di Pietro Bracco*

Stiamo vivendo un momento epocale che non accadeva dagli anni ’70: la riforma del sistema tributario nella sua interezza. Ad agosto 2023 è stata approvata la legge delega n. 111 e ora il Governo è all’opera per predisporre tutti i decreti delegati. Attualmente siamo a 8 decreti approvati in via definitiva e 4 all’analisi delle Commissioni parlamentari. Ogni volta che si passa attraverso una riforma fiscale si spera sempre di avere un Fisco amico, chiaro e pro-cittadini, e un contribuente che non vede l’ora di pagare le tasse. Certo, queste aspettative non saranno mai rispettate appieno perché le posizioni dei soggetti coinvolti, nel sentire comune, sono contrapposte.

Questa contrapposizione, però, deve essere smorzata sempre più attraverso un cambio culturale che permetta di riferirsi a un concetto unitario di Stato, il quale è composto contemporaneamente da legislatore, pubblica amministrazione e cittadini. È necessario che tutti si sforzino di guardare a cosa servono le imposte: ai servizi necessari per far girare il nostro Stato. I contribuenti, quindi, devono capire che evadere vuole dire togliere soldi dalle loro tasche, la PA che non ha davanti evasori ma cittadini a cui dare conto di come vengono spesi i propri soldi e il legislatore che un linguaggio chiaro e semplice aiuta tutti.

A questo punto, vediamo, in estrema sintesi, quali sono i passaggi di questa riforma che cercano di rispecchiare le aspettative, andando oltre la riduzione dell’Irpef.

La prima cosa che salta agli occhi è la ricerca di un dialogo preventivo tra i due lati della barricata. Per i contribuenti medio-piccoli, abbiamo l’introduzione del concordato preventivo. Fisco e imprese possono decidere insieme le imposte da pagare per due anni sulla base delle risultanze del passato. Molti hanno tacciato la nuova disposizione come un regalo agli evasori. Ebbene, da tecnico, vi dico che questo non è. Ci sono clausole di salvaguardia e, nel caso in cui il contribuente non sia stato sincero, l’accordo salta.

D’altro canto, per gli operatori più grandi, si punta con sempre maggiore forza sulla cd. cooperative compliance; lo strumento che prevede uno stretto dialogo tra contribuenti e Agenzia delle entrate dove, a seguito di uno sforzo di organizzazione e di trasparenza dei primi, lo Stato offre riduzione di tempi di accertamento, scudo penale e promessa di collaborazione e risposte.

Passi in avanti vengono fatti anche nella fase patologica del confronto. Da ora in avanti i verificatori sono obbligati ad avere un approfondito contradditorio prima di emettere qualunque atto; pena la sua nullità. Viene, poi, rafforzato l’obbligo di motivazione degli atti impositivi, anche mediante l’indicazione delle prove su cui si fonda la pretesa.

L’Agenzia è ora tenuta ad annullare gli atti viziati da errori manifesti. Su questo, a mio avviso, si sarebbe potuto spingere un po’ di più ma apprezziamo il primo passo.

Particolarmente rilevate, inoltre, è la riduzione delle sanzioni, che ormai in Italia erano sproporzionate fino a essere, in alcuni casi, cassate dalla Corte di Giustizia dell’UE. È difficile, in queste poche righe, fare un elenco puntuale delle modifiche. Basti dire che in materia di imposte sui redditi e Iva la riduzione è di un terzo (da 90% a 60%).

La riforma prevede poi una serie di semplificazioni sugli adempimenti che agevolano la vita dei contribuenti.

Insomma, passi se ne stanno facendo. Cerchiamo di essere positivi e vedere anche il non scritto di questa riforma: una ricerca di semplicità e di dialogo.

* Presidente del Comitato Tecnico ANDAF Fiscale