“Fuori c’è la fila”, “qui nessuno è indispensabile”. Erano alcune delle frasi che, in passato, moltissimi hanno sentito. Forse qualcuno le sente ancora, ma qualcosa è fortunatamente cambiato. È quanto è emerso dal webinar “Talent Trends: la rivoluzione invisibile” organizzato da Economy Group e PageGroup per condividere alcune strategie per ingaggiare e gestire i talenti e che ha coinvolto Francesca Caricchia (senior executive director di PageGroup), Laura Colamartino (Emea HR director di Pentair), Francesca Cottini (senior manager di Michael Page), Alessandro Montanari (chief people officer e membro direttivo di AIDP).
Talent Trends 2023, l’ultima indagine mondiale di PageGroup. Lo studio, condotto su un campione di circa 70.000 (quasi 6.000 in Italia) lavoratori in 37 mercati del mondo, ha dipinto un quadro molto chiaro che non possiamo più trascurare: è in atto una rivoluzione culturale del lavoro che ribalta il paradigma e, forse per la prima volta, mette i talenti migliori in posizione di vantaggio.
Il mercato del lavoro sta diventando sempre più candidate-driven e le aziende – se non vogliono perdere le risorse migliori – non possono non considerare questo nuovo paradigma che sta radicalmente cambiando le strategie di talent retention. La loyalty aziendale, infatti, ha perso appeal: in Europa, la maggior parte dei dipendenti è aperta a valutare nuove opportunità di carriera, indipendentemente dall’età, dal sesso, dal ruolo attuale e dal settore. Il 92% degli intervistati in Italia prenderebbe in considerazione l’idea di cambiare lavoro e il 59% lo sta cercando attivamente.
L’attenzione verso la vita privata e la necessità di flessibilità sono notevolmente aumentate e questo ha fatto sì che la fedeltà nei confronti dei datori di lavoro quasi non esista più, o comunque sia ormai un’eccezione. Oggi i professionisti specializzati possono valutare e confrontare più offerte, una situazione che raramente si verificava in passato. Le persone non si aspettano più di rimanere a lungo nella stessa azienda e vogliono che il loro datore di lavoro pianifichi e condivida un percorso di carriera che permetta alla loro professionalità di evolversi e crescere. Altrimenti non esitano a cercare alternative che considerano più valide e interessanti.
C’è, poi, una grande contraddizione: le persone sono portate a cambiare anche se sono soddisfatte del proprio ruolo o della propria azienda. L’apertura dei dipendenti italiani al cambiamento non è dovuta solo all’insoddisfazione per il proprio lavoro, anzi: il 37% intervistati è infatti soddisfatto delle proprie mansioni e 1 su 2 del proprio anche dello stipendio attuale. Tuttavia si è disposti a cambiare per cercare opzioni migliori (solo l’8% degli italiani non si farebbe tentare da questa opportunità).
Si tratta di una tendenza che può sorprendere i datori di lavoro e che ci ribadisce come sia sempre più difficile attrarre e, soprattutto, trattenere i talenti, anche quelli soddisfatti. I dati dimostrano che nella coscienza collettiva è avvenuto un profondo cambiamento nei confronti del rapporto con il lavoro, che non rappresenta più una priorità e/o una fonte di realizzazione personale. I professionisti di oggi desiderano un equilibrio tra lavoro e vita privata molto più concreto e sono alla ricerca di esperienze e opportunità per acquisire competenze, piuttosto che un lavoro a lungo termine.
Cosa spinge i candidati a cambiare? La retribuzione resta certamente il driver del cambiamento. In questo nuovo mercato del lavoro, lo stipendio rimane la motivazione che più influisce nella scelta: i candidati, soprattutto in un momento come quello attuale, si aspettano una retribuzione equa e commisurata alla loro esperienza e posizione. Il 57% dei professionisti dichiara che il pacchetto retributivo è l’informazione più rilevante in un’offerta di lavoro. Diventa prioritario, dunque, rivedere costantemente le retribuzioni per allinearle alle medie dei ruoli e dei settori anche perché quasi il 90% non chiede un aumento di stipendio prima di dimettersi.
Fare carriera? Non è più una priorità! Ormai l’equilibrio tra lavoro e vita privata è la vera ambizione per i lavoratori italiani. Il work-life balance (“preferito” rispetto a una carriera di successo da 8 su 10) non è più negoziabile e la soddisfazione delle persone passa proprio da questo elemento (per il 56% degli intervistati in Europa e 59% in Italia). Solo il 27% degli italiani, però, rifiuterebbe una promozione se ritenesse che possa avere un impatto negativo sul proprio benessere (contro il 54% dei professionisti europei).
A questo si collega, infine, un altro aspetto che non è più un benefit, ma un must-have: la flessibilità – intesa come possibilità di orari flessibili (per il 71%) e di lavoro ibrido (per il 77%) – considerata fondamentale per i lavoratori di ogni fascia d’età.
Da questi dati appare evidente quanto oggi le persone mettano al centro il proprio valore e quasi nessuno è più disposto a sacrificare il proprio benessere che si ottiene sommando stipendio + crescita professionale + flessibilità, i tre pilastri su cui si devono costruire le strategie di talent retantion.

Per riguardare il webinar: https://www.youtube.com/watch?v=lCip57hPDBA