Guerra aumentano mutui tassi interesse

La guerra in Ucraina sta comportando gravi conseguenze economiche su larga scala, con effetti che secondo molto analisti potrebbero protrarsi anche dopo la fine del conflitto. Oltre al costo della materie prime, il conflitto bellico in Europa ha contribuito anche ad increspare ancor di più l’aumento dell’inflazione, con il conseguente aumento dei tassi d’interesse e le sempre maggiori difficoltà che si potranno avere nel prendere un mutuo e nel ripagarlo.

Guerra in Ucraina, aumentano mutui e tassi d’interesse

L’incertezza economica sul futuro riguarda in particolar modo l’Europa e dunque l’Italia. In merito a tassi d’interesse e mutui, secondo quanto riportato da Il Fatto quotidiano, a metà dicembre 2021 in Italia l’indice a 20 anni era dello 0,30%, poco dopo lo scoppio della guerra era oltre l’1% (25 febbraio) per poi scendere più di recente allo 0,86%. Per Guido Bertolino, responsabile business development di MutuiSupermarket, lo scenario potrebbe ulteriormente peggiorare con i tassi d’interesse che sarebbero destinati a crescere almeno di altri 20-40 punti base in quanto calcolati sull’andamento del costo del denaro di febbraio 2022.

L’evidente situazione complicata sui tassi d’interesse e sui mutui diventa un pò meno tesa se la si guarda dal punto di vista degli interessi variabili. L’Euribor, ovvero il tasso di riferimento giornaliero che indica il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in euro tra le principali banche europee, non è mutato di molto dall’inizio del conflitto, rimanendo sempre intorno allo 0,53%. Secondo Bertolino, comunque, anche questo indicatore è destinato a salire con tassi attesi di 55 punti base più alti entro la fine del 2022.

C’è un aspetto poi da non sottovalutare, ovvero che l’Irs (indice di riferimento per i mutui a tasso fisso) aveva iniziato a salire ben prima dell’inizio della guerra in Ucraina, motivo questo che spinge a pensare che il conflitto abbia solo aggravato una situazione già di suo in divenire. Dalle analisi presentate è stato poi estromesso ogni possibile intervento di riforma in tal senso che potrebbe essere messo in atto dalla Banca Centrale Europea per provare a calmierare l’impatto del conflitto sui muti e tassi d’interesse.