L’intelligenza artificiale è pericolosissima, ma la stupidità naturale fa già danni gravissimi, compreso quello di prendere sul serio i finti appelli alla regolamentazione che i “guru” del settore ripetono da tre anni!
Immaginatevi Cristiano Ronaldo che invochi: “Troppa violenza negli stadi, chiudiamoli!”. O Kimi Antonelli che strepiti: “Assurda una Formula 1 oltre i 300 all’ora, limitiamo la velocità ai 90!”. O Sinner che piagnucoli: “Con questi servizi a 220 all’ora il pubblico si rovina la vista, rallentiam!”. Assurdo, no? Impensabile!
Ebbene, è quel che sta succedendo in questi giorni, e che l’opinione pubblica prende sul serio, con l’appello di questi quattro irresponsabili e avidissimi tecnocrati dell’Ai che hanno strepitato tutti insieme, guarda il caso, per ottenere due risultati, puntualmente raggiunti, di segno esattamente opposto, al fine cioè di continuare a rare indisturbati i loro comodi.
Il primo scopo reale di questi appelli ipocriti era politico, cioè di far dire a Donald Trump – che è un loro beniamino, se non addirittura un loro pupazzo – quel che impedirà qualsiasi frenata nello sviluppo dell’AI: “Non fermeremo un bel niente, per non lasciarci superare della Cina: in questa partita, chi vince vince tutto”.
Il secondo scopo occulto di questi impostori è finanziario. Questi guru della loro tasca, hanno tra le mani una tecnologia realmente innovativa, ma ne hanno gravemente sottovalutato i costi: non solo quelli gravissimi sul piano sociale, che essendo dei farabutti non considerano nemmeno (licenziamenti a raffica, quantificati da Bill Gates nel 60% dei posti di lavoro, se gli Stati sapranno contenere guai ancora più gravi!); ma hanno sottovalutato proprio i costi economici, perché il boom di questi sistemi comporta appunto costi stratosferici di energia e investimenti pazzeschi in data center, tanto che la Borsa si chiede oggi se questa montagna di soldi potrà mai fruttare il necessario utile (cioè iperuranico); e su questa domanda senza risposta, le valutazioni drogate di queste aziende in Borsa hanno cominciato a frenare, il che offende la tasca e soprattutto l’ego smisurato di questi psicopatici. Ora è chiaro che se io – “guru” dell’Ai – mi muovo in un contesto allucinato com’è oggi Wall Street – che come lo squalo bianco se si ferma muore – devo dare ogni giorno al mercato ragioni per fare previsioni sempre più rialziste: e allora dire che la mia tecnologia è ancora più potente di quel che si pensa, al punto da minacciare la vita stessa dell’uomo, significa solo, per questi ignobili, aggiungere all’attrattiva rappresentata dagli utilizzi civili di queste tecnologie anche l’attrattiva degli utilizzi militari.
Questa menata degli appelli alla regolamentazione va avanti in realtà da tre anni ed è una foglia di fico paracula con cui questi soggetti inqualificabili stanno gestendo l’esigenza di risultare graditi anche alla piccola frangia di popolazione non ancora del tutto rimbambita e ancora in grado di opporsi. Pura facciata per farsi apprezzare, insomma, palla alzata alla schiacciata di Trump, che di questa genìa è, ripetiamolo, figlio legittimo. E aggiottaggio in Borsa.
E poi, ancora una cosa: ricordiamoci che l’America è un Paese senza legge (per come intendiamo noi la legge, salvo poi disapplicarla, ossia come tutela della giustizia). In America le regole si comprano e si vendono. Meta è sgusciata da una batosta giudiziaria che avrebbe potuto portarla alla chiusura – il che sarebbe stato un gran bene per l’umanità! – al modicissimo costo del 2% dell’utile per un po’ di anni, accettando di pagare comunque 17 miliardi pur di non ammettere di aver deliberatamente costruito algoritmi capaci di indurre dipendenza patologica nei ragazzi: quindi la colpa c’era eccome, altrimenti avrebbe affrontato il giudizio cercando di confutare le accuse, e ha pagato quei soldi per poter evitare di ammettere le proprie colpe, limitandosi a promettere di ridurre ma solo a propria discrezione le operazioni potenzialmente capaci di suscitare dipendenza. E’ chiaro quale abietta visione del mercimonio della verità si cela in quest’approccio negoziale?
Ecco: in America è sempre così. Quindi non illudiamoci: le grida d’allarme di questi qua sono in parte giochi di Borsa, in parte assist politici contro la Cina – che temono come il fumo negli occhi perché è indipendente da loro sul piano tecnologico ed è più avanti di molti – e in parte sono paraculismo di lupi che si travestono da agnelli.
NOTA BENE: a seguire pubblichiamo un riepilogo, realizzato con l’ausilio di Google e di 3 diversi sistemi di Ai, di tutte le uscite pubbliche dei “padri dell’Ai” fatte negli ultimi 3 anni e mezzo al finto scopo di invocare regole. Una gnagnera che va avanti imperterrita, intanto che le loro aziende fanno a gara a chi si porta più oltre e, per questo, riesce a valere di più in Borsa. Da notare che questa gentaglia finge di essere compatta nel chiedere regole, ma appena si profila il rischio che qualcuno (non la Casa Bianca!) li prenda sul serio, subito si dividono sul “cosa fare” per creare confusione e mandare tutto all’aria.
Le regole chieste dai capi dell’AI — cronologia essenziale
22 marzo 2023 — Lettera “Pause Giant AI Experiments” del Future of Life Institute: moratoria di sei mesi oltre GPT-4, e intanto autorità di regolazione, certificazioni e audit, responsabilità legale, provenienza dei contenuti, istituzioni per gli effetti economici. Firmano Musk, Bengio, Russell, Wozniak, Tegmark e ricercatori DeepMind; oltre 30 mila adesioni. Non firmano OpenAI, Altman e Amodei.
16 maggio 2023 — Altman al Senato Usa: regolazione «cruciale». Chiede agenzia federale, licenze obbligatorie sopra soglie di capacità, test di sicurezza pre-rilascio, verifiche indipendenti, revoca della licenza, obblighi per modelli capaci di manipolare, autopropagarsi o costruire armi biologiche. Libera la ricerca sotto soglia. Nasce il paradosso del leader che chiede allo Stato di limitarlo.
22 maggio 2023 — Altman, Brockman e Sutskever, “Governance of Superintelligence”: un’agenzia internazionale sul modello Aiea, con ispezioni, audit, limiti a potenza e diffusione, standard di cybersicurezza. Esclusi AI ordinaria e open source sotto soglia; giudicata impraticabile una moratoria mondiale.
25 maggio 2023 — OpenAI avvia esperimenti di partecipazione pubblica alle regole: le decisioni sui sistemi più potenti non possono restare solo alle aziende. Complemento, non sostituto, della legge.
30 maggio 2023 — Dichiarazione del Center for AI Safety sul rischio di estinzione, da equiparare a pandemie e guerra nucleare. Firmano Altman, Dario e Daniela Amodei, Hassabis, Hinton, Bengio, Sutskever, Gates, Kevin Scott, Russell e ricercatori di OpenAI, DeepMind, Anthropic, Microsoft.
Giugno 2023 — OpenAI, Anthropic e Google DeepMind concedono al governo britannico accesso anticipato ai modelli: embrione degli AI Safety Institutes e del principio che il produttore non giudichi da solo la sicurezza del proprio prodotto.
25 luglio 2023 — Dario Amodei al Senato: test obbligatori sui modelli di frontiera, soglie su calcolo e capacità, valutazioni Cbrn, standard comuni, obblighi di comunicazione, regolazione flessibile. Non fermare tutta l’AI, ma colpire i pochi modelli davvero potenti. Nella stessa audizione Bengio avverte che la tecnologia corre più della politica e indica quattro aree (accesso, disallineamento, potenza di calcolo, autonomia d’azione), fino a proporre il divieto dei sistemi non dimostrabilmente sicuri. Presente anche Russell.
Settembre 2023 — Anthropic vara la Responsible Scaling Policy, ispirata ai livelli di biosicurezza: più capacità, più vincoli, fino alla sospensione. Amodei la propone come modello per la futura legge.
13 settembre 2023 — AI Insight Forum di Schumer, a porte chiuse: Altman, Musk, Zuckerberg, Pichai, Nadella, Gates, Huang, Krishna, Anthropic, sindacati, società civile. Tutti alzano la mano sul ruolo del governo, poi le strade divergono: Musk chiede un “arbitro” federale come per aviazione, auto e alimenti; Altman insiste sui sistemi più potenti; Zuckerberg accetta standard e trasparenza ma frena su licenze e controlli preventivi.
1-2 novembre 2023 — Bletchley Park — Con Altman, Amodei, Hassabis e Musk nascono la Dichiarazione, gli AI Safety Institutes e il principio dei test indipendenti. Hassabis invoca lo sforzo congiunto fra governi, industria e società civile; Amodei chiede allo Stato la capacità tecnica di misurare e sorvegliare i modelli.
2023-2024 — Hinton, uscito da Google nel maggio 2023: la concorrenza impedisce di rallentare da soli, solo la legge può obbligare tutti a investire in sicurezza. Chiede ricerca obbligatoria sulla sicurezza, responsabilità delle aziende, controlli sui sistemi autonomi, cooperazione internazionale, interventi su disinformazione, armi e sostituzione del lavoro. Più radicale di Altman: vuole incidere sul ritmo della ricerca, non solo sul mercato.
21 maggio 2024 — Seul — Sedici imprese (OpenAI, Anthropic, Google, Microsoft, Meta, Amazon, xAI e altre) firmano i Frontier AI Safety Commitments: risk management pubblico, soglie di non sviluppo, valutazioni indipendenti, protezione dei pesi, trasparenza, ruolo dei governi nel fissare le soglie. Impegni volontari, presentati come premessa di regole vincolanti.
2024 — SB 1047 in California — La prova del nove: Musk la appoggia pur avendo xAI, con Hinton e Bengio; Anthropic condivide l’obiettivo ma contesta l’ampiezza delle responsabilità; OpenAI si oppone rinviando al livello federale; Meta e gran parte della Silicon Valley fanno lobby contro. Veto del governatore Newsom. Molti invocavano “una” regolamentazione, pochi quella concreta.
2024-2025 — Anthropic, “The Case for Targeted Regulation”: legge federale semplice e uniforme sui soli rischi catastrofici dei modelli di frontiera — piani di sicurezza, trasparenza sulle valutazioni, segnalazione degli incidenti, test bio e cyber, soglie aggiornabili, nessuna licenza generalizzata. Settembre 2025: sostegno al California Transparency in Frontier AI Act (SB 53), versione più praticabile della SB 1047.
Hassabis, posizione costante — Istituzioni internazionali per l’AI di frontiera, test indipendenti pre-rilascio, governance ispirata a Ipcc, Cern e Aiea; favorevole alla regolazione globale ma contrario a una sospensione generale della ricerca. A Bletchley appoggia l’AI Safety Institute britannico.
















