Mettere al centro il know-how dei lavoratori e delle lavoratrici che addestrano i sistemi di Intelligenza Artificiale. È questo uno dei punti più interessanti emersi da uno studio condotto dalla Fondazione Giacomo Brodolini e presentato oggi in Senato, su iniziativa del Senatore Questore Antonio De Poli. La ricerca nasce da un’osservazione tanto semplice quanto carica di conseguenze: se la conoscenza delle persone contribuisce ad addestrare agenti IA che migliorano i risultati dell’impresa, allora – come spiega Maria Laura Fornaci, coordinatrice dell’Osservatorio Future of Workers della Fondazione Brodolini – “bisogna interrogarsi su come una parte del valore da essi generato potrà essere redistribuito a lavoratori e lavoratrici che li hanno allenati”.
Fiducia sì, ma con riserva
Le domande che l’Osservatorio pone al legislatore nascono da un’indagine condotta su 474 persone, che approfondisce il legame fra le persone e i sistemi di IA. Come spiega Paolo Gubitta, dell’Università di Padova e coordinatore dello studio, i dati raccontano un rapporto ambivalente: il 52% dei knowledge workers considera elevata l’affidabilità del lavoro svolto dall’IA, ma questa percentuale scende al 32% quando alla macchina vengono affidati compiti più complessi. Non stupisce, quindi, che il 71% degli intervistati chieda comunque di rivedere con il proprio giudizio il risultato proposto dall’agente IA, e che il 62% ritenga l’intervento umano determinante per la qualità della decisione finale. Il messaggio che arriva dai lavoratori è chiaro: anche quando ci si fida della macchina, si continua a chiedere un presidio umano sul processo e sulla validazione dei risultati.
Le domande aperte
Proprio da qui nascono gli interrogativi più delicati sollevati dal survey. Cosa succede quando una persona resta responsabile del risultato, ma controlla sempre meno il processo attraverso cui quel risultato viene prodotto? Chi risponde in caso di errore? E se il sapere dei lavoratori e delle lavoratrici contribuisce a migliorare gli agenti IA – diventando così una sorta di “capitale catturato” – in che modo questo patrimonio di conoscenze può essere tracciato ed economicamente riconosciuto?
È su questo punto che il Senatore De Poli ha posto l’accento con maggiore forza: “Se è vero che il 79% dei workers ha fiducia nell’Intelligenza Artificiale, è altrettanto vero che il 90% di loro rivendica un riconoscimento economico quando il sistema dell’IA si alimenta grazie al know-how della persona”.
Una sfida per le Risorse Umane
Con l’Intelligenza Artificiale, il mercato del lavoro è destinato a subire cambiamenti profondi, e sarà una sfida che coinvolgerà direttamente anche le direzioni Human Resources delle imprese. In questo scenario, sottolinea ancora Fornaci, “l’AI literacy è la condizione necessaria e sufficiente per esercitare davvero giudizio, autonomia e controllo rispetto alla macchina”.
Se il capitale conoscitivo delle persone verrà sempre più “catturato” dalle macchine, sarà indispensabile capire come governare questo processo. Anche per questo, come ricorda Manuelita Mancini, direttrice della Fondazione Brodolini, “la ricerca è fondamentale per anticipare i problemi” – prima ancora che per risolverli.
E forse, in questa prospettiva, trova senso anche la domanda che chiude l’incontro, provocatoria solo in apparenza: gli agenti IA ci aiuteranno a pagare le pensioni?
















