Innanzitutto il successo elettorale è quasi simultaneo: entrambe le sindache sono state riconfermate per il secondo mandato consecutivo. Siamo nell’intorno medio del 60% di consenso: la Elke Carr, a Graz, al secondo mandato è passata dal 59% al 65%, la Katia Tarasconi a Piacenza ad oltre il 70%… Effetto primario, le destre sono annichilite e bloccate.
Quindi le due sindaco piacciono e piace la loro politica che si consolida nel tempo. Sono entrambe a sinistra, la Carr con il partito comunista, la Tarasconi con il Pd, con un’impostazione politica riformista, e… sono entrambe donne; la cultura politica di riferimento è quella del mondo managerial-politico baltico dominato da leadership femminili di sinistra.
Una simmetria non solo sull’identità simbolica ma anche nel metodo di governo: un ascolto approfondito e costante dei cittadini e dei loro bisogni, una declinazione antideologica del programma di governo, un rapporto pragmatico e fattuale, un intervento nella contingenza ma anche nella visione dello sviluppo della città e del territorio.
Poche cose selezionate, l’idea fondamentale è quella di lavorare sull’agenda setting dei problemi.
Così la Carr si è concentrata sul problema della casa: casa per tutti con agevolazioni finanziarie di tutti i i tipi… con un rapporto di alleanza con soggetti privati (soprattutto finanziari). Poi il sostegno alla politica energetica innovativa a basso costo: Graz è una delle città più “elettriche” del mondo.
Inoltre una politica attenta ai servizi per tutti, mirati soprattutto a sostenere la comunità ma anche la mobilità delle popolazioni studentesche ospiti. L’università di Graz è in costante crescita e porta studenti da tutto il mondo. Infine un welfare culturale. Graz ha aperto da non molto uno dei più bei i musei d’arte d’Europa: la politica del comune è quella di favorire al massimo (con tariffe scontatissime e agevolazioni di tutti i tipi) la partecipazione di tutta la popolazione, anche quello più anziana e più disagiata.
Dalle Alpi nord est alla pianura padana, la Tarasconi ha sviluppato progetti di riqualificazione di ampi spazi delle Piacenza allargata, puntando ai servizi e allo sport per tutti. Piscine, campi di tennis, campi d’atletica e di calcetto, affiancando al poli sportivi luoghi di cura, centri sanitari, aree per i bambini e le loro famiglie, luoghi per mostre, manifestazione d’arte e di cultura.
L’idea di questo progetto è quella di portare la comunità, e magari qualche flusso dall’esterno, giovani, anziani, famiglie e bambini, a vivere all’aperto o in contesti pubblici usando il proprio tempo per “fare” attività le più varie in un ambiente “verde e sostenibile” che si apra verso la bella campagna del piacentino. Anche a Piacenza, come a Graz, il riferimento all’università è rilevante: un luogo attrattivo, che porta giovani in città, ma crea anche un’infrastruttura di conoscenza utile a sviluppare ricerche e sviluppo e situazioni di dialogo sociale.
Il progetto dal punto di vista territoriale è il più articolato e grande d’Italia e uno dei più significativi d’Europa… A questo welfare territoriale si affianca quello della valorizzazione delle strutture sanitaria e culturali. La sindaca è stata premiata recentemente negli US a San Francisco per la cura con cui tutela il grande patrimonio archeologico di Piacenza, a cominciare dai reperti etruschi. Strategie che si concretizzano velocemente (2/3 anni per il piano) e privilegiano, come a Graz, un rapporto costruttivo ed efficace con i privati, dalle banche alle imprese.
Il coinvolgimento dei privati, in entrambe le situazioni, è favorito dalla capacità delle amministrazioni comunale di bypassare, grazie alla cultura localistica che è loro propria, i vari impedimenti burocratici.
Ma la vera garanzia è la credibilità e la capacità manageriale proprie alle due sindache. Per chi conosce queste situazioni sa che lì si fa molto e si parla poco, in una prospettiva pragmatica che vede al centro un dialogo costante delle sindache direttamente con i cittadini: poche intermediazioni, social al minimo, giornali usati a bassa intensità: molti incontri e partecipazione. Questo “taglio comunicativo” è proprio ad entrambe le sindache e costituisce la base di quell’empatia che è la base comune del loro consenso.
Ma le simmetrie vanno molto più in là. Riguardano la comune visione che i territori una volta periferici ora possono essere il cuore di sviluppo. Riguardano la comune visione che non bisogna aspettare ma occorre essere proattivi cercando collegamenti e alleanze: combinazione di risorse pubbliche e private: la Tarsconi per lo sviluppo infrastrutturale del terriorio, la Carra per la casa. Riguardano la comune visione dell’università, anche periferica, come centro di attrattività e di alleanze per la ricerca e lo sviluppo di quel territorio. Riguardano il fatto che sia a livello amministrativo che politico si deve prescindere da subalternità al centralismo. E riguardano il fatto che per il fare bisogna assecondare, e questo è tutto “femminile”, il fare con “dolcezza” rispetto al conflitto antagonista.
Una bella lezione di nuovo riformismo e di nuova politica per chi centralmente chiacchera d’altro e che magari non sa di queste due sindache che nelle classifiche specializzate e “terze” vengono considerate la migliore del mondo e la migliore d’Italia.













