Economy 2025 a Milano, Marina Marinetti, condirettrice di Economy

Il Palazzo Reale di Milano ha ospitato la settima edizione di Herconomy, l’evento di Economy Group che riunisce professioniste, imprenditrici e rappresentanti del mondo finanziario per discutere di pari opportunità e leadership femminile nell’economia. L’edizione 2025, intitolata Pari ma dispari. Oltre le statistiche verso il cambiamento, si è concentrata sul divario economico che ancora separa uomini e donne in Italia, con dati concreti e storie che mettono in luce situazioni quotidiane di disuguaglianza.

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Marina Marinetti, condirettrice di Economy, ha aperto i lavori di Herconomy con l’intervento intitolato “Conti separati”, sottolineando come avere conti propri significhi molto più di gestione del denaro: è autonomia, capacità di scelta e sicurezza economica per le donne in ogni fase della vita. Marinetti ha esposto un quadro chiaro e diretto dello stato dell’arte italiano. I dati presentati raccontano un’Italia in cui l’indipendenza economica femminile resta fragile, e dove le donne, pur avendo ruoli attivi nel mercato del lavoro, si trovano spesso a dipendere finanziariamente dal partner.

Secondo Marinetti, circa il 65% delle donne italiane possiede un conto corrente, ma nella maggior parte dei casi si tratta di conti cointestati con il partner. Solo il 15-16% delle italiane dispone di un conto esclusivamente personale, mentre un 4,8% non possiede alcun conto, una condizione che si concentra soprattutto in realtà rurali, nelle isole, tra gli anziani o in piccoli centri urbani. «Mia madre, per esempio, finché mio padre era in vita, non aveva un conto personale», ha raccontato Marinetti, sottolineando come la gestione del patrimonio sia spesso vincolata a figure maschili.

Questa dinamica si riflette direttamente sulle decisioni finanziarie: solo un 25% delle donne prende decisioni autonome su possibili investimenti, e appena il 12,5% discute apertamente il proprio stipendio al momento dell’assunzione. Un dato che evidenzia come, nonostante la crescita professionale femminile, permangano barriere culturali e strutturali che limitano la piena autonomia economica.

Il confronto internazionale mette in luce il ritardo italiano: mentre in Germania e Australia solo il 5% delle donne dipende finanziariamente dal partner, e in Polonia il dato è del 9%, in Italia la percentuale sale al 21,5%. La maternità aggrava ulteriormente la disparità: circa il 30% delle donne lascia o perde il lavoro alla nascita del primo figlio, e tra quelle separate o divorziate fino al 60-90% si trova in condizioni di difficoltà economica.

Un altro tema centrale affrontato da Marinetti è stata la violenza economica, una forma di discriminazione ancora poco conosciuta ma estremamente diffusa. Il 49% delle donne dichiara di aver subito almeno un episodio di violenza economica nella vita, cifra che sale al 60% tra separate e divorziate, mentre nei centri antiviolenza si registra un 40,2% di violenza economica, con il 74% delle donne in condizioni di sofferenza economica.

“Lavorare qui è ciò che più è duro”, ha sottolineato Marinetti, facendo emergere il peso concreto della gestione delle risorse economiche quotidiane e il legame tra indipendenza finanziaria e possibilità di scelta nella vita personale e professionale.

L’intervento di apertura di Herconomy ha lanciato un messaggio chiaro al mondo imprenditoriale e professionale: non basta monitorare i numeri, bisogna tradurre le statistiche in strategie concrete di inclusione e di empowerment economico. Contratti, formazione, politiche aziendali e cultura organizzativa devono evolvere per garantire che le donne possano esercitare pienamente la propria autonomia finanziaria, accedere a investimenti e opportunità di crescita, e superare il divario ancora persistente nei ruoli decisionali.

Herconomy conferma così il suo ruolo come evento e piattaforma di riflessione e proposta: un’occasione per discutere dati, esperienze e buone pratiche, con l’obiettivo di trasformare le statistiche in azioni concrete che migliorino la parità economica in Italia.