Iannone: «Vi spiego perché l’equità di genere è un vantaggio per tutti”

 
“L’ONU ha inserito la parità di genere al 5° posto tra gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile, un segnale importante che ci dice come questo tema abbia una rilevanza comune riconosciuta e assurga a impegno concreto per tutti i governi a livello globale”: parola di Paola Iannone, imprenditrice, capo del marketing e della comunicazione in All4Labels, tra i leader mondiali del packaging: “La domanda a questo punto – prosegue – è semplice: come affrontano questa sfida le aziende?  Per me si tratta di una sfida personale che ho portato anche all’interno della realtà in cui opero, il gruppo All4Labels, dove è divenuto un obiettivo sentito e condiviso non solo in termini di giustizia sociale ma anche come potente acceleratore economico”.
Dunque c’è un forte collegamento tra sostenibilità e parità di genere?
La parola sostenibilità oggi è abusata, spesso si tratta solo di “greenwashing”, ed è per questo che mi batto affinché si parli di obiettivi e attività misurabili per valutare impatti e benefici. Le aziende manifatturiere sono da sempre molto attente a ridurre l’impatto ambientale e digitalizzare i processi produttivi; secondo me però c’è ancora poca attenzione sull’importanza di ampliare il raggio delle ricadute positive, comprendendo quelle che poi hanno un significato effettivo per le persone.  Spesso infatti si dimentica che le performances di un’azienda sono strettamente collegate al “fattore umano” e che l’inclusione a tutti i livelli sia un viatico per la ricchezza della società.
Quali sono gli effetti che la parità di genere può provocare sulla società?
Quando noi donne abbiamo la possibilità di utilizzare il nostro talento e la nostra energia, cominciamo a usare la nostra voce per esprimere i nostri valori, questo migliora la vita di tutti. Man mano che le donne ottengono diritti, le famiglie prosperano e la stessa cosa vale per la società. Quando lavori su scala globale per includere le donne che rappresentano il 50% della popolazione, lavori per avvantaggiare tutti i membri di ogni comunità. È per questo che l’inclusione non è solo un tema di pari opportunità nei luoghi di lavoro, ma è strettamente collegato alla salute e alla ricchezza della società.
Cosa fare?
Bisogna come sempre guardare dalla giusta prospettiva. Negli ultimi mesi tutti ci siamo concentrati sulle donne nei luoghi di lavoro, sulle inevitabili ripercussioni del COVID, ma in realtà le barriere che da secoli incontrano tutte le donne nel mondo sono ataviche e riguardano la pianificazione familiare, l’accesso all’istruzione, il matrimonio precoce in moltissime regioni e culture del mondo. Ciascuno di questi problemi è causato da barriere che bloccano il progresso delle donne. E quando queste barriere vengono abbattute si genera un cambiamento. Nessuno altro singolo cambiamento può fare di più per migliorare lo stato del mondo.
Quali sono le azioni che state mettendo in campo per promuovere la parità nel vostro gruppo?
L’agenda 2030 prevede un piano preciso per la promozione dell’inclusione attraverso 3 chiare aree di azioni:
·      Abbattere le barriere che le donne devono affrontare nel progresso professionale. In parole povere: PROMUOVERE L’EMANCIPAZIONE FEMMINILE;
·      Aiutare le donne a raggiungere posizioni apicali in settori che hanno un impatto sulla società (tecnologia, media e uffici pubblici);
·      Mobilitare azionisti e consumatori per amplificare la pressione su società e organizzazioni che necessitano di riforme. 
Quanto è importante parlare di violenza economica collegata alla parità di genere?
Non si sente spesso parlare di violenza economica o finanziaria eppure si tratta di una delle forme di violenza di genere contemplate nella Convenzione sui diritti umani, concetto poi ripreso da convenzioni e raccomandazioni a livello internazionale in materia di lavoro.
Si tratta di un fenomeno trasversale, sottovalutato o addirittura sommerso; una forma di violenza subdola e graduale che si manifesta in contesti diversi, da quello lavorativo a quello familiare. Non si tratta solo di non avere un’indipendenza economica – argomento questo che per molte donne è purtroppo ancora una chimera -, ma anche di non avere accesso alle risorse familiari, o di essere derubata o frodata dal partner, essere esclusa dalle scelte economiche della famiglia.
Sul posto di lavoro invece, la violenza economica si manifesta come disparità salariale oltre che di diseguaglianza gerarchica, ed è strettamente connessa con la disparità di genere che vede le donne limitate in mansioni operative o gregarie, lontani dai ruoli apicali.
È senza alcun dubbio un tema da affrontare per sensibilizzare la società: spesso le donne non si rendono conto di subire una violenza economica. Parlare di questi temi può far acquisire una maggiore consapevolezza ed è il primo fondamentale passo per la risoluzione del problema.