di Giovanni Talente
Dei 6.700 miliardi di dollari che secondo McKinsey serviranno entro il 2030 per costruire la capacità di calcolo mondiale, il 60%, pari a 4.200 miliardi, è destinato a chi produce l’apparato informatico, cioè semiconduttori e hardware di calcolo. Il resto va altrove, e all’interno della spesa per apparecchiature non informatiche la voce alimentazione e raffreddamento pesa tra il 47 e il 58% del totale: trasformatori, quadri elettrici, gruppi di continuità, generatori, impianti di climatizzazione. Quanto quella parte della filiera pesi sui tempi effettivi lo mostrano i dati italiani. Al 21 agosto 2026 risultavano depositate presso Terna 531 domande di connessione alla rete di trasmissione per progetti di data center, per una potenza complessiva di 95,38 gigawatt, contro il gigawatt scarso di richieste registrato nel 2021. Di quelle 531 domande, quindici hanno raggiunto la fase più avanzata dell’iter di connessione, per complessivi 1,88 gigawatt, e i data center oggi collegati alla rete come specifiche unità di consumo sono otto: il primo è stato connesso nel 2017, tre sono entrati in servizio nel 2026 e altre quattro connessioni sono attese nei prossimi mesi, tutte in Lombardia.
La coda italiana è cresciuta rapidamente. Le richieste valevano 5,40 gigawatt nel 2023 e 31,28 nel 2024; nei primi otto mesi del 2026 sono arrivate 300 domande per 58,7 gigawatt, il 48,2% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, quando erano state 215 per 39,6 gigawatt. La Lombardia da sola raccoglie 290 domande per 46 gigawatt, in larga parte concentrate su Milano. Il fenomeno non è nazionale. Il 2 settembre Reuters ha pubblicato un’analisi firmata da Clare Jim dedicata ai fornitori di apparecchiature per l’alimentazione e il raffreddamento che stanno beneficiando della costruzione di data center su scala globale, un gruppo di imprese meno noto rispetto ai produttori di semiconduttori. Il riferimento dimensionale è la stessa stima di McKinsey, che colloca a quasi 7.000 miliardi di dollari gli investimenti cumulati necessari entro il 2030, con una domanda di data center in crescita del 22% l’anno in termini composti fino a 220 gigawatt, quasi sei volte il livello del 2020.
Le grandezze fisiche coinvolte stanno cambiando rapidamente. Secondo le stime di Bank of America riprese da Reuters, il consumo elettrico per singolo rack destinato all’intelligenza artificiale potrebbe superare 1,5 megawatt entro la fine del 2030, quasi cento volte il valore di un rack convenzionale. La stessa banca prevede che il raffreddamento a liquido arrivi a rappresentare il 70% delle nuove installazioni nei data center per l’intelligenza artificiale entro il 2030, contro circa il 30% attuale; McKinsey stima che questa tecnologia possa ridurre i consumi energetici di oltre il 27%. Sul fronte dei tempi, l’analisi riporta che gli operatori chiedono strutture pronte in sei mesi, mentre i ritardi di allacciamento alla rete nei mercati emergenti possono arrivare a ventiquattro mesi.
In Italia i tempi sono più lunghi e vanno misurati con un altro metro. L’allacciamento di una grande utenza industriale alla rete di trasmissione richiede oggi tra tre e sette anni, considerando richiesta di connessione, valutazione tecnica, progettazione, autorizzazione e realizzazione delle opere. Terna ha pianificato 16,6 miliardi di euro di investimenti sulla rete di trasmissione nel periodo 2024-2028, e il decreto Bollette classifica i data center di rilevanza strategica come utenze prioritarie per l’allaccio. Il confronto con la dimensione del sistema aiuta a leggere i 95,38 gigawatt richiesti: la potenza complessivamente installata sul sistema elettrico italiano è di circa 120 gigawatt e il picco storico di domanda si colloca intorno ai 60 gigawatt nelle ore più calde d’estate.
La lunghezza della coda ha una spiegazione procedurale. Presentare domanda di allacciamento comporta oneri iniziali contenuti, e la normativa dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente impone a Terna di non respingere preventivamente le richieste di connessione. Il preventivo viene emesso dopo la domanda dell’operatore e, come osservava il docente dell’Università di Padova Roberto Bignucolo, in quel momento il gestore di rete «non ha alcuna informazione sulla effettiva fattibilità» tecnica, ambientale e finanziaria dell’investimento. Ne consegue che il totale delle richieste non misura la domanda reale ma il numero di opzioni aperte sulla rete.
Un’indicazione di quanto quel numero si tradurrà in impianti arriva dai dati sull’esecuzione. Secondo l’Osservatorio DataCenter della School of Management del Politecnico di Milano, tra il 2023 e il 2025 è stato effettivamente realizzato il 68% degli investimenti annunciati in Italia, mentre per il triennio 2026-2028 risultano annunciati 83 progetti per un valore potenziale di 25,4 miliardi di euro, con il 72% degli investimenti riconducibile a operatori internazionali non ancora attivi nel Paese. Sono cifre che descrivono un mercato in costruzione, nel quale la spesa non si concentra sui semiconduttori ma si distribuisce lungo una filiera che comprende opere elettriche, impiantistica, edilizia industriale e servizi di manutenzione.
Quattro elementi vanno tenuti presenti nella lettura di questi dati. Il primo è che la coda delle richieste non è una previsione di domanda: le stesse ricostruzioni giornalistiche riportano che Terna considera irrealistico il totale e stima in 1,5-2 gigawatt la capacità che diventerà operativa entro il 2030, meno del 2% delle richieste presentate. Il secondo è che le cifre di McKinsey sono proiezioni al 2030 e non impegni di spesa già assunti. Il terzo è che, come rileva la stessa analisi Reuters, i guadagni di borsa dei fornitori asiatici di apparecchiature per alimentazione e raffreddamento si sono moderati rispetto ai rialzi precedenti, il che indica che il mercato ha già in parte incorporato le attese di crescita del comparto. Il quarto è che i dati italiani sulle domande di connessione e quelli internazionali sugli investimenti misurano grandezze diverse, la potenza richiesta gli uni e la spesa prevista gli altri, e non sono direttamente confrontabili.
















