Lo spazio che i media italiani stanno dando ai no-vax fa discutere

“Un uomo morde un cane”: sarebbe questa, secondo i luoghi comuni del giornalismo tradizionale, la “notizia” per antonomasia. Ovvero un fatto che ribalta l’ovvio, che fa saltare il consueto. Di regola sono i cani a mordere gli uomini; quando capita il contrario, fa notizia. Tutto chiaro, tutto pacifico finchè si cazzeggia. Quando però si pretende di trasformare l’uomo che ha morso il cane in un interlocutore politico, quando lo si edifica come maitre-à-penser, quando lo si contrappone al grande etologo che studia i comportamenti degli animali o al grande allevatore di cani da guida per non vedenti, be’: non fa più notizia, fa schifo. E’ quello che purtroppo molti media hanno fatto con i no-vax. Parlarne, come non farlo? Sono una presenza fortunatamente marginale nella società – o almeno: sono pochi i predicatori del no-vax con “dignità di media” – ma purtroppo ci sono ed è importante conoscerli se non altro per cercare di convincerli e di salvargli la pelle: ma tanti mezzi di comunicazione ne hanno fatto dei testimonial di rango pari a quello degli immunologi, dei virologi, degli scienziati e di tutti coloro che parlano del Covid, magari anche male e fuori tono, ma per lo meno con uno straccio di cognizione di causa. Adesso che alcuni di questi ideologi del rifiuto del vaccino iniziano a morire di Covid, questa demenziale par-condicio dell’aver dato loro una visibilità assolutamente sproporzionata alla consistenza del fenomeno si aggrava, si impregna di voyeurismo, e tutti a chiedersi le loro ultime parole, e quant’era irriducibile e che eroe romantico era…Torna in mente con qualche rimpianto quella controversa “Pubblicità progresso” del 1982, un secolo fa, che diceva: “Comincia dalla prima sigaretta il lento suicidio dei coglioni”. O quel corsivo di Michele Serra che paragonò nel 2000 i fumatori incalliti e arroganti ai giovanotti pazzi di Pamplona che ogni estate rimangono infilzati nelle corna dei tori. E diciamolo: chi fuma avvelena anche noi, ma soprattutto se stesso. Chi affronta i tori a piedi scalzi ancor di più. Invece chi non fa tutto quanto in suo potere per evitare il contagio o almeno la malattia grave, oltre a nuocere a se stesso nuoce a tutti gli ammalati di tumore o i cardiopatici che non vengono curati perché gli ospedali scoppiano e nuoce soprattutto a tutti coloro che contagerà. L’aveva ben detto Draghi, qualche mese fa: “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi qualcuno, qualcuno muore”. Ricordiamocelo: parlare dei no-vax come di un problema, è informazione. Parlarne come di un fenomeno che richiede rilievo e attenzione nel merito di quel che afferma, addirittura contrapponendoli alla scienza ufficiale, dandogli nei media molto più spazio di quanto hanno nella società, è da irresponsabili.