Lo Stretto di Hormuz torna a far tremare i mercati internazionali. La nuova escalation delle tensioni nell’area ha riportato sotto pressione il comparto energetico, facendo risalire il prezzo del gas europeo fino a sfiorare i 50 euro al megawattora. Un livello che, pur lontano dai picchi del 2022, riaccende i riflettori su inflazione, costi di produzione e bollette, proprio mentre l’economia europea cercava di consolidare la ripresa.

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Hormuz, il passaggio chiave dell’energia mondiale

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali snodi energetici del pianeta: attraverso questo corridoio marittimo transitano ingenti volumi di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL) destinati ai mercati internazionali. Le nuove tensioni geopolitiche hanno spinto armatori e compagnie energetiche a rivedere rotte e strategie operative, aumentando il rischio di ritardi nelle consegne e di ulteriori rialzi dei prezzi. Anche il Qatar, tra i maggiori esportatori mondiali di GNL, resta al centro dell’attenzione degli operatori.

Gas vicino ai 50 euro e mercati in allerta

Il contratto TTF di Amsterdam, riferimento europeo per il gas naturale, è tornato nell’area dei 50 euro/MWh, riflettendo le crescenti preoccupazioni degli investitori. Per il momento non si tratta di una nuova emergenza energetica, ma di un segnale che evidenzia quanto il mercato resti estremamente sensibile agli sviluppi geopolitici. Se la situazione dovesse protrarsi, l’aumento dei costi dell’energia potrebbe trasferirsi gradualmente sui prezzi di trasporti, beni industriali e servizi.

L’Italia parte da una posizione più solida, ma resta esposta

Sul fronte nazionale la situazione appare relativamente più favorevole grazie a livelli di stoccaggio superiori rispetto agli anni della crisi energetica. Questo riduce il rischio di carenze immediate nelle forniture, ma non mette il Paese al riparo dalle oscillazioni dei mercati internazionali. La crescente importazione di GNL e il peso delle forniture provenienti dagli Stati Uniti rendono infatti il sistema italiano più esposto alle dinamiche dei prezzi globali.

Inflazione: cresce il rischio, ma lo scenario resta aperto

L’eventuale impatto sui prezzi al consumo dipenderà soprattutto dalla durata della crisi. Se le tensioni nello Stretto di Hormuz dovessero prolungarsi per settimane o mesi, il rincaro dell’energia potrebbe alimentare una nuova fase di pressioni inflazionistiche. Alcuni analisti ritengono che, nello scenario più sfavorevole, l’inflazione possa tornare a crescere sensibilmente, ma al momento non esistono previsioni ufficiali che indichino un ritorno certo verso il 5%.