I nuovi lokckdown anti-Covid decisi dal governo cinese un po’ ovunque stanno coatando al paese 46 miliardi di dollari al mese. Tanti anche per il colosso asiatico. Ma che sta succedendo a Pechino?

La Cina è stata una delle più grandi storie di successo del 2020, vista la capacità di bloccare velocemente il Covid, addirittura sul nascere, e far tornare le aziende a funzionare subito. Ma mentre il resto del mondo sta imparando a convivere con il virus, la Cina si attiene a quelle tradizionali armi no-Covid: il governo ha chiuso le città da Shanghai a Shenzhen, al primo segno di un’epidemia. Il fatto è che gli economisti stimano che la politica di tolleranza zero adottata dal governo taglierà circa il 3% della sua crescita economica ogni mese, finché durerà. E se le politiche più rigide sul restare a casa si diffondono nelle città di tutto il paese, l’impatto potrebbe raddoppiare.

Ora è evidente che quello che succede in Cina non rimane in Cina. La politica sembra che stia già pretendendo il suo pedaggio: i dati usciti questa settimana hanno mostrato che il settore manifatturiero cinese – un motore chiave della crescita economica della Cina – è cresciuto più lentamente questo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. E se ancora più fabbriche finiscono per chiudere al primo sussurro della malattia, la produzione potrebbe finire per bloccarsi del tutto. Questo colpirebbe anche noi tutti: la Cina è il più grande produttore manifatturiero del mondo, e qualsiasi rallentamento potrebbe far salire ancora di più i prezzi dei nostri prodotti preferiti.