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Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, già Sviluppo Economico, Adolfo Urso

“L’idrogeno sarà un elemento fondamentale per la transizione ecologica di settori industriali strategici per il nostro paese e a oggi difficili da decarbonizzare, come quello siderurgico, il comparto della carta, la chimica, la ceramica, il cemento e il vetro”, ha esordito così il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso, in occasione del primo Italian Hydrogen Summit, l’evento organizzato da H2IT che ha riunito istituzioni nazionali ed europee, aziende, esperti e operatori del settore. Al centro dell’incontro, l’enorme potenziale del vettore idrogeno, il quale oltre agli investimenti in continua crescita dei privati, può contare sui 3,64 miliardi di euro destinati dal Pnrr allo sviluppo del settore.

Idrogeno, dal governo aiuti per le imprese

Serve una strategia certa e supportata a livello istituzionale per rendere l’Italia leader a livello internazionale nel settore idrogeno. Occorre però una visione unica, una vera e propria strategia che possa consolidare l’attuale fase di sviluppo di progetti idrogeno, permettendo alle aziende di operare in un quadro più sicuro che non metta a rischio gli investimenti fatti e ne abiliti di nuovi. Urso ha sottolineato che “il governo ha messo in campo ingenti risorse a supporto delle imprese per sostenere la creazione di una filiera italiana dell’idrogeno ed è impegnato per creare un quadro normativo e regolatorio di riferimento certo e stabile, in grado di favorire gli investimenti del settore: vogliamo che anche rispetto a questa partita l’Italia possa rivendicare il ruolo che è in grado di interpretare”.

Osservatorio H2IT, i numeri del settore

“Investimenti” è una delle parole chiave per il futuro di questo vettore energetico. Lo dimostrano anche i dati della seconda edizione dell’Osservatorio H2IT: I numeri sul comparto idrogeno italiano, con il settore privato chiamato a svolgere un ruolo trainante per la crescita. Il 65% delle aziende ha registrato un aumento negli investimenti sull’idrogeno nel 2022 e la stragrande maggioranza di essi (70%) proviene da risorse interne delle stesse aziende. Le risorse investite danno, in molti casi, vita a innovazioni tecnologiche concrete. È proprio la mancanza di un quadro normativo chiaro (78%) che mette in difficoltà le imprese, tanto che il 55% indica come prioritario la messa a punto di una strategia nazionale (55%).

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Sostenere la filiera italiana dell’idrogeno

“La filiera idrogeno è giovane, ma sta già raggiungendo traguardi importanti presentandosi oggi robusta e coesa e, soprattutto, senza smettere mai di guardare al futuro.”, ha aggiunto Alberto Dossi, presidente di H2IT. La filiera dell’idrogeno vuole veder nascere una strategia nazionale, che dichiari l’ambizione del paese di svolgere un ruolo strategico, che dimostri che il settore sarà supportato da politiche e risorse adeguate, necessarie e imprescindibili per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Questa strategia deve coinvolgere attivamente aziende, istituzioni e territori, che dovranno lavorare insieme per facilitare l’implementazione dei progetti idrogeno su tutto il territorio nazionale e garantire all’Italia un ruolo di rilievo nella costruzione di questo nuovo mercato”, ha concluso il presidente.