Per 7 persone su 10 buono pasto e piano welfare sono requisiti irrinunciabili nella scelta del lavoro, ma meno di un’azienda su due (il 42%, per essere precisi) ha un piano di welfare strutturato. Incrociando i dati dell’Osservatorio Edenred Italia con quelli dell’indagine da Bva Doxa sul sentiment dei lavoratori, emerge tutta la contraddizione di un Paese a doppia velocità, in cui il 46% delle imprese non ha ancora implementato alcun piano welfare (e il 12% non risponde alla domanda), e anche tra le grandi imprese, quelle con più di 1.000 dipendenti, la situazione non migliora di molto: lo ha solo il 53% e soprattutto nelle regioni del Nord Italia (46%). Eppure, tra il dire di voler attrarre talenti e il riuscire a farlo, basta davvero poco più di un buono pasto. «C’è ancora molto spazio di crescita per il welfare aziendale, soprattutto tra le medie imprese, che rappresentano il 56% delle aziende che non hanno ancora nessuna soluzione di welfare», spiega a Economy  Giulio Siniscalco, Commercial Director Benefit & Engagement di Edenred Italia. Non solo: «Il welfare aziendale – aggiunge Siniscalco – svolge un ruolo chiave di sostegno e integrazione del welfare state, integrando la retribuzione delle famiglie e rispondendo ai bisogni delle persone, nelle diverse fasce di età e fasi di vita. Un approccio che migliora significativamente l’equilibrio tra vita privata e lavoro, il benessere dei dipendenti e impatta significativamente sulla produttività aziendale».

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Giulio Siniscalco

Attualmente, è il buono pasto il benefit più erogato, con il 41% dei dipendenti che lo riceve, con un valore medio di poco inferiore ai 7 euro. Si tratta soprattutto di aziende con oltre 1.000 dipendenti (il 51%), con un piano welfare strutturato (il 54%). A seguire, i servizi per la salute (31%) e le convenzioni e scontistiche (25%). Il 75% degli intervistati considera molto valido lo strumento dell’incentivazione per incrementare e favorire l’employee engagement e oltre il 52% indica nei buoni pasto un’importante funzione in tal senso. Questo ne fa, per 7 intervistati su 10, un benefit irrinunciabile nella scelta del lavoro di domani, insieme alla presenza di un piano welfare. Al fianco la possibilità di cambiare azienda per una che offre un piano welfare più vantaggioso (70%). Sempre un dipendente su due, infine, ritiene i buono pasto il benefit più utile per le proprie esigenze, seguiti dai buoni benzina (41%) e dai servizi per la salute (38%), in particolare come strumento di integrazione al reddito: tra i fattori di preoccupazione che maggiormente impensieriscono gli italiani, infatti, figurano due tematiche legate al costo della vita, ovvero il timore dell’inflazione, condiviso da 67% degli intervistati, e l’aumento dei costi dell’energia, espresso dal 48%.

Ma quello che è interessante è il dato di partenza dell’indagine Edenred: il cosiddetto “credito welfare pro capite”, cioè la disponibilità̀ media di spesa per ciascun beneficiario, che per l’anno 2023 ammonta a 910 euro. Un valore in crescita, se paragonato agli 850 euro del 2021, ma in leggero calo rispetto ai 940 euro del 2022, dato quest’ultimo influenzato dal provvedimento che a fine anno aveva innalzato il limite di spesa dei Fringe Benefit a 3.000 euro, misura poi non confermata nel 2023. Il 54% del campione ha beneficiato di un’erogazione fino a 500 euro, il 19% tra i 500 e i 1.000 euro, il 16% tra i 1.000 e i 2.000 euro, il 6% tra i 2.000 e i 3.000 euro, mentre solo il 5% supera i 3.000 euro. A far la parte del leone, i servizi finanziari con 1.683 euro, in testa agli altri comparti: i servizi professionali con 1.181 euro, nel settore degli immobiliari con 1.117 euro, mentre nell’industria e nel manifatturiero, che rappresentano il campione più ampio per numero di imprese e beneficiari, la quota media è di appena 693 euro.

«Nel 2023 la percentuale di utilizzo del credito disponibile è stata dell’80%, a fronte di un residuo di credito welfare non utilizzato del 20%», precisa Siniscalco. «Si tratta di un valore in leggera crescita rispetto ai due anni precedenti: era il 79,3% nel 2021 e il  79,8% nel 2022». Come viene utilizzato il credito? Nell’Osservatorio Welfare di Edenred Italia si nota come prevalgano i fringe benefit con il 31,8% del totale, seguiti dall’area ricreativa con il 29,5%. Seguono i capitoli della macroarea sociale, come istruzione (19,6%), previdenza integrativa (9%), assistenza sanitaria (5%) e assistenza ai familiari (1,2%), che insieme compongono il 34,8% della spesa complessiva. In assoluto, il principale trend di crescita riguarda le voci dei fringe benefit e dell’area ricreativa, che totalizzano il 61% della spesa e che nel 2017 valevano insieme il 27,9% (i fringe benefit, particolarmente, sono passati dal 16,2% del 2017 al 31,8% del 2023). Di contro, nello stesso arco temporale, la spesa per l’istruzione si è ridotta, passando dal 31,1% del 2017 (con un picco del 33,8% nel 2019) al 19,6% del 2023. Insomma: un terzo fringe benefit, un terzo viaggi e un terzo sociale.

Il campanello d’allarme dell’indagine Bva Doxa riguarda il rischio burnout: il 76% dei dipendenti dichiara di aver provato almeno un sintomo. Tra i principali stati vissuti, il 35% ha indicato una sensazione di sfinimento, percentuale che sale al 43% tra i Millennials, nonché un calo dell’efficienza lavorativa (30%), dato che cresce fino al 38% per la Generazione Z.«Il piano welfare è un antidoto al burnout, perché aumenta l’engagement e la soddisfazione al lavoro», sottolinea Siniscalco. «Più ingaggiati e motivati, i dipendenti che fruiscono di piani di welfare segnalano un elevato benessere lavorativo ed emotivo e si sentono responsabilizzati e apprezzati». In effetti. il 62% indica nel sentirsi responsabilizzato il valore più importante, seguito dal sentirsi apprezzato (52%) e coinvolto (51%). Il 68% dei dipendenti ritiene molto rilevante l’impatto della condizione lavorativa sul benessere mentale e psicologico, percentuale cresce all’87% tra coloro che hanno un elevato benessere lavorativo, al 71% tra la Generazione X.

«Gli strumenti welfare sono sempre più variegati per adattarsi alle esigenze dei dipendenti e soddisfare diversi obiettivi aziendali: dal buono pasto come strumento di integrazione al reddito, a piani welfare più strutturati per supportare il work-life balance.», rimarca Siniscalco.  Per questo Edenred ha sviluppato un nuovo strumento: Edenred Engagement. Già utilizzata da oltre 4.500 aziende e 8 milioni di utenti in UK, Usa e Australia, la nuova piattaforma di Edenred Italia è rivolta alle aziende di ogni settore per supportare le funzioni HR nello sviluppo e nella gestione di efficaci strategie di employee engagement  in un contesto in cui quasi un italiano su due si dichiara insoddisfatto del proprio lavoro. «Edenred Engagement ridefinisce la relazione azienda-dipendente e il modo di vivere il lavoro», spiega il Commercial Director Benefit & Engagement di Edenred Italia. «Questa nuova soluzione amplia la gamma di esperienze a disposizione delle aziende per attrarre, coinvolgere, motivare e trattenere i talenti. Se fino a poco tempo fa per coinvolgere le persone erano sufficienti strumenti tradizionali di incentivazione, oggi è essenziale che la retribuzione sia integrata da riconoscimenti tangibili che influiscono sul clima aziendale e sulle performance delle persone. Per questo Edenred si pone come interlocutore unico per le aziende e i responsabili delle risorse umane nel gestire e rendere efficace la relazione con le proprie persone, incentivandole e trattenendole con una gamma di strumenti personalizzabili in base alle esigenze reali e specifiche di ogni popolazione aziendale, in qualsiasi territorio e di qualsiasi fascia d’età».