla base del suo osservatorio: chi fa le ricerche online per trovare la migliore offerta, le città dove si usa di più internet per organizzare tutto, le voci di costo, i prezzi, le modalità e ovviamente le nuove tendenze, tra cui cremazioni senza cerimonia in chiesa, le esequie da pagare a rate, i funerali “personalizzati”. Un’analisi – anche un po’ inquietante – che restituisce appunto la fotografia delle principali tendenze del settore funerario digitale degli ultimi 12 mesi. Vediamo cosa dice.

Dove e come si fanno le esequie 2.0

Dall’analisi – in effetti alquanto meticolosa – viene fuori che a occuparsi della ricerca online per i funerali del caro estinto sono in maggioranza i giovani adulti tra i 25 e i 34 anni. I ragazzi e gli over 55 sono quelli invece che si defilano da questo tipo di ricerche che non vede distinzione di sesso: uomini e donne compulsano la tastiera in ugual misura alla ricerca di pompe funebri e prezzi delle bare più a buon mercato.

A vincere invece l’insolito primato delle “città più tecnologiche”,quelle cioè dove si richiedono più preventivi online per i servizi funerari, è Milano, con oltre 60mila richieste (19,81%), seguita da Roma con 43.900 ricerche in rete (14,33%). Molto distaccate Torino (12mila richieste di informazioni online) e Napoli (11mila). Agli ultimi posti Palermo (1,7%) e Catania (1,67%): evidentemente in Sicilia sono più tradizionalisti nell’occuparsi del morto.

Meglio cremare, costa poco ed è pure eco-friendly

Interessanti le risultanze sulle modalità di sepoltura più in voga: stando ai dati di Lastello, la cremazione è diventata a tutti gli effetti la pratica più diffusa: cresce a ritmi del +10% mese su mese e a preferirla ormai è il 64% degli utenti, contro un 18% che sceglie la tumulazione e un altro 18% l’inumazione. Ma chi pensa che a spingere in questa direzione ci sia solo un fatto sentimentale – la volontà di tenersi in casa le ceneri del proprio caro – è destinato a rimanere deluso. Le ragioni sono più prosaiche. La gente infatti sceglie la cremazione innanzitutto per risparmiare e poi anche – strano ma vero – “per impattare meno sull’ambiente”. Sarà…

Se proprio devi morire fallo a Roma, si risparmia   

E i costi medi dei funerali organizzati online? Quanto spendono gli italiani? La comparazione di Lastello.it risponde anche a questo quesito, ovviamente. Chiarendo innanzitutto che se le voci di costosono la cassa (da morto) e accessori (è quella che impatta di più, 45% sul costo complessivo) il carro funebre (20%), l’urna, i valletti, la vestizione della salma, i fiori e il disbrigo delle pratiche (in questo caso escludendo la tassa di cremazione e i costi cimiteriali), quale che sia lo standing del funerale (economico, standard o superior…) in Italia costa di meno morire al Sud che al Nord ma il posto migliore resta il Centro.  

Il prezzo per un funerale medio in Settentrione va infatti da un minimo di 1.850 fino a massimo 3.785 euro. Da Napoli in giù un po’ si risparmia: la forchetta è 1.815-3.350 euro. Alla fine, se proprio si deve morire, conviene tirare le cuoia a Roma e dintorni. Nel centro Italia, infatti, i prezzi risultano sensibilmente più bassi: un funerale si fa con 1.320 euro e se proprio vuoi spendere, non sborserai più di 3000 euro.

Vuoi essere trendy? Cerimonia laica e funerale a rate

«Nella nostra analisi non mancano i nuovi trend, specchio dei grandi cambiamenti sociali che si stanno affacciando anche su questo mercato. La cremazione senza cerimonia in chiesa, ad esempio, è sempre più ricercata a testimonianza di come l’aspetto religioso non sia più così preponderante – spiega Gianluca Tursi, commentando i risultati della comparazione di Lastello.it – i funerali a rate, invece, sono sempre più richiesti, così come la dispersione delle ceneri in luoghi cari al defunto, una pratica consentita in Italia solo rispettando alcune regole, come avere il consenso dell’amministrazione comunale e l’esplicita richiesta dal defunto attraverso un testamento o tramite coniuge, figli o genitori con dichiarazione verbale resa in vita di fronte a un pubblico ufficiale. Ci sono anche specifiche regole sui luoghi in cui è permesso e in cui non è possibile farlo».

Scusi, dovrei morire a breve, quanto pago?

La tecnologia, in tutto questo, è sempre più invasiva, come in ogni altra attività umana. I preventivi online (magari chiesti dallo stesso morituro) prima del decesso vanno alla grande, così come sempre più diffusi sono quelli per richiedere l’estumulazione o la riesumazione del defunto. Molte persone, evidenzia ancora l’analisi di Lastello, “iniziano a scegliere sempre più opzioni che rispettano l’ambiente nella scelta di servizi e prodotti dedicati ai funerali e sempre più comune è il fatto che numerose persone pagano in vita il prezzo del proprio funerale, per non gravare poi sui cari”. C’è interesse anche per i funerali “personalizzati” in base alle passioni del defunto, come le canzoni durante la cerimonia o gli allestimenti a tema della funzione.

Sostenibili a tutti i costi, pure da morti

«I numeri ci dicono che il comparto ha un suo peso specifico dal punto di vista economico, ma non solo – conclude Tursi – quello che emerge è che il digitale sta entrando in maniera consistente in questo segmento e con esso le sensibilità che la nostra società sta sviluppando anche negli altri ambiti della vita quotidiana, pensiamo alla sostenibilità e alla semplificazione che diventano due temi fondamentali anche quando si tratta di funerali».