Forse l’inflazione Usa non è così transitoria
Jerome Powell, presidente della Federal Reserve

“Indicando che due rialzi dei tassi potrebbero essere opportuni nel 2023, senza modificare le prospettive a medio termine, la Fed ha mostrato una tolleranza all’inflazione molto inferiore alle attese; almeno parte del picco di quest’anno contribuirà all’l’inflazione media a cui mira la Fed e il tasso core del 2,1% previsto per il 2022 e il 2023 si qualifica già per il lieve superamento a cui punta la banca centrale”. Il commento di Paolo Zanghieri, senior economist di Generali Investments

Alla fine, la Fed ha fornito un chiarimento cruciale della sua nuova strategia, senza prendere un impegno troppo forte: il primo rialzo nei tassi è previsto tra due anni, un tempo molto lungo. La svolta della Fed si basa anche su una maggiore fiducia in una ripresa forte e soprattutto con forte creazione di nuova occupazione nei prossimi due anni.

L’incertezza sull’inflazione rimane ma, con una rassicurazione più marcata che la Fed non lascerà sfuggire il controllo dell’inflazione, l’attenzione tornerà sul lato reale dell’economia. L’attività privata si dimostrerà abbastanza forte da sostituire lo stimolo fiscale, dovuto a un rapido ridimensionamento nella seconda metà dell’anno?

Sarà fattibile l’obiettivo di tornare al 3,5% di disoccupazione e ridurre i divari di opportunità di lavoro di cui soffrono le minoranze? Il nostro scenario di crescita sostenuta consentirà alla Fed di alzare i tassi a metà del 2023, ma gli investitori dovrebbero rimanere vigili sul fatto che i rischi al ribasso per la crescita non sono scomparsi.